FANDOM


Subimmo un furto qualche anno fa. Io e mia moglie eravamo sposati da poco più di sei mesi e abitavamo in una piccola villetta a schiera a un piano, in un tranquillo quartiere residenziale. Una notte, mentre dormivamo, dei ladri erano entrati in casa nostra, andando via uno di loro aveva urtato un mobile ed io, che non ho mai avuto il sonno troppo pesante, mi ero svegliato ed ero corso a vedere. Vidi solo il fascio di luce di una torcia elettrica e una figura che scappava fuori dalla porta d'ingresso. Ricordo di essere rimasto pietrificato, sudavo freddo. E' dovuto passare qualche minuto prima che mi riprendessi e chiamassi la polizia. Mia moglie mi venne vicino, non capì subito che stava succedendo, ma non ci mise molto, e quando realizzò cosa fosse accaduto, quasi svenne. Fu orribile. Non presero quasi niente, a parte l'argenteria che ci avevano regalato per le nozze. Vivemmo nella paura che accadesse di nuovo per parecchio tempo.

Facemmo montare delle sbarre alle finestre, una porta blindata e, con l'aiuto di un amico, che lavorava con sistemi di registrazione di vario tipo, riuscii senza troppe spese (né con poca fatica) ad installare un rudimentale sistema di videosorveglianza a circuito chiuso. Ci sentivamo molto più protetti, ma non potevo ancora sapere cosa ci sarebbe successo...

Il nostro Timmy aveva tre anni e decidemmo di passare un weekend al lago, dagli zii di mia moglie. E' vero, quella storia del furto ormai era un brutto ricordo, ma presi tutte le precauzioni, come facevo ogni volta che stavamo via per un po'. Attivai il sistema di videosorveglianza, chiusi bene la porta con tutte le mandate, avvertii i vicini che saremmo partiti.

Passammo un bel weekend, lo zio come me amava la pesca, portammo con noi il piccolo e ci divertimmo molto.

Tornammo a casa molto tardi. Era mezzanotte passata. Capii subito che c'era qualcosa che non andava perché la porta si aprì quando feci per inserire la chiave. Come poteva essere? Io l'avevo chiusa bene. Mi percorse un brivido di terrore.

Entrammo, accesi la luce e quello che vidi non lo dimenticai mai più. Le pareti, le tende, la tappezzeria a tratti erano macchiate da schizzi di sangue. Lo capii subito, non poteva essere altro che sangue. Alcune tende erano state strappate, il vaso all'ingresso era a terra in frantumi e sui muri c'erano impronte sanguinolente di mani.

"Ma che cazzo è successo??" dissi con la voce rotta, in preda al panico "Corriamo in macchina, prendi Timmy, svelta!! Fuori di qui!!!", urlai a mia moglie; "Ti prego Fred! Chiama la polizia!!! Freeed! Andiamocene da qui!!!" strillava lei, Timmy scoppiò a piangere. Ci fiondammo in macchina e tirai fuori il cellulare. Tremavo così tanto che quasi mi cadde. Erano tre cifre ma composi a fatica il numero dell'emergenza. Passammo la notte al commissariato. Gli agenti non trovarono cadaveri, né avevano la minima, fottutissima idea da dove e da chi provenisse quel sangue.

Il commissario mi disse che avevano cercato ovunque e mi disse di venire con lui nel suo ufficio per vedere le registrazioni delle telecamere, che la polizia aveva trovato. Le benedettissime telecamere. Non credetti a quello che vidi. Ma era così. Un agente fece partire la registrazione della telecamera all'ingresso della casa sul computer del commissario.

La registrazione venne mandata avanti finché non vedemmo la porta aprirsi. Che io sia maledetto se so come si sia potuta aprire. Ecco quello vidi; dalla porta entrava un braccio insanguinato, poi l'altro. Le due braccia si aggrappavano alla porta che si apriva. Entrava in casa una figura barcollante, che staccandosi dalla porta urtava il vaso sul mobile all'ingresso, facendolo cadere. Era un uomo, con indosso un camice da paziente, era imbrattato di sangue. La testa era completamente fasciata, non si vedeva il volto e anche le bende erano macchiate di sangue. Non credetti di farcela, ma continuai a guardare, dovevo continuare. Anche se sentii che la mia sanità mentale mi stava lentamente abbandonando.

L'uomo camminava e sembrava in preda a spasmi, tossiva e vomitava fiotti di sangue dappertutto. cadeva, si rialzava. Cadeva ancora e tentava di riaggrapparsi alla tenda, strappandola. Rabbiosamente picchiava con mani e testa sulle pareti. La registrazione qui si fece distorta e si interruppe per qualche secondo. Quando riprese tutti nella stanza sussultammo. La telecamera inquadrava da vicino il volto bendato dell'uomo. Le bende lasciavano scoperte le narici, incrostate di sangue secco, gli occhi, e la bocca, sdentata e sanguinolenta. Parlava. L'audio non c'era.

Uno degli agenti, che sapeva leggere il labiale disse che ripeteva: "Sono io il paziente zero, Sono io il paziente zero". Poi di nuovo la registrazione si interruppe un istante e quando la telecamera riprese a inquadrare l'appartamento, dell'uomo non c'era più traccia.

Mi sentii male, mi uscì del sangue dal naso e ricordo che persi conoscenza.

Ora sono ancora qui in quarantena, in un ospedale o forse in qualche base militare, ho perso tutti i denti e continuo a sanguinare da naso, bocca e occhi. La pelle mi si stacca di dosso. Sono legato a un letto con delle cinghie e sono pieno di fasciature e bende. Da un vetro sulla parete mi osservano dei tizi con tute protettive e maschere, appuntano tutto su un blocco.

Come faccio ad essere ancora vivo?

Dov'è la mia famiglia??

Provo molta rabbia, moltissima rabbia...

La pagherete tutti!


Vota questo racconto:

Voto complessivo:

È necessario registrarsi e collegarsi dal browser per poter votare e visualizzare i risultati.