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Il buio tra i gemelli

Hanry stava cercando di addormentarsi, era stato tutta la sera in giro per case a fare “dolcetto o scherzetto” insieme al fratello gemello Andy ed avevano racimolato un vero tesoro; entrambi erano ancora troppo agitati per dormire e continuavano a rigirarsi nei letti senza riuscire a trovare un po’ di pace. Saltuariamente lasciavano cadere la mano dal bordo del lettino alla ricerca del morbido manto di Toby, era quasi un riflesso incondizionato che avevano tutti e due da quando erano molto più piccoli. Fuori aveva iniziato a piovere e dalla stanza accanto arrivavano i rumori dei film dell’orrore che stava guardando la madre; le urla, le grida e la musica inquietante contribuirono a non far chiudere occhio ai gemelli. Passarono lenti i minuti e le ore sembrarono diventare giorni interi.

Era quasi mezza notte quando avvertirono il primo rumore, nessuno dei due disse nulla e cercarono di fare finta di niente, anche perché non erano sicuri che fosse stato veramente qualcosa al di fuori della loro immaginazione. Dopo poco lo risentirono, sembrava che qualcuno stesse grattando sul parquet, i gemelli cercarono il contatto visivo tra di loro e grazie alla luce dell’acquario del nonno che avevano in camera riuscirono a vedersi; Hanry aveva quasi sperato di non trovare gli occhi del fratello, perché voleva dire che anche lui aveva sentito. Continuarono a fissarsi e si misero in attesa che accadesse qualcosa, ma tutto rimase calmo. Quando finalmente distolsero lo sguardo cercando di prendere sonno, nuovamente il “rumore” li fece trasalire. A quel punto Hanry si mise a sedere ed accese la abat-jour di Cars sul comodino, ma la luce non arrivò e la paura iniziò a farsi spazio. Andy si mise sotto le coperte senza riuscire a calmarsi; il battito del cuore gli rimbombava nelle orecchie ed il respiro era molto veloce, stava tremando e sentì qualcuno che cercava di tirare giù le coperte, era pronto ad urlare, ma era suo fratello che si distese insieme a lui con una piccola pila elettrica. I due si strinsero l’un l’altro mettendo in mezzo la torcia e stettero attenti a non far rimanere nessuna parte del corpo fuori dalle coperte, i tuoni continuavano a rimbombare nella stanza ed il battere della pioggia sul vetro della finestra sembrava il bussare di qualcuno. Fatta eccezione per i rumori esterni e per il familiare gorgogliare del filtro dell’acquario, la cameretta era sprofondata nel silenzio, ma i gemellini non riuscirono a togliersi la sensazione che qualcuno fosse lì con loro, in attesa di trovare qualcosa da afferrare.

Improvvisamente, attraverso il lenzuolo, videro che la lampada del comodino si era finalmente accesa; rimasero immobili a lungo pensando se dovessero uscire dalla loro fortezza o se fosse tutto un trucco, alla fine decisero di rischiare ed entrambi, contando fino a tre, abbassarono leggermente le coperte fino al collo. La stanza era normale, niente di mostruoso stava girando attorno al letto, ma non si sentirono ancora al sicuro. Hanry guardò il fratello chiedendogli con lo sguardo di poter restare a dormire con lui come quando erano più piccoli, Andy era sempre stato quello più coraggioso, ma anche lui quella sera aveva qualche problema di nervi ed acconsentì sorridendo leggermente. Decisero tacitamente di lasciare la luce sul comodino accesa e spensero la torcia, rimasero vigili per un bel po’ di tempo, ma nulla accadde e si concedettero di abbassare la guardia; Andy addirittura chiuse gli occhi ed Hanry lasciò cadere la mano per sentire la presenza di Toby. Sentì il manto morbido del loro adorato cane e sollevato prese ad accarezzarlo, mentre passava la mano tra i bianchi peli avvertì qualcosa di bagnato e caldo che gli fece un po’ ribrezzo, si ritirò pensando che fosse bava, ma quando vide il rosso scuro del sangue quasi gli venne da vomitare dal terrore. Provò ad urlare con tutto il fiato che aveva in corpo, ma il grido gli morì in gola, scosse il fratello e gli mostrò la mano insanguinata. Nel preciso istante in cui la abat-jour si spense l’anta dell’armadio si mosse ed i due si nascosero nuovamente sotto le coperte. Era decisamente arrivato il momento di chiamare la mamma, ma erano letteralmente paralizzati dalla paura.

Sapevano che qualcuno o qualcosa era lì con loro, in attesa di un passo falso; non avevano nemmeno più la torcia che era rimasta sul comodino, irraggiungibile, perché mettere un braccio fuori dalle coperte voleva dire essere presi. Ricontrollarono accuratamente di essere completamente coperti ed Hanry cercò di pulirsi la mano sul pigiama; le lacrime gli rigavano il viso, ma era ancora incapace di gridare. Anche Andy era in procinto di piangere, ma tentava di resistere per non peggiorare le cose al fratello. Un fulmine cadde vicino ed il tuono fu contemporaneo alla saetta, l’insopportabile rombo inondò prepotentemente la stanza facendo tremare i vetri ed anche la luce dell’acquario si spense. Tutto sembrava immobile nel silenzio innaturale, anche il gorgoglio non c’era più ed i loro respiri sembravano assordanti. Andy iniziò a gridare invocando la mamma, ma nessuno arrivò mai. In tutta risposta un’agghiacciante risata ferì la notte e li scaraventò in un incubo tremendo popolato da mostri che gli adulti hanno dimenticato e che i bambini conoscono; i gemelli desiderarono di sentire la voce della madre, ed iniziarono a gridare come pazzi scatenati.

