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Il grembo della Tartaruga

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Quanto segue, è stato estratto dal diario personale di Agata Karmann, dottoressa e dipendente dell'ospedale psichiatrico "San Jürgen"di Wolfsburg.

Abbiamo a lungo discusso a riguardo... il contenuto del diario è a dir poco terrificante.

Siamo rimasti così sconvolti che molti di noi hanno incominciato a nutrire dei profondi dubbi non solo sulla psichiatria o sulla medicina, ma anche sulle note teorie di Darwin e sugli elementari concetti della realtà.

Noi siamo da sempre legati a questi studi e abbiamo cercato, come meglio potevamo, di rifiutare qualsiasi teoria che riguardasse sciocchezze come la percezione extrasensoriale e altre cose che non legano e non legheranno mai con gli studi psichiatrici.

Ma è difficile descrivere la paura che in questi giorni ci sta tormentando.

Il caso della dottoressa Agata Karmann è stato archiviato e nella cartella clinica il paziente viene descritto come un soggetto "schizofrenico e delirante"... nulla più.

Questa pochezza di dettagli ci fa sospettare che la dottoressa fosse a conoscenza di altre caratteristiche del soggetto e di non averle riportate nella cartella... o che la cartella stessa sia stata modificata successivamente.

La dottoressa viveva a stretto contatto con il paziente. Non c'era giorno che lei non avesse parlato o pensato a lui. Anzi, sospettiamo che la dottoressa abbia instaurato un rapporto talmente morboso con il paziente da condizionare gli ideali e la mentalità di Agata.

Una cosa è sicura, Hans Wernhard è il paziente più complesso che l'ospedale abbia mai ospitato e le le fotografie trovate sul letto dopo il decesso del paziente sono tutt'ora sotto analisi dai più grandi esperti dell'immagine e sono entrate a far parte dei più grandi misteri della terra.






14 ottobre 1992

Mi è stato assegnato un paziente nuovo. Si chiama Hans Wernhard, 36 anni, nato a Erlangen l'undici maggio del 1956. Hans è affetto da molti anni da una lieve forma di schizofrenia che lo ha portato ad abbandonare il suo mestiere (viveva ancora con i genitori e possiedono un panificio a Regensburg) e a trasferirsi qui al Wolfsburg. I genitori hanno portato qui alcuni dei suoi effetti personali. Uno di questi è una miniatura di un mulino a vento. Mi hanno detto che Hans avrebbe tanto voluto andare a vedere i mulini a vento. La casa di cura organizza solitamente delle brevi gite, ma per accontentare Hans bisognava aspettare la primavera. Oggi farà conoscenza con gli altri pazienti e domani inizieremo il primo colloquio.



15 ottobre 1992

Oggi ho parlato con Hans. In questi anni i genitori si erano presi tanta cura di lui. Non era pallido, era ben nutrito e riusciva a formulare bene quasi tutte le parole. A volte balbettava e scuoteva violentemente la testa, ma credo sia dovuto alla sua timidezza. Non aveva mai parlato con nessun'altra donna se non con sua madre e aveva paura di dire qualche sciocchezza. Oggi abbiamo parlato del suo argomento preferito: i mulini a vento. A lui piacerebbe andarli a vedere, ma quando gli dissi che saremmo andati tutti a vederli questa primavera, ci rimase molto male. Gli dissi che d'inverno c'erano tante cose da vedere. Il planetario, il museo della Volkswagen e il museo d'arte di Wolfsburg... tutti luoghi amati dai pazienti dell'ospedale. Ma Hans non piacque l'idea, voleva vedere i mulini a vento. Terminai il colloquio. Domani dovrò parlare con Hilla Guthard e per via di altri impegni per tre giorni non potrò parlare con Hans.



