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Homicidal Liu

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Homicidal Liu - Creepypasta ITA SPECIALE DI HALLOWEEN-031:18

Homicidal Liu - Creepypasta ITA SPECIALE DI HALLOWEEN-0

Traduzione di Schrödinger's cat.

Tutto è iniziato in una notte, la notte in cui Jeffrey Woods perse completamente la testa e assassinò i suoi genitori e il suo amato fratello Liu Woods; Jeff ha smesso di essere il ragazzo che era ed è diventato un mostro senz’anima mosso dal puro desiderio di uccidere. Ma il fratello Liu, era veramente morto dopo i tagli e le numerose coltellate infertegli dal fratello?


.

.

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No, sono sopravvissuto all’attacco di mio fratello, aggrappandomi alla vita come un vile verme, mentre perdevo sangue ogni centimetro che correvo, sentendo il cuore che mi sarebbe potuto scoppiare da un momento all’altro per lo sforzo; ma ho continuato ad andare avanti, mosso dalla disperazione di continuare a vivere, di andare da Jeff, poi, tutto è diventato nero e sono svenuto.

. . .

Passò molto tempo prima di svegliarmi. Mi ritrovai in una stanza abbastanza illuminata, pieno di tubi e imbottito di farmaci. Sentii che il mio corpo non poteva parlare e non poteva mangiare. Mi nutrivano attraverso un sondino e respiravo per mezzo di un ventilatore, riuscivo a malapena a capire chi ero; avevo appena sentito parlare un’infermiera con un medico, aveva detto che: «Questo paziente non può sopravvivere, ha bisogno di numerosi trapianti. Il suo polmone sinistro è collassato, il suo cuore è delicato e i reni non ce la fanno più, è quasi impossibile sopravvivere». Quelle dure parole, mi portarono via ogni speranza di sopravvivere a quello che mi era successo.

Poi, venne il giorno in cui mi portarono in sala operatoria per i trapianti di cui avevo bisogno, ma non potevo ancora parlare ed ero ancora piuttosto sedato, perciò non ho potuto esprimere la mia gioia in quel momento, fino a quando non sono stato salvato e ho recuperato.

L’infermiera mi disse: «Ciao, io sono Susan, ti auguro buona fortuna, sei molto forte e a malapena sei sopravvissuto a un tentato omicidio. Ho voluto personalmente prendermi cura di te, perché ammiro la tua forza, mi piacerebbe che quando uscirai dall'ospedale uscissimo insieme qualche volta ». Mi diede un bacio sulla guancia e io arrossii, non potevo negare che fosse una bella ragazza, ma non sapevo se avrei vissuto ancora per questo.

Era arrivato il momento… il momento in cui bisogna decidere di vivere o morire. Il medico ha detto che sono giovane e che sono sopravvissuto a lungo, avevo qualche probabilità di sopravvivere, così mi ha messo la maschera per addormentarmi; ma perché sentivo ancora cosa mi stavano facendo?

In quel momento, sentivo una fredda lama incidere la pelle, dalla parte dove si trovava il mio cuore. Il primo taglio era stato quello più doloroso, poi ho sentito la pelle aprirsi come burro, il dolore diventava sempre più intenso ogni secondo che passava, ogni taglio era doloroso, ma la parte più dolorosa è stata quando hanno iniziato a incidere il mio cuore e ad asportarlo dal mio corpo, da quel momento, era iniziata la mia tortura.

Ore di dolore lancinante, ogni taglio della lama faceva fremere ogni fibra del mio corpo, era un dolore insopportabile e a ogni punto di sutura, sentivo che quel poco di sanità mentale che avevo rimasto, stava venendo strappata via, fin quando la mia mente non andò completamente in frantumi.

Trascorsi interi giorni su quel letto, incapace di muovermi, incapace di parlare, con la sola compagnia della voce di quell’infermiera, Susan, che era con me giorno e notte, a parlare con me, dicendomi di resistere, mi voleva vivo, voleva conoscermi, aspettava di parlare con me e di sentire la mia voce.

Passò una intera settimana e lei veniva a trovarmi sempre più spesso, una volta l’ho sentita anche cantare e leggere un libro.

Un giorno, prima di essere in grado di muovermi, ha detto: «Vorrei tanto che ti svegliassi». Alla fine di quella frase, mi ha baciato e da quel momento, ho ricominciato a sentire il mio corpo, ad aprire gli occhi e l’ho vista.