Qualcuno stava camminando nella camera, il rumore di passi era sordo, accompagnato da una ninna nanna inquietante che l’essere aveva iniziato a fischiettare. La curiosità era forte, ma il terrore lo era di più e nessuno dei due ebbe il coraggio di dare un’occhiata fuori della protezione delle loro coperte. Apparve una pressione, come se si fossero seduti in fondo al letto ed i due bambini si misero rannicchiati il più possibile avvicinando le ginocchia al petto. Purtroppo il movimento fece scoprire leggermente un gomito di Andy e la velocità con cui l’oscurità ne approfittò fu inquietante: con un movimento fulmineo un artiglio afferrò il bambino e lo tirò fuori dal letto, Hanry prese la mano del fratello, ma la forza del mostro era troppa perché potesse contrastarlo e anche lui venne trascinato a terra. Le urla coprirono qualsiasi cosa, ma nessuno riusciva ad udirle e le povere creature furono completamente soli contro un male troppo antico da essere nominato; la luce era assente ed il buio sembrava vivo, ma I due gemellini non mollarono la presa e rimasero insieme, in balia dell’essere. Li stava portando verso l’armadio e tutti e tre sapevano che una volta raggiunto, tutto sarebbe finito. Hanry cercò di puntare i piedi nel cassettone a lato della porta, ma il mostro tirò in maniera bestiale e la mano sudata di Andy perse la presa facendo scomparire il bambino nell’armadio insieme all’essere e lasciando il fratello sul pavimento della camera. Hanry, immobile vicino al cassettone, avvertì per la prima volta l’assenza concreta del gemello e sentì che qualcosa gli si era rotto dentro, come se qualcuno gli avesse strappato un pezzo del suo stesso corpo. Avrebbe voluto andare nell’armadio per ricercarlo e rimettere a posto ciò che aveva perso, ma sapeva che non era ciò che doveva né poteva fare. La paura lo stava bloccando, sarebbe dovuto uscire dalla porta e correre dalla mamma, ma invece andò nuovamente sotto le coperte tremando come una foglia. Il silenzio era interrotto dal singhiozzare isterico del bambino, ogni poco provava ad urlare per attirare l’attenzione della madre, ma uscivano solo suoni strozzati spezzati dal pianto. Il respiro era irregolare e a furia di provare a gridare iniziò a girargli la testa, nella fretta di entrare nel letto si era dimenticato di prendere la torcia, ma lì sotto era al sicuro. Ad un certo punto sentì qualcosa di leggero battere contro la coperta, poi di nuovo; non riusciva a capire cosa fosse, ma stava provocando un suono simile al ticchettare di un orologio. I minuti passavano scanditi da quell’innaturale rumore e iniziò a sentire la coperta diventare più pesante, non era omogeneo, sembrava che si fosse appesantito solo una parte. Hanry ci passò la mano e sentì che era bagnato. Improvvisamente una nuova risata gli squarciò le orecchie e qualcosa atterrò nel letto facendogli male. Il bambino urlò terrorizzato, ma cercò di stare attento a non uscire dal lenzuolo; stette immobile per altri minuti sperando che tutto finisse presto. La luce dell’abat-jour e dell’acquario si riaccesero e grazie a quella che riusciva ad arrivare a lui, vide che aveva nuovamente la mano coperta di sangue, era stanco di stare in attesa e, preso il coraggio a due mani, tirò fuori la testa aspettandosi il peggio; ancora una volta non c’era nessun mostro visibile, si voltò per guardare cosa fosse piovuto nel suo letto e vide il corpo del gemello coperto di sangue. Gli occhi erano sbarrati e pieni d’orrore, gli mancava una parte del volto ed Hanry poteva vedere le ossa dello zigomo ed i denti. Gridò più di dolore che di paura ed iniziò a scuotere Andy tentando inutilmente di svegliarlo; le coperte vennero tirate vie e la luce si spense ancora lasciando il povero Hanry sul letto vicino al cadavere del gemello, senza alcuna protezione. L’unica cosa che poteva fare era provare a correre via. Scese dal letto per raggiungere la porta, ma le gambe gli cedettero e si trovò disteso per terra, iniziò ad arrancare verso l’uscita, ma una mano artigliata da sotto il letto gli strinse la caviglia e cominciò a tirarlo a sé. Urlando cercò qualche appiglio, ma non c’era nulla e si ruppe due unghie nel tentativo di afferrare il parquet. Lentamente sparì nell’oscurità.

Il film era finito e Jenny si svegliò sul divano, aveva dormito per quasi tutta la durata del film, si alzò e si accinse ad andare a letto. Temporeggiò davanti la camera dei bimbi, voleva vedere se stessero dormendo, ma sentendo che finalmente c’era silenzio e che avevano smesso di agitarsi, non entrò e si allontanò dirigendosi verso camera sua, camminando accarezzò amorevolmente la porta della stanza dei figli con la mano destra ignara su cosa fosse accaduto lì dentro.


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