18 ottobre 1992

Oggi io e Hans abbiamo parlato del suo panificio a Regensburg. Hans sostiene che i suoi Bretzel siano i più buoni di tutta Regensburg. Mi ha pure detto che Eugen Glaubrecht crede che i suoi bretzel siano i più buoni di tutta la Germania, anche se non li ha mai provati. Hans sta facendo amicizia con Eugen, mi fa davvero piacere. Eugen raramente parla con qualcuno. Ma a quanto pare trova in Hans una persona amichevole con cui parlare. Hans andò in bagno una volta sola e quando terminai il colloquio mi sorrise e se ne andò salutando cortesemente.



25 ottobre 1992

Hans, Eugen e altri sette pazienti sono stati condotti nell'aula di disegno. Ho visionato e valutato un suo disegno.

550px Shading Step 8.jpg













Semplicemente magnifico. Non sapevo che Hans fosse così bravo a disegnare. Inoltre, credevo che un tratto così pulito fosse insolito per un soggetto affetto da schizofrenia... ma mi sbagliavo. Gli ho chiesto in prestito il disegno per farne una fotocopia.


30 ottobre 1992

Oggi i pazienti hanno preparato le zucche di halloween. Si erano tutti divertiti, tranne Hans. Hans ha preferito stare nella sua stanza da solo. Volli sapere il perché, mi disse che aveva paura delle zucche. Gli dissi che non c'era nulla di cui aver paura, ma non volle sentire ragioni. Rimase seduto sul letto senza dire nulla. Domani sera porteremo i pazienti in città e poi li faremo vedere un film.


1 novembre 1992 (ore 1:25)

Stasera i pazienti si sono tutti divertiti. Hans invece è rimasto nella sua stanza. Ora sta dormendo e domani ci parlerò.


1 novembre 1992

Hans non aveva un bell'aspetto. Aveva il volto pallido e balbettava frasi insensate. Gli chiesi il motivo della paura delle zucche... lui incominciò a sudare e a tremare. Terminai il colloquio e informai i genitori. Mi dissero che fin da bambino aveva paura di guardare dentro una zucca. La polpa e i filamenti che si creano all'interno lo hanno sempre angosciato. Inoltre non ha mai mangiato alcun alimento che contenesse la zucca. Domani parlerò con le cuoche e richiederò di non servire ad Hans niente che avesse la zucca. Comunque non avevo mai sentito parlare di una fobia del genere.


18 novembre 1992

Hans si comporta in modo strano. A tavola si è messo a ridere senza alcun motivo, spaventando gli altri pazienti e ha insultato il suo amico Eugen. Sono andata nella sua stanza e appena mi ha visto mi ha insultata definendomi con un termine non poco scortese. L'ho lasciato stare e ho parlato con gli altri medici. Domani avviseremo i genitori, se continuerà così mi consulterò con gli altri medici sul prescrivergli del risperidone o meno.


19 novembre 1992

I genitori sono perplessi. Non aveva mai avuto un comportamento così in casa. Mi hanno proposto di portarlo a vedere i mulini, per tranquillizzarlo. Purtroppo non posso, è una responsabilità dell'ospedale. Solo loro possono organizzare le gite, io posso solo limitarmi a conoscerlo, a parlarci e a valutare le sue condizioni. Come vorrei fare di più.


23 novembre 1992

Oggi Eugen Glaubrecht, il paziente con cui Hans aveva socializzato di più, è stato portato in infermeria. Aveva il muso gonfio, due occhi neri e un incisivo spaccato. Ha detto che è stato Hans a picchiarlo. Siamo andati da Hans e appena ci ha visti si è messo a piangere. Domani gli somministreremo un calmante, non ci dovrebbero essere effetti collaterali. Hans è cambiato nel giro di un mese, sono sconvolta. Che cosa lo tormenta?


29 novembre 1992

Stamattina abbiamo somministrato il calmante ad Hans. E' stato calmo per tutto il pomeriggio e la sera ha dormito tranquillo. Eugen è spaventato. Ci ha chiesto che cosa avesse Hans. Anche dopo essere stato malmenato, vuole ancora essergli suo amico.