L’ho vista piangere di gioia nel vedermi finalmente sveglio, allora ho detto: «Ciao Susan, io sono Liu Woods».
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Lei rimase un attimo attonita, poi rispose: «Davvero sei...il fratello di Jeff Woods? È stato ricoverato qui tempo fa… è stato male, e mi sono resa conto tardi della sua instabilità mentale e, poco tempo dopo, infatti, assassinò la sua famiglia. Come sei sopravvissuto Liu? In più… so che tre giorni fa ha sequestrato una ragazza, per poi bruciarla viva usando candeggina e benzina, per poi scappare e sparire dalla circolazione. Nella casa, però… o quello che ne rimane, non sono stati ritrovati più di due cadaveri. Alcuni dicono che la ragazza sia sopravvissuta, però non si sa nulla del destino toccato al cadavere del fratello di Jeff… correva voce che lo avesse portato con sé, anche se nella camera dove dormiva, ovvero tu, è stata ritrovata una scritta di sangue sulla parete, che diceva ‘GO TO SLEEP’ e un’altra nel bagno, ‘SMILE’ scritta col sangue sullo specchio… mi dispiace per la morte dei tuoi genitori, davvero e… immagino tu non voglia più tornare in quel posto. Ti andrebbe di rimanere a dormire a casa mia per un po’? Io vivo da sola, da quando i miei sono morti in un incidente d’auto e quindi, mi rimane una camera vuota».

Accettai l’offerta di Susan e subito dopo, dichiarai: «Quando uscirò di qui, vorrei portarti fuori a cena. Dove vuoi. Avrei solo bisogno di un giorno, per tornare nella mia vecchia casa a riprendere i miei vestiti, ma non so se sarà ancora tutto lì, come prima».

Lei accettò, anche se mi sembrò un po’ riluttante.

Da quel momento, Susan veniva a trovarmi tutti i giorni. Avevamo riso insieme ed eravamo molto vicini, quasi sembrava fossimo una coppia, così, le ho chiesto di essere la mia ragazza e lei ha detto: «Se voglio essere la tua ragazza? Liu… avrei voluto chiedertelo io, ma non sapevo come…». Si è avvicinata a me e ci siamo baciati.

Ero felice, che tutte le cose si stessero mettendo a posto, di aver trovato qualcuno che ora, sarebbe stata la mia nuova famiglia.

. . .

Avevo appena lasciato l’ospedale ed era il primo giorno che passavo fuori di lì. Susan mi aveva accolto a braccia aperte, e visto che era ancora giorno, le ho detto che volevo tornare nella mia vecchia casa a prendere le mie cose. Lei rispose dicendo: «Sì, però dovresti prendere qualcosa per proteggerti da tuo fratello, nel caso fosse ancora nelle vicinanze». Ho annuito, e dopodiché lei ha continuato.

«Okay… un paio di coltelli, una siringa, alcuni antidolorifici e un kit di primo soccorso in caso dovessimo metterci qualche punto di sutura nel caso ci siano dei vetri rotti e dell’acqua».

Allora, siamo tornati nella mia vecchia casa e abbiamo preso tutto quello che ci serviva, più una borsa per raccogliere la mia roba. Una volta che siamo arrivati, le ho detto qualcosa per rassicurarla.

«Non aver paura, usciremo tutti e due di qua». E l’ho baciata per calmarla, poi ho aperto la porta d’ingresso sfondandola con un calcio e siamo entrati.

Camminando dentro, ho visto le pareti della stanza imbrattate di sangue rattrappito, era il sangue dei miei genitori, che ora era versato sulle pareti della cucina, al centro della quale si trovava una tanica di benzina, un bottiglia vuota di candeggina e alcuni fiammiferi.

Continuammo a girare per la casa, finché non arrivammo al bagno, dove trovai la porta aperta e lo specchio con una tetra parola scritta col sangue – SMILE – mentre il lavandino e il pavimento, erano ricoperti di sangue. Alla fine, tutta la casa era sporca di sangue. Poi, siamo entrati nel posto più raccapricciante della casa: la mia stanza.

La frase – GO TO SLEEP – era scritta col sangue sul muro, come aveva detto Susan. Ho preso dal mio armadio alcuni vestiti, poi ho preso il mio laptop, l’mp3 e tutto quello che non era macchiato col sangue. Mentre raccattavo in giro le mie cose, mi tornò in mente la faccia raccapricciante di Jeff, con quel suo sguardo malsano, mentre in mano reggeva un coltello grondante sangue e diceva: «Shhh, torna a dormire». Quel ricordo che mi era appena tornato alla mente, mi strappò via un pezzo della mia salute mentale. Dissi a Susan di darmi la borsa per mettere dentro le mie cose. Poi, sono tornato in bagno, ho preso il coltello e ho giurato davanti allo specchio.

