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Questa storia non inizia in un lontano castello oscuro della Transilvania, no, troppo cliché, e nemmeno in una foresta isolata dove non prendono i cellulari, sarebbe la banalità. Nulla di tetro, con luoghi malvagi che possono far presagire eventi maligni e in cui ti viene voglia di urlare allo stupido e pseudo-coraggioso protagonista "Non entrare!!!".


La mia inizia in una splendida giornata di sole, in piena estate. Il sole, caldo, è uno di quei soli che ti fanno bestemmiare pure in aramaico antico perché non ti permette di vedere. Entrando nel dettaglio, anche se come potete benissimo immaginare non sarà veritiero, dato che nessun nome sarà veritiero eccetto il Suo, siamo sulla riva di un lago di una ridente, floreale, luminosa e tremendamente monotona cittadina di nome "Florsville". Sulla spiaggia lacustre è possibile osservare le diverse specie umane: ciccioni che si abbuffano, bambini che strepitano, mamme che fumano lamentandosi infastidite dei figli che gridano, uomini che sbraitano di quanto odino la politica, branchi di adolescenti idioti che devono esternare a tutti i costi al mondo esterno la loro canzone preferita e i loro problemi amorosi, vecchi che discutono accanitamente di calcio... E poi ci siamo noi, quattro ragazze che se ne stanno all'ombra di un salice piangente, allegramente per i fatti loro. Osserviamo questa poltiglia nota come "umanità" ringraziando un Dio, che probabilmente non esiste, di non essere come loro. Abbiamo una cosa in comune, noi quattro: amiamo gli horror. E' proprio questo che ci ha fatte incontrare e unire, a un raduno di qualche anno fa. Ed è proprio questo che, per fortuna, ha permesso agli altri di isolarci, considerandoci strane e "fuori di testa". Ma a noi non importava, come la canzone delle Icona Pop  "I don't care, I love it". Cantiamo, mentre un ragazzetto magro, pallido ed emaciato si avvicina a noi, con l'aria totalmente spaesata. "Sono nuovo", ci dice, "Mi chiamo Jayden e non ho la più pallida idea di dove andare".


"Oh ciao", rispondo, ormai faccio da leader, "Noi siamo Martha, Carey, Lidya e Celine, aggiungiti pure a noi se ti va". il ragazzo si siede di fianco a me e nota il sito aperto sul nostro tablet, Creepypasta e, entusiasta della cosa, inizia a parlare con noi. Ci racconta che anche lui è iscritto a quel sito e che stava sveglio notti intere a leggere. E fu così che da quattro diventammo cinque, con questo tipetto strano, adorabilmente strano. Con me strinse un profondo legame, era il mio migliore amico. Jayden era davvero, come dire, bizzarro, ma era questo che faceva di lui una persona davvero interessante. Conosceva un sacco di storie, su Creepy lui era iscritto dagli albori della pagina.

Uscivamo tutte le sere, andavamo sotto al nostro salice e leggevamo fino a notte fonda. Erano serate davvero perfette, non potevamo chiedere di meglio, una compagnia unita da una comune passione, o ossessione, dipende dai punti di vista.


Era il 7 luglio, una sera limpida e chiara, la risacca del lago ci faceva compagnia. Woshh wooshhh. Accendemmo il tablet. Toccava a me leggere quella sera. Ne vidi una che faceva al caso mio, "La possessione". Chiunque avesse letto quella Creepypasta sarebbe stato posseduto da Heavyfight, un demone malvagio noto appunto per i suoi metodi tutt'altro che leggeri. Iniziai a leggere e, finita la storia, non successe nulla. Non che ci aspettassimo che quell'essere sbucasse da dietro un albero.

Facemmo davvero tardi quella notte. La risacca continuava a farsi sentire con quel suono dolce e iniziammo a mettere via le nostre cose per tornare a casa.

Woshhh wooshhh woooshhh.

Clang.

Ci bloccammo. Ricordammo che Heavyfight si annunciava con delle catene. Clang. Clang. Clang. Era sempre più vicino. Ero terrorizzata, le mie amiche più di me. Jayden svenne. "Fantastico", pensai, "Sto per essere posseduta da un demone e nessuno qui è abbastanza utile per darmi una mano, o quantomeno nelle sue facoltà mentali. Davvero ottimo". Lo vidi. Altro due metri, occhi neri, bello da far paura. Muscoloso, una catena in mano, i vestiti a brandelli e macchiati di una sostanza color cremisi che sperai fosse vernice. Ma, quando gli osservai la bocca, ebbi la conferma di ciò che già sapevo: non era vernice. Dalla bocca colavano sottili rivoli di sangue, che gli imbrattavano la camicia bianca e i pantaloni. Aveva schizzi di sangue su tutto il corpo. Faceva roteare in continuazione quella sua catena e mi fissò negli occhi.

Rise, una risata agghiacciante, stridula, perversa. Ricambiai il suo sguardo e, così facendo, i suoi occhi neri presero pieno possesso dei miei. Fu così che acquisì il mio corpo. Ora Heavyfight ero io. E avevo fame. La prima fu Celine, la uccisi con un solo pugno dietro la nuca. A Carey e Lydia venne spezzato il collo. Ora Jayden, che era rinvenuto da poco. Lo uccisi massacrandolo con la mia catena. Poi, ovviamente, toccò a Martha, strozzata a tal punto che le recisi la testa dal collo. C'era sangue ovunque. Silenzio tombale. Anche il lago era ammutolito, terrificato dalla scena cui aveva appena assistito. Buio. Cala il sipario. 

Facemmo davvero tardi quella notte.

Ora, se vogliate scusarmi, me ne torno nella mia bara. Sapete, resuscitare il proprio corpo morto non è esattamente una passeggiata e ricordare quegli eventi nemmeno. Attenti a quella storia. Con affetto,

Martha.
The Hasty Burial
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