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In Emilia-Romagna, (o almeno, non so se in altre regioni italiane, ci sia questa leggenda), si dice che il 2 Novembre, se non si rifà il letto, appena svegli, gli spiriti dei morti vengano a riposare e dormire nel vostro letto disfatto.

I miei nonni e mia madre me lo dicevano sempre, quando ero piccolo. Mia madre, ogni 2 Novembre, mi chiedeva se avevo rifatto il letto, e io, con sicurezza affermavo.

Ero un bambino molto obbediente tutto l’anno, ma l’idea che un fantasma mi si aggirasse per la camera da letto mi spaventava un po’, anche se ero conscio del fatto che, questa leggenda, poteva solo essere un pretesto per far fare i lavori di casa ai bambini, o comunque questa paura dei fantasmi era davvero insensata.

Chiedevo conferme di questa cosa al mio caro nonno materno. Si chiamava Angelo. Era un uomo alto, coi capelli grigi e gli occhi azzurri. Quando mamma e papà lavoravano, ero molto felice di passare del tempo con lui. A volte giocavamo a carte, principalmente a briscola e scopa. Ma quello che mi piaceva di più era quando mi raccontava delle storie e delle leggende.

Mi raccontava del fatto che ogni 2 Novembre, gli spiriti vanno a dormire nei letti disordinati. Diceva anche che ad alcuni suoi amici d’infanzia, quando erano giovani era capitato.

Al nostro vicino di casa, era successo. O almeno, così lui ha raccontato al nonno. Il 2 Novembre si era dimenticato di rifare il letto. Si alzò, andò a fare colazione, prima di andare a lavorare nei campi. Tornò alla sera, si fece una doccia ed entrò in camera da letto. Vide il fantasma di sua moglie, che, stesa sul letto, lo guardava con amore. All’epoca l’uomo aveva 30 anni. La moglie era morta prematuramente di malattia.

Anche lui, si era scordato di quella leggenda e, in un certo senso, ne aveva subito le conseguenze. Non l’aveva mai raccontato a nessuno, soltanto al nonno, quando ormai la vecchiaia lo avrebbe portato via con sé da un momento all’altro. Aveva paura di non essere creduto. Se l’avesse detto a qualcuno, avrebbero sicuramente bollato la storia come il ricordo malinconico della moglie e che la sua assenza lo faceva stare ancora male, e che il suo ricordo sarebbe stato duro da mandar via dalla mente.

Poi mi raccontava anche di gente che aveva visto volti sconosciuti, principalmente bambine, che sorridenti stavano sul letto, addirittura molte volte, la gente vedeva anche mostri spaventosi. E tutto il 2 Novembre. E tutti non avevano sistemato le coperte. Tutti, però, da quel momento, ogni 2 Novembre, sistemavano il letto minuziosamente, altre persone, lasciavano apposta il letto disfatto per vedere se altri “ospiti” sarebbero arrivati. Ma, in quel caso, non c’era niente. Forse, gli spiriti sanno quando un letto è lasciato in disordine apposta. Loro dormono lì solo quando te ne dimentichi senza pensarci. Non si sa il perché di tale cosa.

Quelle storie mi inquietavano ma mi affascinavano allo stesso tempo, perché sapevo che erano racconti veri, vissuti da persone che potresti conoscere o avere visto a scuola, ai giardinetti, dal panettiere e non squallide leggende metropolitane inventate dai bulletti più grandi, per spaventare i bambini.

Crebbi, cominciai a guardare film horror e leggere creepypasta. Cercai anche approfondimenti su queste leggende, ma trovai poca roba. Forse, i racconti del nonno mi avevano portato ad amare il mondo del paranormale.

Col tempo, cominciai a guardare il lato realista delle cose: se c’era un fondo di verità in quei racconti, forse era troppo condito di fantasia. Anche se amavo questo mondo, guardavo il lato razionale. La storia del vicino di casa poteva solo essere, il dolore della scomparsa della moglie. Riguardo alle visioni, pensai che fossero solo frutto dell’immaginazione o magari avevano semplicemente alzato troppo il gomito.

Col tempo mi dimenticai, o almeno, archiviai nel mio cervello i racconti del nonno. Ormai ero un 30enne. Ero sposato con la donna che amavo. Era in dolce attesa. Era il nostro primogenito. Si sapeva che era un maschietto! Mia moglie era all’ottavo mese di gravidanza e i nostri cuori erano emozionati e felici allo stesso tempo. C’era fermento in famiglia. Si preparavano le ultime cose per la stanza del piccolo, ormai completamente arredata.

Arrivò il due novembre. Era il giorno dei morti e io ero a casa da lavorare. Mia moglie si era alzata prima di me per preparare la colazione.

Io mi alzai, lasciando il letto disfatto. Andai in cucina, diedi un bacio a mia moglie e le sussurrai “ti amo”. Lei sorrise dolcemente e mi diede un bacio a stampo. Aiutai mia moglie a pulire casa, sapete, non volevo che mia moglie si sforzasse molto col bambino in arrivo!

