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Gli Squartatori

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Era una notte come le altre. Andai a letto alle 23, come sempre. Entrai in camera e chiusi la porta alle mie spalle. Mi coricai e chiusi gli occhi, cercando di addormentarmi. Fuori dalla finestra, l’oscurità più totale. Quella notte la Luna aveva deciso di nascondere il suo volto all’indegna umanità. Nella tenebra, tentai di rilassarmi, cercando di entrare in comunione col buio che avvolgeva ogni cosa nel suo freddo abbraccio. Prima di addormentarci accade che i pensieri inizino a rincorrersi, a errare di propria iniziativa, spaziando dalle riflessioni più piacevoli alle più scabrose macchinazioni, fino a quando il corpo non si rilassa e la mente entra in una sorta di intermundum, che non è collegato né alla realtà sensibile, né al mondo dei sogni. Quando iniziò, mi trovavo in questa singolare condizione.

Fu un sospiro. Un lungo, freddo, lieve e quasi impercettibile sospiro accanto al mio volto. Sentii chiaramente l’aria accarezzarmi l’orecchio destro, pregna di un odore dolciastro. I miei occhi si spalancarono e scrutarono turbati la tenebra che mi circondava. Solo oscurità. Aspettai ancora qualche minuto, teso e incredulo, che qualcosa si rivelasse. Inutilmente. Fin da bambino le storie riguardanti fenomeni sovrannaturali avevano suscitato la mia curiosità. Amavo il brivido che scuoteva la mia anima sentendo parlare di macabre storie di assassini e di vendette dall’oltretomba. In ogni caso, le avevo sempre considerate solo storie, nient’altro. Scacciai gli inquietanti pensieri che iniziavano a sorgere in me e mi coricai nuovamente. Chiusi gli occhi.

Dita gelide, viscide come vermi sfiorarono il mio fianco destro, quasi carnali, grondanti di desiderio. Gridai. Tentai di afferrare quelle diaboliche dita, ma esse, come mi mossi, scomparvero. Cercai di accendere la lanterna che tenevo sempre accanto al letto. Dopo qualche secondo, una pallida e timida fiamma iniziò a rischiarare la mia stanza. Non c’era niente di strano. Nonostante l’orribile sensazione di bagnato, il mio fianco era asciutto al tatto. Notai solo un piccolo taglietto, che probabilmente mi ero provocato sbattendo contro la mia credenza di legno quella sera. Cercai tracce per terra, qualcosa che segnalasse la presenza di un estraneo nella stanza, ma non trovai nulla. La mia stanza era come era sempre stata. La finestra era saldamente chiusa, come anche la porta. Eppure ero terrorizzato. Il sospiro, quelle dita gelide che mi avevano toccato… Che stessi diventando matto? Che fosse stato solo un sogno, un’allucinazione? Volli credere questo. Pregai perché fosse così. Ma non riuscii a spegnere la lanterna. Mi fu impossibile, il terrore che mi pervadeva era troppo. Rimasi coricato, osservando la fiamma contorcersi, guizzare, fino a quando, finalmente, non mi addormentai, sfinito. Era oramai notte inoltrata.

Feci sogni orribili. Vermi strisciavano lungo il mio corpo, mani di cadaveri mi toccavano, esploravano il mio essere, strappando brani di carne scarlatta, sanguinante. Avvertivo il dolore come se tutto questo mi stesse accadendo davvero. Un rumore sommesso risuonò lontano, nelle tenebre, come di un pugnale che viene sguainato. La visione vacillò, ma dopo poco precipitai nuovamente nell’incubo. Un verme scavò nel mio occhio, penetrando nella pupilla. Lo sentivo dimenarsi all’interno del mio cranio, continuando a penetrare in profondità. Un rumore sordo e viscido, come di lama che penetra nella carne molle di una bestia da macello, mi scosse definitivamente. Mi ritrovai nuovamente nella mia stanza, nel mio letto, fradicio di sudore. Il mio cuore martellava terribilmente. Mi portai le mani al volto e costatai che era intatto. Riaccesi la lanterna, che nel frattempo si era spenta. Osservai la fiamma, asciugando il mio volto dal sudore. Che cosa stava accadendo? Ero sempre più terrorizzato. Guardai fuori dalla finestra, ricercando il minimo segno di luce che testimoniasse l’arrivo dell’alba. Ma vidi solo il profondo nero della notte.

Sconsolato, angosciato, mi coricai nuovamente, ma il sonno decise di ignorarmi. I miei pensieri ricominciarono a vagare vorticosamente in me. Le immagini del sogno presero a tormentarmi. Le sensazioni erano state così vivide. La mia carne era apparsa così rossa. Potevo ancora sentire il suono orrendo delle creature che banchettavano con le mie carni. Potevo ancora avvertire lo strisciare dei vermi sul mio corpo. Mi rigirai migliaia di volte nel mio letto, tentando disperatamente di allontanare la sensazione della mia carne che si lacerava, delle orribili mani che frugavano nel mio ventre. Cosa cercavano? Cosa volevano? Qual era il motivo di quella così orribile e carnale brama? Perché quelle mani erano così avide, così fameliche e desiderose?

Mi parve che il mio ventre si stesse aprendo. Gemetti. Passai le mani sul mio corpo. Bagnato. Il mio letto, la mia persona, tutto era bagnato di un liquido viscido. La lanterna si spense di colpo prima che potessi osservare che cosa fosse il liquido che impregnava il mio giaciglio. Sentii le forze abbandonarmi, e accolsi il sonno come un liberatore. Scivolai nelle tenebre.

Il giorno dopo mi ritrovarono in un bagno di sangue, tra le mie stesse viscere. Squartato nel sonno da misteriose forze. I medici denunciarono la mancanza di numerosi organi e di varie parti dei miei intestini. Ora, nella mia tomba, i vermi banchettano con le mie carni, o almeno, con quelle che rimangono. Quelle che non avranno mai, le hanno divorate gli Squartatori, i macellai del sonno.


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