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Bloody Eyes

Voi lo sapete chi siamo. Noi siamo quelli che siedono nell'ombra, in un angolo. Non parliamo molto, non vi chiediamo come è stato il vostro fine settimana, non discutiamo del tempo... a noi non interessa. Tutti conoscete almeno uno di noi, state pensando a loro proprio ora. Quella persona che siede dietro di voi in classe, quel collega della scrivania all'angolo che non vi parla mai, quel vicino che esce raramente da casa sua. Tutti ne hanno uno nella loro vita.

Ma per favore, non confondeteci con gli altri, quelli "inquietanti". Quelli che ci provano con voi ripetutamente, quelli strani che si sforzano troppo per farsi apprezzare, loro non sono noi... no, sto parlando delle persone di cui non notate nemmeno la presenza. Non ve ne accorgete quando siamo lì e non ve ne accorgete nemmeno quando non lo siamo. Siamo quelli invisibili. Noi andiamo e veniamo a nostro piacimento, e non ne avete la minima idea. Non ci parliamo l'un l'altro se è quello che state pensando. Questa non è una rete o un club segreto, non facciamo riunioni, non inviamo e-mail di gruppo, non c'è alcuna iscrizione... noi siamo semplicemente qui. Stiamo solo a guardare, a pensare e a programmare.

Ma comunque, ci conosciamo tutti l'un l'altro, ma non intendo personalmente. Intendo che quando noi camminiamo per strada, in un corridoio, in ufficio, sappiamo l'uno dell'altro, ci riconosciamo. Non ci sono cenni o strizzatine d'occhio, non battiamo il cinque... ci guardiamo semplicemente negli occhi e ci riconosciamo. Alcuni di noi fanno squadra, anche se la maggior parte non lo fa... quelli che lo fanno, comunque, non riescono a vivere a lungo. Noi stiamo meglio da soli. Non chiedetemi il perché, non lo so nemmeno io, non so perché siamo così. Ho smesso di pensarci molti anni fa, dopo il Primo. Dopo quello non mi importava più, non avevo più bisogno di una spiegazione. Dopo quel momento, per la prima volta nella mia vita, mi piaceva essere me stesso.

Avevo sedici anni, mi ero sentito fuori luogo per tutta la vita. Avevo degli amici, ma non ero interessato a loro, e loro non erano interessati a me. A scuola, ero invisibile. Non ero mai stato vittima di bullismo, ma non ero nemmeno un "ragazzo popolare". Io ero lì fisicamente, ma non mentalmente, ero da tutt'altra parte nella mia testa, in qualche avventura orribile. Vivevo nella mia testa, pensavo troppo a tutto; mi preoccupavo per tutto. Mi stavo prendendo il cancro, ne ero sicuro.

Mio padre se ne andò prima che io lo incontrassi. Mia madre era una segreteria per un locale d'ottica e fece abbastanza soldi per permetterci di vivere comodamente. La nostra piccola vita andava bene ed era grandiosa, tranne che per una cosa. Una cosa grande, che puzzava di sudore... il suo capo, il Dr. Jeffrey King. A lui piaceva mia madre...tanto...troppo. Più di quanto piacesse a lei. Mia madre commise l'errore di uscire con lui quando iniziò a lavorare, un errore che avrebbero entrambi rimpianto, lui più di lei. Quando mia mamma ruppe la relazione, iniziò ad essere aggressivo. Cominciò a chiamare a tarda notte e ad inviare messaggi. Poi alla fine iniziò a presentarsi ubriaco nel nostro cortile, urlando a mia madre. Poi qualcuno irruppe in casa nostra e solo la sua stanza fu distrutta. Noi sapevamo che era stato lui, ma non c'erano prove. Il giorno dopo mia madre mise un preavviso di due settimane per le dimissioni. L'ho pregata di non tornare più là, ma voleva "fare la cosa giusta". Nessuno fa mai la cosa giusta. Cominciai ad andare nel suo ufficio dopo la scuola, nel timore che potesse farle del male, non avevo intenzione di lasciare che succedesse.

Lui non mi guardò mai quando ero lì, ebbe gli occhi solo su di lei. Un giorno, mentre mia madre si preparava per andare a casa dopo il lavoro, forzai lo schedario. Lei era nella stanza sul retro, quindi sapevo che avrei avuto solo pochi minuti. Trovai i nomi ed i numeri di diverse segretarie prima di lei e quella sera le chiamai tutte. Lo aveva già fatto prima, a lui piaceva prendere di mira le sue segretarie. Tutte mi raccontarono storie simili, una finì molto peggio delle altre. Mi disse che finì in ospedale dopo essere stata brutalmente violentata mentre tornava a casa dall'ufficio. Dichiarò alla polizia che si trattasse del "buon" dottore, ma per qualche motivo non venne presentata alcuna accusa. Più tardi, King le disse che aveva lavorato per il capo della polizia, ed erano diventati compagni di golf. La donna disse che aveva sempre rifiutato le sue provocazioni e che lo stupro era avvenuto l'ultimo giorno del suo preavviso di due settimane. Il giorno seguente era l'ultimo per mia madre, la decisione era già stata presa.

