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Cos'è il vuoto? Cos'è l'oblio? Credo di averlo percepito, di averlo toccato senza esserne pienamente cosciente. Oh, è così terribile, è tremendo e pungente, lo so, l'ho provato per un intenso attimo. Io... Non sono più sicuro di quello che ho provato. Era caldo e freddo insieme, non c'era niente che potesse sconfiggere quella sensazione e non potevo neanche liberarmene. Era come sentire del filo spinato attorno al cervello, aprire e chiudere gli occhi senza alcuna variazione, solo un grande avvolgente buio...

Apro gli occhi, stavolta cosciente del fatto che li avrei puntati sul soffitto, finalmente riprendo conoscenza. Si ripete la stessa situazione, senza sosta, non finirà mai. Annego nel bianco opaco, tanti fili chiarissimi, piccoli rigagnoli.

Appoggio il viso su un lato, trovando la mano morbida del cuscino. Ho il cuore gonfio di terrore, è impossibile non provarlo ora. Sul comodino, un revolver e una cartella clinica che reca la scritta Brookhaven Hospital. Ne ho abbastanza, ho voglia di piangere. Ricomincia tutto daccapo, sempre, in continuazione, voglio disperarmi e gridare tutta la mia frustrazione, il mio dolore al buio. Ho solo voglia di piangere. Non capisco cosa sia questo posto, perché vedo solo mostruosità? Perché ogni volta che cerco di avvicinarmi a lei, diventa tutto così atroce, perché devo uccidere per salvarci entrambi?

Che razza di posto è questo, non ho idea di come ci sia finito, dannazione! Sto solo cercando mia figlia, dov'è?! Mia figlia ha sette anni Cristo, è sola in questa merda di posto!

Mi stringo le mani al viso, sperando di riaprire gli occhi e ritrovarmi seduto nella sua stanza, con il suo album da disegno fra le mani, mentre la guardo dormire. È l'unica cosa che ho, se non lotterò per riaverla neanche le pallottole nella pistola potranno porre fine a questo strazio, nemmeno se me ne piantassi una direttamente nel cranio adesso.

Ho paura, per lei e per me. Ho paura che non la rivedrò mai più, che questa città ci ingloberà nella sua nebbia fitta, che i miei nervi non saranno abbastanza saldi da tenermi sveglio in questo incubo dove non riesco più a capire qual è la realtà, che sarà tutta una vana rincorsa verso il vuoto. La sento, fiuto la mia stessa paura come un'aura che mi circonda. Tutte quelle figure raccapriccianti, quei visi contorti e quei corpi mutati, quasi la mia motivazione ha creato un'indifferenza feroce verso questi esseri, grazie a questa disperazione mossa dalla speranza che mi spinge a ritrovare mia figlia. Ho valicato una soglia, sono entrato in un mondo che non ha uscite.

Cheryl. Dove sei?



Con l'angolo dell'occhio lo seguo, è un rituale che ormai sono abituato a vedere. Anzi, non ci si abitua mai a tutto ciò, nessuno ne sarebbe capace, ma adesso sopportare questo supplizio, questo Purgatorio, è l'unico modo per riaverla ne sono sicuro. Si ramifica, prende vita, questa strana e informe creatura avvolge tutta la stanza con il suo rosso purpureo, pulsa sopra le pareti e le ricopre come un purulento parassita, il pavimento diventa un' immensa grata rugginosa, oltre la quale c'è il nulla più nero, le luci si tingono di colori cupi e sepolcrali. Di nuovo, ancora questo brutto scenario, significa che è arrivato il momento di stringere i denti. Rumori all'esterno, lontani passi pesanti e incerti accompagnati da lamenti profondi, gutturali. La radio comincia ad emettere segnali di statico, afferro la pistola quasi scarica e la punto verso l'ignoto. Ovunque tu sia, ti troverò.

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