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La loro esistenza si perde nelle nebbie del medioevo inglese quando, secondo alcune tradizioni orali e il racconto di un abate cistercense, due bambini dalla pelle verde, incapaci di comunicare o di spiegare in alcun modo la loro provenienza, apparvero all’improvviso nel piccolo paesino di Woolpit, nel Suffolk. Era forse allora il regno di Enrico I detto “Il chierico” o del suo successore Stefano di Blois, ultimo re normanno. Accadde che, durante il periodo del raccolto, alcuni mietitori videro i due bambini emergere da un profondo fossato scavato come trappola per i lupi. I giovani, un maschio e una femmina, avevano un aspetto normale (fatta eccezione per il vivido colore verde della pelle) e indossavano, secondo le cronache, abiti dal colore strano di un materiale sconosciuto.

L’unica documentazione scritta dell’evento è affidata alle parole di Ralph di Coggeshall, vissuto in un monastero dell’Essex, che scrive, nel 1210, di come alcuni contadini, raccolti i trovatelli non lontano dalla caverna di St Mary's of the Wolf - Pits, li condussero prima al villaggio e quindi dal loro castellano, sir Richard De Calne. Nessuno sembra fosse in grado di comprenderne il linguaggio, e questo causava nei piccoli incontenibili crisi di pianto. Posto innanzi a loro del cibo, quelli lo rifiutarono puntualmente, finché videro dei fagiolini verdi appena colti: sarebbero stati a lungo l’unica pietanza di cui vollero nutrirsi. Il maschio, apparentemente più piccolo, iniziò col tempo a manifestare sintomi di una profonda malinconia, si ammalò e morì qualche mese dopo.

La femmina, invece, sopravvissuta, fu battezzata e s’integrò col tempo nella vita del paese, perdendo un po’ alla volta il singolare colorito verdastro. Una volta cresciuta e preso il nome di Agnes Barre, sposò un uomo di King’s Lynn, nella vicina contea. Più volte interrogata sui suoi natali, Agnes disse di rammentare poco del suo passato, ma di ricordare d’essere nata nella terra “di San Martino”, dove un perenne crepuscolo aveva donato agli abitanti il colore verde. Non sapeva dire dove si trovasse quel regno, ma ben ricordava che, oltre un grande fiume che scorreva vicino al suo villaggio, s’intravedeva una “terra luminosa”.

Un giorno, mentre seguiva col fratello il bestiame del padre, i due entrarono in una caverna per inseguire un capo che vi si era perso. D’improvviso sentirono i rintocchi assordanti di alcune campane. Confusi e spaventati i fratelli vagarono al buio sino a raggiungere un passaggio da cui proveniva una luce accecante. Lì poco distante era un profondo fosso in cui si ripararono terrorizzati e, uscitivi, non seppero ritrovare l’imboccatura del cunicolo che li avrebbe ricondotti a casa.

La storia dei bambini verdi s’inserisce a buon diritto nel novero di molte leggende del folklore locale: basti dire che l’aspetto dei piccoli sembra essere molto simile a quello che l’immaginario del periodo allogava alle fate. I fagiolini erano comunemente identificati come il cibo prediletto degli abitanti dell’oltretomba ed il colore verde, in ultimo, era spesso associato ad eventi magici e soprannaturali, al popolo della foresta, ad elfi e creature fantastiche. Chi ha tentato di ravvisare nell’evento una spiegazione razionale, ipotizza che i due bambini fossero orfani fiamminghi (durante il XII secolo largamente penetrati e diffusi nelle regioni orientali del Regno Unito). Da qui l’impossibilità di comprenderne la lingua e la foggia sconosciuta degli abiti.

La “terra di San Martino” potrebbe essere allora quella del vicino villaggio di Fornham San Martin, separato da Woolpit dall’ampio fiume Lark (la luce di cui parlarono i piccoli potrebbe essere allora l’illuminazione notturna di Woolpit stesso). Il colore verdastro della carnagione, infine, si spiegherebbe con una forma di anemia causata da deficit alimentare (forse i piccoli vagarono a lungo per i boschi e i cunicoli della zona prima di essere trovati) e, di conseguenza, a quella si dovrebbe la morte del fratello minore. Oggi Woolpit è un accogliente paesino di campagna, punteggiato da laghetti, dove godere della sobria quiete di pub rustici e piccoli cottage ricoperti d’edera. Un grazioso museo è ospitato in una struttura del XVII secolo dove, tra vecchie travi in legno e finestre piombate, si respira il gusto semplice e ricco di fascino del Suffolk.

Al suo interno: ritrovamenti romani e medievali (soprattutto ceramiche) e un diorama del villaggio. Da visitare assolutamente la St Mary’s Church, con le arcate in legno scuro che si stagliano sulle volute bianche degli archi e delle colonne di pietra. Se vi capiterà di recarvi a Woolpit, non potrete inoltre non notare l’insegna in metallo voluta 36 anni fa dagli abitanti: al suo interno le sagome dei due bambini che si tengono per mano vicino al profilo campanile medievale.


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