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Ho visto i suoi occhi. Me l'avevano detto di non guardare, ma non ce l'ho fatta. Non l'ho neanche fatto di proposito, credo. Semplicemente è successo. Dio, perché l'ho fatto? Perché?

Ero un volontario del pronto soccorso: il mio compito era di salvare la vita di chi ha un incidente, di chi sta male, portarlo in salvo. Talvolta non c'è nulla che si possa fare, come nell'incidente capitato il mese scorso, su quella dannata curva a ridosso della collina, dove la strada ghiaccia sempre: se la prendi con troppa velocità, finisci male. 

Fu un gran brutto incidente, uno di quelli che non vorresti capitassero mai durante il tuo turno. Erano le tre del mattino, nevicava. Eravamo in tre, tutti preparati al peggio, a un gran brutto codice rosso. Quella dannata curva ne aveva fatto fuori un altro, ci dicevamo. Sempre così. Dannata, dannatissima curva. Come ci aspettavamo, la scena era un inferno di lamiere: non che non ne avessi viste di simili, però mi diede veramente un vuoto allo stomaco. Tutto illuminato dai lampeggianti dell'ambulanza sembrava ancora più strano, agghiacciante. Ricordo il sangue sulla neve, quel groviglio di intestini che uscivano dal ventre aperto di quella poveretta, ma ricordo anche della nuvoletta di fiato che le sgorgava fuori dalle labbra e di come guizzavano i suoi occhi.

Mi inginocchiai sulla poltiglia di neve e sangue. Lei si volse a guardarmi e materialmente il suo sguardo agganciò il mio e fu... Signore, fu come se esistessero solo i suoi occhi! Me ne avevano già parlato, credo che se ne parli sempre, a voce bassa, come si parla delle cose che fanno paura. "Se stanno morendo non devi mai, mai guardarli negli occhi. Perché loro sanno che tra poco moriranno, lo capiscono. E ti odiano perché tu invece continuerai a vivere."

Credevo fosse una stupidaggine, ma in quel momento capii che non lo era. Mi sentii... Risucchiare. Nel suo sguardo c'era una paura tanto profonda da contagiarmi. Era come se i suoi occhi urlassero "Ti prego, salvami, sto morendo!" E io me ne stavo lì, imbambolato, ad ammirare la sua vita che scivolava via da lei, senza poter fare nulla. Mi resi conto un attimo dopo che non stava guardando me. Non vedeva me, ma vedeva qualcos'altro... forse vedeva la morte, la vedeva per davvero, la sua vera forma, e io... Io la vedevo a mia volta, attraverso i suoi occhi e poi, semplicemente, lei morì. Fu come vedere una candela che si spegne. 

E' passato un mese. Non sono più un volontario. Mi sono attaccato alla bottiglia, ma ormai neanche l'alcol serve a scacciare quello sguardo. Lo vedo mentre dormo, lo vedo sul viso della gente, lo vedo nel buio. E' sempre lì, che mi parla, con quei suoi occhi colmi di un terrore abissale, occhi che hanno visto ciò che tutti un giorno saremo obbligati a vedere.

Non sono più un uomo, non so che cosa sono. Io sono paura, una costante, tremenda paura. 

Se qualcuno sentirà queste parole, le diffonda, per l'amor di Dio! Non guardateli negli occhi mentre muoiono, perché allora saprete! Oh, Dio mio, allora saprete!

Mi sento intorpidito: i sonniferi iniziano a fare effetto. Eppure ho ancora paura. Dio, ora vedrò quel che vedeva lei! Ora mi spegnerò... Oh Dio...È così?... È questo?... 

... La vedo...

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L'uomo fu trovato senza vita nel suo letto: si era ucciso ingerendo due flaconi di potente sonnifero. Accanto al comodino c'era un registratore. Le parole che avete letto furono le ultime che pronunciò. 





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