3 dicembre 1992

Stamattina mi hanno riferito che Hans ha passato tutta la notte ad urlare e a dimenarsi. Ha svegliato tutti i pazienti e quando sono arrivata, alle 8:30, gli avevano già iniettato da quattro ore un sedativo. Ha dormito tutto il giorno.


4 dicembre 1992

Stanotte Hans ha urlato ancora ma è stato sedato ancora. Almeno dorme tranquillo. Saranno due settimane che non parlo in privato con lui. In settimana organizzerò un colloquio.


6 dicembre 1992

Oggi ho parlato con Hans. Era in condizioni pessime. Era scarno e aveva le occhiaie. Gli chiesi che cos'era successo in queste due notti e che cosa aveva sognato. Lui non rispose...tremava e continuava a tirare su col naso. Gli chiesi ancora che cos'aveva sognato. Lui chinò lo sguardo e scoppiò in lacrime. Mi chiese scusa per come mi aveva chiamata nell'ultimo colloquio. Non voglio vederlo così. Vorrei tanto aiutarlo. Purtroppo non sono autorizzata, ma se lo fossi, lo porterei personalmente a vedere i mulini... perché potrebbero curare definitivamente Hans. Ne sono convinta. D'ora in poi, darò tutta me stessa per aiutare Hans.


8 dicembre 1992

Oggi i pazienti hanno preparato l'albero di natale. Si sono tutti divertiti e l'albero è bellissimo. In settimana porteremo i pazienti a comprare i regali di natale. Purtroppo Hans non è venuto. Un paziente mi ha detto di averlo sentito piangere tutto il giorno.


10 dicembre 1992

Oggi non sono andata all'ospedale, ma oggi pomeriggio mi hanno riferito che Hans ha pianto tutta la mattinata. Non riesce più a mangiare e a parlare. Credo sia opportuno iniziare la terapia del buspirone. Domani ne parlerò con gli altri dottori.


18 dicembre 1992

La terapia non funziona. I primi giorni avevamo incominciato con una dose di 3 mg, ma non hanno effetto. Oggi gli abbiamo somministrato una dose di 6 mg. Domani valuteremo le sue condizioni. I genitori sono disperati e i pazienti dell'ospedale sono preoccupati per lui.


22 dicembre 1992

Oggi quindici dei nostri pazienti sono tornati a casa per passare le feste dai propri familiari. Purtroppo Hans non potrà tornare a casa dai suoi, le sue condizioni, in poco più di quattro giorni, sono peggiorate. Ha perso 4 chili in due settimane e non mangia più. E quando i medici provano a nutrirlo forzatamente, vomita tutto il pomeriggio. Hans ha un problema molto grave e ci vorrà tutto l'impegno dei medici per curarlo.


25 dicembre 1992

Oggi sono andata a Berlino dai miei genitori a passare il natale. Le condizioni di Hans peggiorano di giorno in giorno e i suoi parenti temono il peggio.


26 dicembre 1992

Sono tornata all'ospedale e appena ho visto Hans mi è sembrato di stare davanti a un cadavere. Hans, il 14 ottobre, pesava 78 kg. Oggi ne pesa quasi 59 kg. E' scheletrico ed è pallido come un cencio. Non si muoveva e non sentiva più nulla. I medici gli hanno misurato la pressione. 95 mmHg la minima e 175 mmHg la massima. Hans rischia un infarto, lo abbiamo portato in ambulatorio e gli abbiamo somministrato immediatamente un antipertensivo. Siamo tutti spaventati.


29 dicembre 1992

Le condizioni di Hans sono al limite. I genitori sono venuti qui all'ospedale e appena lo hanno visto sono scoppiati in lacrime. Non possono vederlo in quello stato, dobbiamo fare di più, tutti dobbiamo fare di più.


