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Sono nato e cresciuto in un piccolo paese sperduto, che non molti conoscono, quei tipici paesini ridenti di campagna, dove i pochi bambini giocano in piazza e gli anziani stanno seduti sulle panchine all’ ombra parlando del più e del meno.

A dire la verità, non è neanche un granchè come posto ma io l’ho sempre amato e rispettato. È qui che sono nato, che ho trascorso la mia infanzia ed è qui che ho incontrato la splendida ragazza che sarebbe poi diventata mia moglie.


C’è però qualcosa di strano in questo paese, un fenomeno quasi paranormale, inspiegabile dal punto di vista scientifico. Una maledizione, se vogliamo. Me ne hanno sempre parlato i miei nonni, i miei genitori, ma non come si racconta una fiaba a un bambino. Era evidente che questo fatto li inquietava.

C’è un cieco, in paese, un anziano signore che raramente si fa vedere fuori dalla sua abitazione, e se ne sta li, alla finestra con gli occhi bianchi, inespressivi, a riflettere.

Una cosa normale, direte voi, i ciechi ci sono e non è strano che ce ne siano anche nei luoghi meno comuni. Questo è giusto, ma la cosa strana è un’altra. Prima di lui c’era un altro cieco in paese, e prima di lui un altro, e precedentemente un altro ancora. Da quando questo posto esiste c’è sempre stato un cieco nella zona, uno solo.

Quando il cieco moriva, si sapeva che poco dopo ne sarebbe nato un altro in paese, anche se si cercava di limitare al massimo le nascite, il bambino nasceva sempre, e per qualche sconosciuto motivo, finiva sempre per trasferirsi nel borgo d’origine.

Una cosa piuttosto strana, a cui gli abitanti poco a poco si sono abituati.



Il fatto accadde in un nebbioso e molto piovoso pomeriggio di novembre.

Ero appena uscito dal lavoro. Ero agitato, ansioso, mentre guidavo a tutta velocità tra la nebbia. Mia moglie era all’ospedale e da un momento all’ altro sarei diventato padre.

Passai dalla nostra casa in paese per prendere alcune cose, poi mi infilai in macchina e partii per raggiungere l’ospedale.

Ero quasi uscito dal territorio del paese quando tra la nebbia vidi una figura umana, in piedi, immobile sulla strada.

Me ne accorsi, frenai bruscamente ma, vista la velocità, non bastó.

Chiusi gli occhi, consapevole di quello che sarebbe successo.

Si sentì un tonfo, l'auto fece ancora un paio di metri, poi finalmente si fermò.

Aprii gli occhi e tutto quello che vidi fu... Sangue.

Il parabrezza era pieno di macchie rosso scuro.

Scesi dalla macchina e assistetti a uno spettacolo raccapricciante.

La carcassa di un uomo era distesa sull'asfalto, sporca di terra e sangue. Delle ossa dovevano essersi fratturate perchè gli arti erano contorti in strane posizioni.

Ma non fu tanto questo a spaventarmi, quanto il volto.

Tra le macchie di sangue rappreso potevo distinguere due occhi completamente bianchi.

Quell'uomo era il vecchio cieco del paese.

Sul suo volto non vidi alcuna espressione di dolore o agonia, ma c'era un sorriso malato, pazzo e innaturale.

Ero spaventato. Non sapevo cosa fare, ma all'improvviso il mio cellulare vibrò.

Nervosamente, risposi.

Era l'ospedale. Mi informavano che il parto di mia moglie si era svolto senza complicazioni e andava tutto bene.

C'era solo un problema.




Il bambino era nato cieco.



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