Dopo, ci guardammo un film. Dopo pranzo, lei volle andare a trovare un’amica. Io acconsentii, ma la pregai di chiamarmi subito se c’erano problemi e di non sforzassi troppo. Lei mi rassicurò. Ci baciammo, abbracciati come due adolescenti.

Lei uscì.

Io rimasi solo in casa. La casa era piuttosto in ordine, così decisi di fare un pisolino.

Andai a letto e vidi mio nonno, disteso sul letto. Sul momento rimasi perplesso, ma dal momento che mia mamma abitava al piano di sotto e io al piano di sopra, non ci feci caso. Probabilmente aveva bisogno di qualcosa. Quando mi vide, si sedette.

“Buongiorno Luca” mi salutò il nonno.

“ Eih, nonno! Come stai?” risposi. Era stranamente emaciato e i segni del tempo si vedevano molto vividamente. Ma comunque, sembrava in buona salute.

“come mai non ti ho sentito arrivare?” gli chiesi poi perplesso

“sai che io sono silenzioso come una tigre nella foresta!” disse ridendo.

Io risi divertito alla sua battuta.

“Tua moglie dov’è?” mi chiese

“Da un’amica”

“Sei nervoso eh?”

Lo guardai un attimo, stranito. “Come?”

“Lo sai, fra ameno di un mese diverrai padre. Anche tuo padre era molto agitato, sai?”

“In effetti, lo sono e capisco papà”

“Mia figlia, tua madre, era così felice. Era emozionata e impaurita allo stesso tempo. Sapeva che la sua vita sarebbe cambiata radicalmente e che avrebbe dovuto darti tutto l’amore di questa terra. Sono discorsi che ho sentito pronunciare da tua moglie, per caso, quando parla con tua suocera al telefono”

Io sorrisi.

“Lei ti ama molto” continuò il vecchio” lo si vede dal suo sguardo, da come ti abbraccia, da come ti parla, è fiera di te. Si fida di te. Se ti ha dato un figlio, significa che ti ama e che vuole vivere la sua vita assieme a te”.

Ero commosso. I miei occhi erano gonfi di lacrime di commozione. Ma quegli occhi stavano per scoppiare, quando mio nonno mi disse: "Io mi fido di me, sei sempre stato un ragazzo buono, generoso, e gentile con tutti. Sei sempre andato bene a scuola, hai sempre rispettato mamma, papà e i nonni, compreso il sottoscritto. So che darai tutto l’amore che hai al tuo bambino, so che li darai una buona educazione e che avrà sani principi.”

“Questi discorsi, me li ha fatti anche papà, e sono fiero che la pensiate in questo modo. Sì, lo farò! Sarò un padre e un marito esemplare, non farò mancare nulla né a lui ma neanche a mia moglie! Voglio essere una persona fiera e onesta”

“Così ti voglio, caro nipote!” sorrise dolcemente il vecchio.

Dopo di che, il vecchio si alzò, diede le spalle al nipote e disse “Io veglierò sempre su te e la tua famiglia, abbi cura di te, ti voglio bene, Luca”

“Anch’io” sorrisi con le lacrime agli occhi. Voltai un secondo la testa, poi mi girai e il nonno non c’era più.

Poi capii. Era il fantasma del nonno. Rimasi fermo, con gli occhi sgranati, perplesso. Mi ritornò alla mente, che, mio nonno Angelo era morto qualche anno fa a causa di un tumore. Ricordai che andai al suo funerale. Ero triste, amareggiato, piangevo tutte le lacrime che avevo in corpo. Ero talmente triste che, il giorno dopo, rimasi a casa da scuola, in lutto. Piansi tutto il giorno.

E piansi anche quel giorno, buttandomi in ginocchio sul pavimento, nel silenzio della mia camera da letto. Quelle lacrime erano miste a commozione e tristezza. Calde lacrime sgorgavano il mio viso.

Capii, che non avevo rifatto il letto quella mattina e che il nonno ne aveva approfittato per farmi una visita e starmi vicino in un momento così importante della mia vita.

Quello stesso giorno, andai al cimitero (era vicino a dove abitiamo) a trovare il nonno.

Accarezzai dolcemente la foto messa sul suo loculo e, facendo il segno della croce, mi baciai il dito e lo appoggiai sulla fredda fotografia.

Tornato a casa, vidi mia moglie, che, con fare preoccupato mi chiesi dove fossi andato.

Io le raccontai tutto. Lei con le lacrime agli occhi mi abbracciò teneramente. Piansi ancora, fra le sue braccia.

Ero tentato, l’anno dopo, di non rifare apposta il letto, ma sapevo che era come barare, e io sono un uomo molto sincero, e poi, mi sembrava giusto lasciare riposare il mio amato nonno.

Arrivò il giorno della nascita di nostro figlio. Mia moglie ed io, decidemmo di chiamare nostro figlio Angelo, in onore del nonno.

Questa è la mia storia. Spero che qualcuno mi creda, che la prenda con interesse e spero che mio nonno, come suggerisce il nome sia un angelo in Paradiso, e sono sicuro che il suo cuore buono e gentile li abbia fatto conquistare in pieno un posto nel regno dei Cieli.

Grazie nonno per quella visita. Ti voglio e ti vorrò sempre bene.


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