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Odiava quello specchio, non gli era mai piaciuto, lo inquietava.

Era un vecchio specchio alto quasi 2 metri, costantemente lucido nonostante fosse lì da prima ancora che lui nascesse; la cornice di mogano scuro non rappresentava nulla di particolare, erano delle spire che salivano e si attorcigliavano dalla base dello specchio fino a congiungersi in cima. L'unica decorazione erano delle sfere di vetro simili a degli occhi incastonate nella cornice, il ragazzo aveva sempre avuto l'impressione che col tempo aumentassero, ma non ne era sicuro e comunque non gli importava più di tanto.

Quella casa apparteneva alla sua famiglia da molte generazioni, da prima che nascessero i suoi genitori e lo specchio (a detta di tutti i suoi parenti) era sempre stato lì in quella stanza che ormai era diventata la sua camera.

Ogni tanto provava a specchiarsi ma più si guardava e più era convinto che quello riflesso non fosse lui, vi era qualcosa di strano ma non capiva cosa fosse ed in più si sentiva osservato dalle sfere decorative simili ad occhi che costellavano la cornice dello specchio.

Non si specchiava mai, un po' perché non gli piaceva specchiarsi e un po' perché vedere il suo riflesso in quello specchio lo turbava, come se si vedesse in una maniera che lo spaventava quando invece il riflesso, almeno apparentemente, era normale.

Ogni volta che guardava negli occhi il suo riflesso aveva l'impressione che fossero vitrei, come fatti di cristallo, si sentiva turbato... si sentiva nervoso ogni volta che incrociava lo sguardo del suo riflesso. Una sera tornò in camera dopo un violento litigio con i suoi genitori, il nervosismo era tale che aveva le lacrime agli occhi e quasi gli tremavano le mani, per sfogarsi tirò un pugno talmente forte allo specchio che si meravigliò che esso non si fosse rotto.

Si poggiò ad esso per cercare di schiarire le idee su tutto quello che stava succedendo nella sua vita, dai litigi sempre e più frequenti e violenti con i genitori alla progressiva perdita di quasi tutti i suoi amici a causa di un suo presunto cambiamento caratteriale in peggio, un nervosismo che secondo lui derivava proprio da quello specchio.

Ad un tratto lo specchio cominciò a tremare, prima in modo impercettibile poi sempre più forte fino a incrinarsi, il ragazzo staccò subito le mani dal vetro che dopo qualche secondo smise di tremare e cadde in frantumi, frantumi che appena toccarono terra si dissolsero all'istante. Aveva chiuso gli occhi dallo spavento, appena li riaprì vide cosa aveva provocato la rottura del vetro. Un uomo, una figura vestita con degli indumenti eleganti di seta neri e con due candidi guanti di un bianco quasi innaturale; il viso era coperto da una maschera d'argento amorfa, senza decorazioni o intarsi, solo i comuni tratti somatici di quasi tutte le maschere usate dai mimi. Solo pochi secondi dopo il ragazzo capì che quella non era una maschera, ma era il suo viso.

Era impietrito dalla paura, ma c'era qualcosa in quell'uomo che gli sembrava familiare, era come se, come se l'avesse visto qualche altra volta nello specchio, al posto del suo riflesso.

L'uomo alzò leggermente la mano e la posò sulla spalla del ragazzo che, nonostante la mano fosse coperta dal guanto, al tatto la sentiva gelata, fredda come il cristallo da dove era uscito poco prima. Una scarica gelida gli attraversò il corpo partendo dalla spalla dove era poggiata la bianca mano dell'uomo che appena vide l'espressione del ragazzo cambiare, con una voce profonda e graffiante quanto l'urlo di un corvo disse: -Lo senti questo vento freddo che ti attraversa il cuore? Hai come l'impressione che ti si stia gelando l'anima vero? Senti questo silenzio che ti annebbia la mente? I muscoli ti si contraggono senza controllo, il respiro ti diventa pesante, quasi metallico, gli occhi diventano vitrei e la voce diventa un sibilo quasi nullo. Senti tutto questo, senti la morte?-

Appena finì di pronunciare quelle parole sfiorò con la mano il petto del ragazzo, il viso di quest'ultimo mutò in un'espressione di dolore e sofferenza e di colpo emise un sospiro secco, gli occhi si annebbiarono e divennero di puro vetro.

Appena staccò la mano dal petto del ragazzo, sull'argentea maschera dell'uomo dello specchio si dipinse un sorriso compiaciuto, quasi divertito e con un rapido movimento scomparve nello specchio da cui era venuto, affondando nel lucido vetro come se fosse acqua.

Il corpo senza vita del ragazzo cadde a terra con un tonfo sordo, era freddo come il marmo, come se gli fosse stato portato via ogni fluido corporeo, come se il sangue fosse gelato all'istante. Di colpo gli occhi, ormai divenuti sfere di vetro, vennero come risucchiati all'interno delle orbite e le palpebre si chiusero.

Di colpo sulla cornice apparvero altre due sfere di vetro a forma di occhio, di un verde cristallino, proprio come quelli del ragazzo.

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