«Jeff… ci vedremo all’Inferno quando moriremo».

Dopo quella frase, sono tornato da Susan che era rimasta nell’altra stanza e tenendo il coltello in mano, la baciai.

«Addio… amore mio… voglio trovare Jeff per vendicarmi di ciò che mi ha fatto, perché ha ucciso i nostri genitori e ha quasi ucciso me. Ti amo Susan, anche se non ti potrò vedere dopo la morte… mi dispiace tanto».

Impugnando il coltello, stavo quasi per ucciderla. Ma no, ci ripensai. Non volevo diventare come Jeff. Allora, misi giù il coltello e tornai in me. Pregai Susan di perdonarmi. Ritornare nella mia vecchia casa, mi aveva fatto male. Lei, rispose candidamente: «Non preoccuparti, Liu, ti amo… e so anche quanto star vicino alla morte, possa far male. Torniamo a casa». Mi baciò, poi chiamammo un taxi e tornammo a casa. Più tardi, mi feci un doccia.

Sotto la doccia, ho ricordato il tempo trascorso con la mia famiglia, con mamma, papà e della mia infanzia con Jeff e degli scherzi che combinavamo insieme, la gioia di avere una famiglia unita… allora, ho iniziato a singhiozzare, ma il rumore era coperto dal suono dell’acqua che cadeva sul piatto della doccia, affogando i miei piagnucolii.

Ma questo, non importava.

. . .

La prima notte era stato qualcosa di traumatico per me. Nei miei incubi, potevo vedere Jeff, come lui era prima dell’incidente, venire ucciso brutalmente dal nuovo Jeff, poi lui si voltò verso di me e disse: «Perché non sei andato a dormire come ti avevo chiesto?».

Dopodiché, mi sono svegliato con una terribile sensazione. Susan era entrata nella mia stanza, preoccupata.

«Che cosa è successo Liu? Stai bene?».

«Sì… ho solo avuto un incubo, non ti preoccupare». Le avevo risposto.

. . .

Il giorno seguente, mi svegliai col dolce profumo di torta appena sfornata, che proveniva dalla cucina, in cui Susan, stava preparando la colazione… come faceva mia madre. Le ho dato il buongiorno, mi sono messo a sedere e ho iniziato a mangiare. Quanto tempo era passato, dall’ultima volta che avevo mangiato una torta cucinata con amore?

Non me lo ricordavo, ma il sapore… era qualcosa di fantastico, ma la felicità non durò a lungo.

Ogni giorno che passava, continuavo a sentirmi tormentato e ad avere sempre pensieri malsani per la testa. Stavo impazzendo. Susan, mi ricordava sempre di più mia madre. Una volta, presi un coltello dalla cucina e andai nella sua stanza. Lei si stava preparando per uscire con me, era bellissima, non ero capace di ucciderla, non in questo modo, non sapendo che lei mi amava, non senza provare amore per l’ultima volta nella mia vita… io la amavo, ma stavo diventando pazzo ogni giorno che passava e questo mi costava enormi fatiche, tenere a freno il desiderio di affondare un coltello nel suo cuore. Non potevo uccidere, non c’erano molte altre opzioni, pensai.

. . .

Una volta usciti da teatro, stavamo percorrendo la strada per tornare a casa, quando decisi di parlarle.

«Susan, io ti amo, ma c’è qualcosa dentro di me che mi sta uccidendo… non so quanto tempo riuscirò a sopportarlo, ma… volevo dirti che qualsiasi cosa accada, io ti amerò sempre».

Dopo quella frase, un delinquente strappò la borsetta a Susan, ferendola al braccio. Qualcosa scattò in me. In un istante, sentii la rabbia in me che cresceva, insieme a un desiderio che si faceva prepotente nella mia testa. Avrei voluto ucciderlo per aver fatto del male a Susan, così lo rincorsi, estraendo un coltello che nascondevo nella tasca della giacca.

Quando lo raggiunsi, eravamo ancora nella strada dove lui aveva rubato la borsa alla mia amata Susan e lo obbligai a chiederle perdono, di fronte lei. Ma questo, questo non era abbastanza per me… volevo prendermi la sua vita, ma prima, dissi a Susan: «Corri, non voglio che tu veda questo. Ti amo Susan, non voglio che tu assista».

Lei fece come le dissi e quando arrivò il momento, tornai a fissare quell’uomo. «Non ti perdonerò per aver fatto del male a Susan… lei è troppo buona e pura per essersi meritata questo. Quello che le hai fatto è un crimine grave e allora, pagherai per ciò che hai fatto con la vita».

