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Secondo i racconti della mitologia rumena Ielele sono una sottospecie di ninfe. La leggenda varia da zona a zona, secondo alcuni sono le tre figlie di Alessando il Macedone, secondo altri sono le sette figlie della natura, altri le descrivono come ombre bianche e altri ancora come guardiane di un tesoro. Tali storie sono incerte anche riguardo ai loro compiti, variano da innocue ballerine a femmes fatales.

Beh nella zona di mia nonna la leggenda era, come avrete già compreso, diversa da tutte le altre. Pare fossero 12 ragazze vestite con i tipici abiti tradizionali, tuttavia invece dei soliti ricami colorati i loro erano bianchi su stoffa bianca. Indossavano campanelli ai piedi che risuonavano nel cuore della foresta durante la loro danza e avevano tutte il viso coperto da un fazzoletto. Secondo mia nonna ballavano vicino al pozzo abbandonato nella foresta poco lontana dal villaggio ed erano estremamente pericolose. Pare fossero le anime di 12 sorelle del villaggio vicino che si stavano recando al matrimonio della 13° sorella. Erano di buona famiglia e portavano con loro oggetti estremamente preziosi, come dono per la futura coppia.

In Romania tuttora lungo le strade di campagna si trovano pozzi messi a disposizione dei passanti e di chi non ne possiede uno, ne esistono di abbandonati anche in boschi o posti sperduti, lungo i pascoli e così via. Nella leggenda pare che queste ragazze si fossero appunto fermate accanto a uno di questi pozzi per sgranchirsi le gambe e bere. Improvvisamente sentirono le urla di un gruppo di briganti che si avvicinavano e loro, pur di non essere prese e disonorate, preferirono lanciasi nel pozzo insieme al loro tesoro.

La storia però non finisce qui.

Ogni anno, il giorno della loro morte pare che il pozzo (del quale esiste ancora la struttura, ma che per questioni di sicurezza è stato ricoperto con terra e massi) si illumini fino alla mezzanotte, le dodici ragazze compaiono e invitano il malcapitato a scavare per salvarle, ma se nel farlo lui desidera più il tesoro che la salvezza delle loro povere anime...beh banalmente muore.

Non è una grande storia, vero? Allora tranquilli la parte strana deve ancora arrivare.

Chiunque legga questa storia spero mi creda. Io non affermo di aver vissuto davvero queste cosa, tuttavia non me la sono inventata...so che è paradossale, un vero e proprio controsenso, forse l'avrò sognata, forse era vero, forse sono semplicemente pazza. Non lo so, a questo punto giudicate voi.

Era metà novembre, il tempo cominciava ad essere sempre più freddo e ogni notte il cielo minacciava neve. Io sono sempre stata una bambina strana e credevo il mondo fosse impregnato di magia, ma ho imparato a mie spese che è meglio ignorare certe cose, perché "se non ci credi non ti attacca" o almeno così mi hanno detto. A quei tempi avevo 7 anni appena compiuti ed ero andata dalla nonna per le feste. Quella notte ricordo che una voce mi cantò qualcosa.

Il giorno dopo ricordavo poco, solo due cose mi rimasero impresse "lascia le scarpe al terzo incrocio" e "segui sempre lo spirito bianco".

Vedete, a casa di mia nonna andavamo a letto all'ora del tramonto. Quella volta però io feci finta di dormire e appena vi fu la possibilità, (ancora non capisco la malsana idea che ebbi in quel momento) sgattaiolai fuori per la mia avventura.

Contrariamente alle altre sere questa era particolarmente limpida e la luna era più grande del solito. Io continuavo a camminare verso il bosco, quando all'improvviso comparve una civetta bianca. Non ci feci caso, e una volta arrivata al terzo incrocio mi tolsi le scarpe. Da questo punto in poi tutto sembra solo un sogno, senza motivo non andai ad imboccare la strada per il bosco ma accorciai attraverso i campi. Avevo freddo ai piedi e le erbacce e le radici del campo mi facevano malissimo, ma non riuscivo a fermarmi. Arrivata nel bosco cominciai ad uscire da quella sottospecie di trance e ad avere paura. In quel bosco c'erano cinghiali, volpi ed essendo in una zona particolare rischiavo anche di trovare un lupo solitario. Appena cercai di tornare indietro mi riprese lo stato di semi incoscienza e quando mi risvegliai ero nel cuore del bosco, persa e senza sapere come tornare indietro.

Fu allora che compresi il significato della civetta e decisi di seguirla, solo che ad un certo punto scomparve anche lei. Ero terrorizzata, temevo di incontrare qualche bestia feroce ma in quel preciso istante vidi una luce e delle ragazze in bianco che mi accolsero. Erano dolci, erano gentili, quasi materne direi. Mi presero in braccio e cominciarono a ballare. Mi sentivo tranquilla, sicuramente con persone adulte intorno niente di male sarebbe potuto capitarmi.

Ad un certo punto la danza finì.

Le ragazze mi circondarono. In mezzo io ed il pozzo. Mi dissero di guardare dentro e io ubbidii. Da quel punto in poi ricordo solo un tonfo e che non riuscivo a tenere gli occhi aperti.

Mi risvegliai vicino alla porta di casa con mia nonna disperata che circa un quarto d'ora prima mi aveva vista entrare tranquillamente e sorridendo dal cancello.

Avevo i piedi sanguinanti e quando le spiegai la mia strana avventura non mi credette. Fu in quel istante che mi raccontò la storia di queste famigerate Ielele, ma mi disse che erano solo leggende.

Suggestione non poteva essere, come se non bastasse neanche sapevo che in quel bosco ci fosse un pozzo, non ci ero nemmeno mai stata.

Strano sogno? Sonnambulismo?

Magari io potevo aiutarle, o magari volevano solo divertirsi.

Una cosa la so di sicuro.

MAI PIU' METTERO' PIEDE IN QUEL BOSCO.


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