1 gennaio 1993

Sono rimasti solamente nove pazienti nell'ospedale, ma tutti i medici hanno incentrato i loro sforzi su Hans. Ho contattato la direttrice sanitaria. L'ho supplicata di organizzare al più presto una gita al Muehlenmuseum, il museo dei mulini a Gifthorn. Mi ha detto che mi avrebbe fatto sapere in giornata.


4 gennaio 1993

La direttrice non mi ha fatto sapere più nulla, ma fortunatamente Hans si è ripreso. La pressione è tornata alla normalità e ha incominciato a muoversi. Siamo tutti entusiasti dei risultati e i genitori sono felicissimi. Non ci resta che continuare la terapia e sperare in meglio.


9 gennaio 1993

Hans ora può camminare, ha incominciato a parlare. Balbetta e farfuglia, ma almeno sta bene. Hans sta migliorando... e guarirà presto. E' solo questione di giorni. Prima l'ho visto guardare fuori dalla finestra seduto sul suo letto e con in mano il suo mulino in miniatura. Quando si sarà ripreso del tutto lo porterò a vedere i mulini. Solo i mulini lo possono salvare. Ho pianto tutta la notte. Sig è preoccupato... teme per la mia salute. Ho sentito dei passi per il corridoio... Erik mi ha sentita. Mio marito e mio figlio hanno paura... ma non devono preoccuparsi. E' solo che sono tre mesi che mi dedico totalmente ad Hans, trascurando me stessa. Ma mi riprenderò.


15 gennaio 1993

Alcuni dei pazienti che avevano lasciato l'ospedale sono ritornati, altri sono rimasti a casa. Appena hanno visto Hans si sono rallegrati, Hans ora sta bene... ma è ancora depresso. Mangia, cammina e dorme. Sono felicissima.


19 gennaio 1993

Alcuni pazienti sono venuti da me a confidarsi. Mi hanno riferito che Hans a volte si atteggia in modo strano. Dicono che Hans, in questi giorni, ha continuato a scusarsi e ad abbracciare pazienti e medici. Continuava a dire che gli dispiaceva...che gli dispiaceva di ciò che dovrà succedere. Poi mi hanno detto che a volte vedono Hans piangere sul suo letto... anche mentre dorme. I pazienti e i medici sono spaventati. Quei farmaci non avevano mai mostrato effetti collaterali nei pazienti... ho un brutto presentimento.


21 gennaio 1993

Hans è tornato nell'aula di disegno. Quando visionai i suoi disegni mi aspettai dei magnifici mulini... e invece ciò che vidi mi spaventò.


Disegno2.png









Disegno3.png












Disegno1.png









Che cosa gli è preso? Che cosa ha sognato in queste notti?


28 gennaio 1993

Oggi ho avuto l'occasione di parlare con Hans. Durante il colloquio lui mi guardava con lo sguardo chinato e gli occhi infossati. Non riuscivo a vederlo in quello stato... mi sfuggì una lacrima e appena la vide si mise a piangere anche lui. Mi pulii con un fazzoletto ma non servì a nulla. Volli abbracciarlo, ma non lo feci. Allora, riuscii a chiedergli come si sentiva e cosa aveva provato in questi giorni. Lui, dopo pochi secondi, mi disse che aveva fatto un sogno. Gli chiesi di raccontarlo e allora lui, balbettando e con le lacrime agli occhi, incominciò a parlare.




Mi disse che in queste notti era stato in uno strano luogo. Una caverna... una gigantesca caverna. La caverna era, in qualche modo... viva. E che, secondo lui, esisteva dapprima della nascita del cosmo. Mi disse che quel luogo era l'utero di una creatura antica... e indefinita. Nell'aria si sentiva una strana musica simile a un lamento. Mi descrisse l'odore della caverna... un odore di antico... un odore che si può sentire solo in un ventre materno.

E che in questa caverna, perduti tra le pareti e nelle profondità dei baratri della caverna, c'erano le persone. Tutte le persone che morivano finivano in questo luogo... e si perdevano per sempre. Poi mi disse, singhiozzando, che tutti quanti si sarebbero ricongiunti all'antica creatura e che presto sarebbe toccato a tutti noi.


