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Guendalina

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Guendalina era albina. La superstizione popolare del tempo collegava l'albinismo con eventi di natura magica se non diabolica. Per questo il padre aveva deciso di farla sempre scortare da un paio di guardie e non la faceva mai uscire di casa per proteggerla dalle dicerie e dal pregiudizio popolare.

La madre le tingeva ripetutamente i capelli con pigmenti di natura vegetale estremamente volatili. Questi, complice la scarsa capacità dei capelli albini di trattenere il pigmento, avevano dato alla bimba riflessi azzurri come i suoi occhi che ne originarono il soprannome di Azzurrina.

La leggenda narra che il 21 giugno del 1375, nel giorno del solstizio d'estate, Azzurrina giocava nel castello di Montebello con una palla, mentre fuori infuriava un temporale. Era vigilata da due armigeri di nome Domenico e Ruggero. Secondo il resoconto delle guardie la bambina inseguì la palla caduta all'interno della ghiacciaia sotterranea. Avendo sentito un urlo le guardie accorsero nel locale entrando dall'unico ingresso ma non trovarono traccia ne della bambina ne della palla. Il suo corpo non venne più ritrovato.La leggenda vuole che il fantasma della bambina sia rimasto intrappolato nel castello e che torni a farsi sentire nel solstizio d'estate di ogni lustro (quindi che finisce per 0 e 5).

Ecco, dopo questa premessa, inizia la storia della mia esperienza insolita e alquanto inquietante.

Io, mi chiamo Guendalina, Guenda per gli amici.

Sapete quando non avete nulla da fare, e curiosate cercando cretinate su Internet?

Una sera, scrivevo su Google il mio nome, così, per vedere quali risultati sarebbero venuti fuori.

Cercai, anche su Wikipedia il mio nome e cognome, e venni reindirizzata automaticamente alla pagina di “Azzurrina”, il cui vero nome era Guendalina Malatesta.

Lessi la sua storia, e quando vidi il suo ritratto, mi salì all’istante un brivido lungo la schiena.

Quel ritratto, di cui, fino ad allora non conoscevo il soggetto raffigurato, era appeso su un muro di camera mia da sempre.

L’avevano comprato i miei genitori molto tempo prima che io nascessi.

Solo in quel momento, capii di avere una replica del quadro originale, una replica quasi identica.

Iniziai a fare ricerche su Azzurrina, e man mano che cercavo, più affinità e analogie tra me e lei saltavano fuori.

Non sono albina, ma comunque, la mia carnagione e molto chiara, quasi cerulea; inoltre, da piccola, ricordo che mia mamma mi tingeva i capelli con l’henné, le erano sempre piaciuti i capelli nero corvino, che lei, essendo rossa, non riusciva ad avere.

Quel quadro, l’ho sempre odiato, fin dalla prima volta che lo vidi, mi incuteva un terrore innato, quasi illogico, che mi divorava ogni volta che lo guardavo.

Mi ricordo anche di più incubi fatti su di esso, sognavo che dal quadro uscisse Azzurrina, sotto forma di ectoplasma, e che vergognosa del suo stato incorporeo, scacciasse la mia anima per prendere posto nel mio corpo.

Mi svegliavo sempre prima che ciò accadesse nell’incubo, come se la mia mente, stesse reagendo ad un qualcosa, che non era un incubo banale, ma una situazione reale trasportata nel mondo onirico.




Ultimamente, il quadro è stato spostato nel garage, ma nella notte, sento il rumore di rimbalzi di palla, grida, e una voce che mi sussurra: ti va di giocare?

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