Ho stretto il coltello e ho iniziato a colpirlo ripetutamente, sentendo la lama affondare nella sua carne e guardando gli occhi sofferenti di quell’uomo, che si stavano spegnendo, man mano che la vita stava abbandonando il suo corpo, per le ferite letali che gli avevo inflitto. Ho asciugato con un fazzoletto le macchie di sangue dalla mia giacca di pelle, così avrei nascosto il fatto che avevo ucciso il ladro e sono tornato in strada, dove poco più avanti trovai Susan, in una caffetteria all’angolo che aveva ordinato un forte espresso.

Lei stava bene, per fortuna.

. . .

Il paramedico le aveva medicato la ferita, che non era per fortuna stata profonda e lo ringraziai. Susan e io tornammo a casa e la accompagnai nella sua stanza, poi mi sdraiai nel letto accanto a lei.

«Susan…» sussurrai «… non avrei mai voluto che ciò accadesse, ma ho capito una cosa, ed è che non voglio che nessuno ti faccia del male, a partire da oggi. Non ti preoccupare, da ora in avanti nessuno ti farà mai più del male, te lo prometto».

L’ho baciata e poi sono andato a farmi una doccia.

Ho realizzato che non potevo ucciderla, lei era tutto quello che avevo rimasto, l’unica persona che amavo, ma… avevo provato una certa soddisfazione nell’uccidere quell’uomo. Così, da quel momento in avanti, avevo deciso di uccidere solo le persone che facevano del male agli innocenti, alle persone che mi stavano a cuore e chiunque, tentasse di far del male a Susan.

. . .

I giorni passarono e sempre più persone vennero uccise, ma mi stufava dover avere sempre i pantaloni macchiati di sangue, così decisi di comprarne un paio di pelle, in modo tale che indossando giacca e pantaloni di pelle, sarei riuscito a rimuovere le macchie di sangue più facilmente, usando della benzina.

Uccidere era diventata la mia abitudine, anche se assassinare le persone a coltellate era piuttosto ripetitivo e noioso, così ho iniziato a inventarmi metodi nuovi. Alcuni erano stati bruciati vivi con della benzina, altri operati senza anestesia, altri ancora erano stati forzati a mangiare le loro stesse viscere oppure sminuzzati in tanti piccoli pezzi per poi essere dati in pasto ai cani randagi.

Non ho mai ucciso innocenti, ma solo criminali che meritavano di morire. Questo, faceva di me un eroe? Sono andato avanti per molto tempo e mentre spendevo parte del mio tempo in questo modo, il resto lo trascorrevo con Susan. Fin quando, un giorno, non decisi di portarla fuori a cena.

Avevo iniziato a lavorare in un ristorante e la paga era buona, così mi permisi di portarla in un posto di lusso, per una cena a lume di candela, poi, mi dichiarai.

«Susan, siamo stati insieme per ormai un anno e io so che tu sei l’amore della mia vita e che non potrei vivere senza di te. Vorrei chiederti una cosa…». Mi inginocchiai e aprii una piccola scatolina che estrassi dalla tasca, mostrando un anello.

«Vuoi sposarmi?».

Lei era felicissima e con le lacrime agli occhi, mi rispose.

«Certo che ti voglio sposare».

Lasciammo il ristorante dopo cena e non ero mai stato così felice in tutta la mia vita, fin quando un dannato non le sparò fuori dal ristorante.

Stavo esplodendo di rabbia e ira, ma non potevo lasciare Susan da sola, sanguinante e morente, così l’ho portata all’ospedale più vicino.

Il dottore disse: «Adesso è un momento delicato, nel peggior dei casi potrebbe non risvegliarsi». Lasciai l’ospedale a tornai in strada a cercare il tizio che le aveva sparato. Avevo memorizzato molto bene la sua faccia e non doveva essersi allontanato di tanto. Girando un paio di strade, quelle più frequentate dalla malavita della città, lo trovai. Lo colpì duramente alla testa quando era di spalle e poi, urlai di rabbia.

«Ti ucciderò bastardo per quello che hai fatto a Susan, pagherai con la vita!».

L’uomo morì, nell’istante stesso in cui terminai la frase.

. . .

Tornai all’ospedale, dove il dottore mi disse che Susan era appena rinvenuta e così, le ho parlato. Quando sono entrato nella sua stanza, lei disse: «Liu? Sei tu? Sono contenta che tu sia arrivato. Spero di riuscire a resistere. Ti amo… non voglio morire, ma se ciò dovesse succedere, voglio che sia tu a prendere la mia via… lo so che cosa facevi, so di tutti i criminali che hai ucciso e penso che questa sia una missione davvero nobile e perciò, non fermati Liu, ma continua con ciò che facevi».