Dapprima commossa, ora ero spaventata. Era uno degli incubi più oscuri che abbia mai sentito. Non riuscivo a parlare... era come se la sua mente fosse collegata alla mia. Potevo vedere il suo incubo davanti ai miei occhi... e quelle immagini erano terrificanti. Quando riuscii a parlare, gli dissi che avremmo continuato il colloquio domani. Ci alzammo e lui mi abbracciò. Lo strinsi a me...era freddo e aveva la maglia bagnata. Lo lasciai e mentre me ne andavo, lo sentii alle spalle dirmi: loro ti vogliono bene... lo sanno che sei spaventata. E' inutile non far sapere ad Erik che stai soffrendo... lo sa già. Appena finì la frase, accelerai il passo e corsi via. Hans non poteva sapere come si chiamava mio figlio. Non era possibile!


2 febbraio 1993

Hans soffre di nuovo di depressione. I medici hanno ricominciato con la somministrazione di buspirone, ma in dosi minori.


3 febbraio 1993

I meteorologi hanno previsto forti nevicate per una settimana. Se succede come l'anno scorso, non si potrà nemmeno uscire di casa.


5 febbraio 1993

Continua a nevicare e non sono potuta andare in ospedale. Mi hanno riferito che tre dei pazienti dell'ospedale hanno un po' di influenza... nulla di grave. Stanotte ho fatto il bagno e appena sono uscita sono svenuta. Quando ripresi conoscenza, Sig era davanti a me e mi reggeva la testa. Era paonazzo e continuava a chiedermi se ero sveglia e come stavo. Appena ho ripreso conoscenza sono andata in cucina a farmi qualcosa di caldo. Poche ore dopo essermi coricata mi è venuta della nausea e ho vomitato per terra. Incomincio a sentirmi come Hans... è come se le nostre vite si fossero in qualche modo collegate. Mi sono riaddormentata e ho fatto un sogno strano. Ero sperduta in una oscura e antica caverna e sentivo le grida di Hans riechieggiare fioche per le pareti. Una strana melodia lamentosa proveniva nelle profondità degli abissi. Poi, sentii la voce di Erik in lontananza.. poi uno strillo. Fu Sig a svegliarmi. Ero stata io ad urlare e il mio urlo lo aveva svegliato. Erano le cinque di mattina e la luce azzurra del mattino faceva capolino dai fori delle tapparelle.


8 febbraio 1993

Stanotte è passato lo spazzaneve e ora le strade sono agibili. Fortunatamente ha smesso pure di nevicare. Quando vidi Hans, stava nella sua stanza con il suo vecchio amico Eugen, intenti a fare delle fotografie per la camera. E' stata una dottoressa a dare ad Hans una macchina fotografica. Sostiene che una macchina fotografica avrebbe stimolato la sua creatività e avrebbe contribuito a liberarlo dalla depressione che lo sta distruggendo. Ma io so che non sarà solo quella macchina fotografica ad aiutarlo. Mancano pochi mesi e quando tornerà il caldo e il vento soffierà... i mulini gireranno più che mai. Devo portarlo a vederli... ne va della salute di Hans. Ho chiamato di nuovo la direttrice sanitaria dell'ospedale... ma non vuole più ricevermi! Stupida! Se solo provasse ciò che Hans sta provando in questi mesi! Ho richiesto il supporto degli altri medici... ma non mi hanno voluto rispondere. La dottoressa Sommer, neurologa dell'ospedale, mi ha addirittura riso in faccia! Incomincio ad odiarli tutti... fino all'ultimo.