Circa ventiquattro ore dopo aver riagganciato con quella donna, ero seduto nell'ufficio di King. Lui però non era seduto; sono sicuro che sarebbe stato difficile per lui trovare una sedia, dato che avevo bruciato i suoi occhi con la sua macchina LASIK. Fu molto divertente. Lo immobilizzai alla panca con del nastro adesivo, e aprii le sue palpebre usando degli ami da pesca. I ganci erano attaccati al filo, che fissai alla sua nuca così che i suoi occhi rimanessero aperti. Immobilizzai anche la sua testa; non volevo che il laser bruciasse nient'altro che quei suoi occhi azzurri. Quindi accesi la macchina e presi posto. Le urla iniziarono molto velocemente, dovetti chiudergli la bocca per fare in modo che rimanesse in silenzio. Sorprendentemente, riuscì a liberarsi dal nastro prima che potessi sedermi di nuovo. Dopo aver immobilizzato di nuovo la sua testa, mi sedetti e cominciai a spiegarmi. Apparentemente non mi aveva riconosciuto, quindi gli spiegai chi fosse mia madre, chi fossero le donne con cui avevo parlato, blah blah blah. Verso la fine, si rese conto del perché questo stava accadendo. Spostai la sua testa così che l'altro occhio fosse sotto il laser. Dopo alcuni minuti spensi la macchina. Non volevo che i suoi occhi si infettassero, quindi ci versai una bottiglia di alcol denaturato. Non gli piacque nemmeno quello. Senza indugiare, gli strappai il nastro dalla bocca e gli feci alcune domande, alle quali diede delle risposte molto interessanti. Attraverso i singhiozzi, descrisse le cose che aveva fatto in passato a quelle donne. Suonava come una confessione, una di quelle che solo un mostro avrebbe ammesso.

Avevo fantasticato su cosa sarebbe successo dopo per tutta la mia vita, eppure ero nervoso, il mio cuore stava battendo all'impazzata, stavo sudando e le mie mani tremavano. Non giudicatemi...era la mia prima volta. Non avevo ancora nessuno dei miei strumenti, e tutto quello che avevo con me era una vecchia baionetta militare che avevo trovato nel nostro garage qualche anno fa. Mia madre non mi disse mai da dove venisse, ma sapevo bene che apparteneva a mio padre. Per un momento, mentre il "buon" dottore parlava, studiai la lama. C'era un piccolo triangolo intagliato alla base e c'era qualcosa di nero sbavato sulla punta, ormai asciugato. A metà della sua confessione, pugnalai il Dottor Jeffrey alla gola, proprio alla destra della sua giugulare. Sanguinò molto, e continuò a cercare di fare respiri profondi. Mentre si dimenava e gorgogliava, affondai la lama ancora più in profondità, finché non sentii la sua spina dorsale. Dopo averlo guardato accasciarsi a terra, andai a casa. Il mio cuore non batteva più all'impazzata, non stavo sudando, le mie mani non stavano più tremando...diventai me stesso quella notte.

Bella roba eh? Dovrebbe confortarti il fatto che non tutti sono come me, siamo tutti diversi. Non tutti uccidiamo, torturiamo, violentiamo, feriamo, uccidiamo o rapiamo, abbiamo tutti le nostre particolarità ed i nostri bisogni. Alcuni di noi si sfamano in modi diversi, in maniera meno "omicida", altri trovano conforto nella droga o nell'alcool, e poi ad alcuni di noi piace rubare. Ad altri, invece, piace svitare i corrimano delle rampe per handicap, sedersi e poi guardare. Una volta vidi una notizia, una storia di un custode che lavorava di notte in una piccola chiesa cattolica. Ogni notte puliva i bagni, i banchi, e si masturbava nell'acqua santa. Vedi: abbiamo tutti le nostre particolarità.

Se queste sono tutte cose nuove per voi, state tranquilli, non siete uno di noi, siate grati di questo, consideratevi fortunati. Adorate la vostra vita "normale", non datela per scontata, noi non lo facciamo, non vogliamo essere come voi. Forse precedentemente ai nostri primi peccati, ma non dopo... no, dopo ci consideriamo fortunati a non essere come il resto di voi. "Benedetti" è la parola che penso voi usiate molto spesso. Alcuni di noi, comunque, non si sentono allo stesso modo, alcuni odiano essere come noi. Non hanno ancora peccato e questo è molto comprensibile, dopotutto in molti tardano a sbocciare, altri non lo fanno affatto. É molto triste quando non capiscono cosa sono e come raggiungere il loro pieno potenziale. Devono sentirsi così persi e senza speranza dentro di loro; una sensazione che probabilmente non scompare mai. Cercano di riempire le loro vite con qualcosa di "significativo", ma nulla li soddisfa. Cercano la loro vocazione nella carriera tradizionale, ma odiano il loro lavoro. Cercano l'amore, ma l'amore li lascia sempre. Loro si rivolgono alle persone superficiali. Magari hanno tanti seguaci su Twitter, o molto amici su Facebook, ma nessuna di queste persone sono vere amiche, e loro lo sanno bene. Finiscono per restare a casa, dove possono essere al sicuro, dove non possono farsi male. Quindi smettono di provarci, di far entrare le persone nelle loro vite, che non fanno altro che ferirti e lasciarti. Questa è la situazione in cui la maggior parte rimane fino alla morte. Se tutto questo è molto vicino a te e descrive la tua vita, congratulazioni, sei uno di noi, benvenuto.

Per il resto di voi, tutto quello che posso dire è questo: Guardateli. Quella persona che siede dietro di voi in classe, quel collega della scrivania all'angolo che non parla mai con voi, quel vicino che esce raramente dalla sua casa... guardateli. Teneteli d'occhio perché potrebbero essere come me, se non molto peggio. Potrebbero non essere un fiore all'occhiello, in quel caso non dovrete mai essere quelle persone nei telegiornali dopo un orribile evento che dicono: "Era un ragazzo così carino, così tranquillo". E soprattutto, guardateli...

Perché loro vi stanno osservando.

Traduzione di FearOfDarkness

Creepypasta originale

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