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Una madre disperata si rivolse allo psicologo per un problema col figlio; era più di un anno che il figlio aveva cambiato del tutto atteggiamento, più precisamente da quando lei gli aveva comprato il gioco di pokemon. Il ragazzino che prima usciva con gli amici ed era piuttosto socievole adesso si era rinchiuso nella stanza, faceva le ore piccole, e non si staccava mai dal gioco, neanche in bagno.

Ma la cosa più grave e più strana che la madre aveva notato nel figlio, era quando un bel giorno decise di sequestrargli il gioco e di portarlo al parco, per farlo ‘’riabituare’’ ad una vita sana e normale. La madre notò sconcertata che il figlio camminava in modo strano nell’erba, come se cercasse di evitare qualcosa.

‘’Dottore io non capisco perché fa quelle strane mosse mentre cammina? Mi sembra un bambino con problemi mentali seri, eppure il mio piccolo era sanissimo prima di prendergli quel dannatissimo gioco, cosa posso fare per farlo tornare come prima?’’

Lo psicologo ascoltò in silenzio la signora, ed ella continuò le sue lamentele. ‘’Poi la cosa più assurda, è il modo ‘’nuovo’’ con cui si rapporta con i bambini del parco. Cioè anziché fare amicizia con loro, cammina come per evitarli, evita il loro sguardo proprio, e gli passa dietro le spalle. Quando capita poi che qualche bambino incrocia il suo sguardo mio figlio si mette a piangere e dice ‘’mamma non voglio combattere!!! Non voglio!!’’

Lo psicologo dopo aver tranquillizzato la signora la invitò a rimanere in silenzio per lasciar parlare il figlio liberamente. Allorché lo psicologo chiese al bambino:’’ Quando qualcuno ti ostacola nel gioco, pensi che sia successo veramente?’’ Il bambino annuì. Lo psicologo chiese quindi al bambino di uscire dalla stanza, poi si rivolge alla madre:

‘’Allora signora, il comportamento di suo figlio non rivela nulla di anomalo; semplicemente lui tenta di evitare gli ostacoli in ciò che lui considera realtà.’’

Madre:’’ Cioè non capisco, comunque rimane strano questo atteggiamento non è d’accordo con me? Quello che succede nel gioco non succede mica nella realtà!! Quindi non ha senso cercare di mischiarle!’’

Lo psicologo accennando ad un sorriso rispose: ’’Beh suo figlio sta certamente giocando nella realtà, il gioco è infatti presente nella realtà, e non in un’altra dimensione. Suo figlio quindi, ha semplicemente DECISO di modellare la sua vita in base a delle scelte compiute su un’altra dimensione, che fa pur sempre parte della realtà, non è certamente distaccata da essa.’’

La madre perplessa: ‘’Senta, la realtà è la realtà, ed il gioco è il gioco; di certo non può mischiare le due cose!!’’

Psicologo :’’Signora, le faccio un esempio: lei pensa di vivere nella realtà, ma la verità è che lei vive solamente una parte di essa, lei è immersa nel suo piccolo mondo, formato dalla sua piccola cerchia di amicizie, dal lavoro, da suo marito, trascurando invece la realtà nella sua interezza. La sua è una porzione di vita, una porzione piccola di vita, e cosi come lei vive questa piccola porzione, suo figlio ne sta semplicemente vivendo un’altra’’.

Madre:’’ MIO FIGLIO DEVE VIVERE LA VITA, E LA VITA NON è UN GIOCO’’. A quel punto lo psicologo divenne rosso in viso come se stesse facendo fatica a trattenere la rabbia, come se il rimprovero fosse rivolto proprio a lui. La madre continuava a fissarlo con occhi perplessi e di rimprovero, allora lui con voce tremante disse:

‘’La realtà è un gioco, cosi come il gioco è una realtà! Suo figlio è libero di scegliere che tipo di vita trascorrere!!’’

La madre infuriata prese la borsa e mentre si avviava alla porta urlò ‘’ LEI è SOLTANTO UN CIARLATANO, CI PENSO IO A MIO FIGLIO!’’

Le grida della madre giunsero alle orecchie del figlio il quale pensò che la madre fosse in pericolo; così fece irruzione nella stanza con in mano l’estintore per proteggerla, lo sparò sullo psicologo, e mentre lo colpiva gridava dicendo: ‘’TURBO SABBIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!’’

Lo psicologo morì per soffocamento.

Fine.