Abbiamo parlato per un’ora, in cui ci siamo detti tutto quello che c’era da dire, anche se, non mi andava l’idea che stavo per perdere l’unica persona importante che mi era rimasta.

Il medico non tardò ad arrivare, per avvisarmi. «Signor Woods, le sue ferite sono gravi e dobbiamo operarla». Diedi il consenso. Lei fu portata in sala operatoria e le tre ore che seguirono dall’inizio dell’intervento, sembrarono non passare mai. Avrei voluto asportarmi gli occhi per la disperazione, continuando a sperare che Susan sarebbe riuscita a sopravvivere all’intervento.

Un volta che tutto finì, lo stesso medico tornò da me per dirmi: «L’operazione è andata bene, i suoi parametri vitali sono stabili e domani, dopo l’anestesia, si risveglierà. Con calma, tra due settimane, potrà essere dimessa dall’ospedale». Quelle parole mi fecero prendere un colpo per la gioia e mi sentì così in pace, di sapere che Susan ce l’aveva fatta.

Ma i nostri problemi non erano finiti.

. . .

Il giorno seguente, rimasi tutto il tempo nella sua camera d’ospedale finché lei non si svegliò. Quando mi vide, la prima cosa che disse, mi spezzò.

«Chi sei tu? Dove sono mamma e papà?».

Lei, non ricordava più nulla di me. Quelle parole mi riempirono di tristezza, ma volevo che lei ricordasse tutto. Così, quando lei recuperò, la riportai nell’ospedale dove lavorava come infermiera e dove ci siamo incontrati la prima volta.

«Tu sei Liu? Sei cambiato un po’ da come ti ricordavo». Disse sorridendo, spostandomi una ciocca di capelli dal viso. «I tuoi capelli erano più corti». Poi, la portai nella mia vecchia casa e si ricordò anche di quando eravamo stati lì. Nel corso della settimana, la portai in diversi posti, al fine che riuscisse a recuperare la memoria, finché non tornammo al ristorante dove mi ero dichiarato.

«Liu, adesso ricordo tutto… qui è stato dove mi hai chiesto di sposarti! Grazie di essere stato con me fino ad adesso». Mi abbracciò.

«Tu hai fatto lo stesso per me, ti amo Susan».

La baciai, ma quando ci separammo, lei iniziò ad avere delle convulsioni e la cosa mi spaventò al punto, che decisi di riportarla in ospedale.

Non sapevo quanto sarebbe andata avanti, ma io la amavo troppo per lasciarla da sola quando lei aveva bisogno di me. Ero fuori dalla porta, ad aspettare che venisse qualcuno a darmi sue notizie. Poco dopo, infatti, venne un medico nuovo che non avevo mai visto prima e disse in tono neutro: «Mi dispiace Signore, ma la sua ragazza non ce l’ha fatta».

Quella frase mi avvolse di tristezza e odio, così che balzai sul medico per spezzargli il collo. Non avevo più ragione di contenermi. Iniziai una vera e propria carneficina dentro quell’ospedale, uccidendo uomini, donne, bambini e malati…

Li ho uccisi tutti. Non potevo sopportare di vederli in vita e di sapere morta la mia Susan. No, lei non poteva morire in questo modo, non avrei permesso che ciò accadesse, anche se era inevitabile.

I miei vestiti e le mie mani, ora, erano intrise del sangue di innocenti… e il mio sguardo era cambiato. Afferrai un bisturi e cominciai a incidere sul petto, un cuore, con dentro le iniziali di Susan e l’ora della sua morte, il giorno del nostro anniversario e la data in cui ci eravamo incontrati.

Poi, presi del filo di sutura e un ago, iniziando a cucire le estremità della mia bocca, formando una specie di sorriso lungo il viso, in modo che nessuno potesse vedere la mia sofferenza interiore.

A opera conclusa, tornai a casa. Presi i miei vestiti e le cose che utilizzavo per uccidere le mie vittime; poi, me ne andai, per non fare mai più ritorno.

Ora, vivo uccidendo persone felici, anche se, una volta che sarò morto non potrò comunque rivederla… però, uccidere, mi consola. E anche tu, se un giorno, mi dovessi vedere… scappa. Non mostrarmi la tua gioia, altrimenti morirai di una morte atroce e spietata, e nessuno potrà più riconoscere il tuo corpo sfigurato.

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