10 febbraio 1993

Oggi Hans ha voluto farmi delle foto. Mi sono messa vicino ad Eugen e quando mi fece la foto, Eugen arrossì. Sono contenta di vederli in quello stato... tutti e due. Erano amici come prima e quando Eugen disse ad Hans che avrebbe voluto mangiare uno dei suoi Bretzel, ha gridato di gioia. Hans non balbetta più e sembra guarito del tutto. Ancora pochi mesi e potrà tornare a casa, ne sono convinta. La sera mi ha chiamata la strega... miss "Direttrice Sanitaria". Mi ha detto che se mi avesse beccato a relazionare ancora con i pazienti mi avrebbe proibito di frequentare l'ospedale. Hans sta guarendo... e anche io, come lui, incomincio a sentirmi meglio. L'incubo sta finendo.. manca poco.


18 febbraio 1993

I medici dicono che Hans non sta ancora bene e hanno ricominciato al terapia del buspirone... senza avvisarmi! Hans era stato affidato a me! La direttrice mi ha affidato un'altra paziente... ma ho promesso che avrei fatto di tutto per lui... e non voglio abbandonarlo.


23 febbraio 1993

Hans sta peggiorando di nuovo... le medicine non funzionano. Una dottoressa, forse l'unica che mi consideri sua amica, mi ha chiamata dicendomi che i medici stanno uccidendo Hans! Lo dosano continuamente di buspirone e altri farmaci antidepressivi ma Hans continua a star male! Hans deve uscire da lì!!


26 febbraio 1993

La direttrice mi ha chiamata a casa. Non vuole che mi faccia più vedere a Wolfsburg. Ho pianto tutto il giorno. Non posso credere che Hans mi sia stato tolto... ormai è come un secondo figlio per me. Domani tornerò a Wolfsburg e porterò via Hans!


28 febbraio 1993 (ore 6:30)

Fra un ora andrò all'ospedale... e porterò via Hans da quel manicomio. Sig è appena partito ed Erik sta ancora dormendo. I medici che erano stati affidati ad Hans al posto mio arriveranno alle 9:30. Non me ne importa assolutamente nulla delle conseguenze che mi spetteranno. Hans rischia ancora di morire... ed è da tanti mesi che sta aspettando di vedere i suoi mulini.



La dottoressa Agatha Karmann provò a portare via Hans Wernhard, ma venne subito fermata da degli inservienti dell'ospedale psichiatrico di Wolfsburg. La dottoressa venne accusata dai membri dell'ospedale per sequestro di persona. Tuttavia, stando alle dichiarazioni della dottoressa, lo ha fatto per il solo motivo di salvare Hans da una cura feroce, inutile e senza scrupoli. Ad Agatha venne ritirato definitivamente il dottorato e il paziente venne affidato totalmente ai membri dell'ospedale. Le cure durarono tre anni, e in questi tre anni il paziente tentò di togliersi la vita numerose volte. Il 20 marzo 1996 il paziente Hans Wernhard è stato trovato morto ai piedi del suo letto. Stando alle dinamiche, si è ucciso urtando la testa sul muro e sollevando e lasciando cadere numerose volte la gamba del letto sulla sua testa. Per terra c'erano dei frammenti di un modellino di un mulino a vento. Il pomeriggio venne aperta un'inchiesta e la direttrice dell'ospedale venne indagata per tentato omicidio del paziente. Quando la dottoressa Agatha Karmann venne a sapere della notizia, si gettò da un ponte nei pressi di Lehre. Il corpo venne ritrovato su una sponda a pochi metri di distanza. 






Un'altra cosa, un medico dell'ospedale consegnò alla procura una lettera che era stata trovata sul letto di Hans. La lettera era indirizzata ad Agatha Karmann e all'interno della busta c'erano due foto. 



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Le foto sono state spedite al Dipartimento di Fotografia situato a Berlino. La direttrice sanitaria e nove medici furono arrestati per tentato omicidio e abuso di professione medica. Dieci anni dopo il caso, l'ospedale Psichiatrico "San Jürgen" venne chiuso per mancanza di personale medico. Nel corso di questi dieci lunghi anni morirono cinque pazienti schizofrenici per overdose da medicinale.



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