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5/01/2015 Ore 9:57

Esperienze: #001

Oggi è stato il mio primo giorno, dopo mesi di allenamento!

Sinceramente non pensavo fosse così facile, presumo che io sia naturalmente predisposto verso questo genere di cose; oggi è un giorno molto speciale, gente! Oggi inauguriamo una nuova rubrica, intitolata “Esperienze”, laddove raccolgo i miei progressi nei viaggi extracorporei, ciò non vuol dire ovviamente che la vecchia rubrica si chiuda, ma mi terrò aggiornato anche su questa, finalmente!

E’ stato tutto molto strano e ambiguo.

Ho cominciato con il solito rilassamento, solita meditazione, solita posizione supina; dati i miei numerosissimi fallimenti non pensavo che proprio oggi sarei riuscito ad entrare nell’Astrale, è stata un’esperienza favolosa. Mi ci è voluto poco per raggiungere lo Stadio Vibrante, questa volta era più intenso, più marcato, sembrava parlasse al mio corpo attraverso l’aria, sembrava come trasportarmi pian piano dove volessi.

Le vibrazioni hanno insolitamente raggiunto immediatamente il suono metallico ed improvvisamente, in preda all’istinto, ho aperto gli occhi e ho visto me stesso dormire sul letto, vedevo il mio corpo addormentato dall’alto. Ho pensato subito di uscire dalla mia camera, anche se era tutto buio, tutti gli oggetti sembravano brillare di un blu intenso.

Rimasi lì, sospeso in aria, per una manciata di secondi, la mia vista era leggermente sfocata e avevo difficoltà a capire dove mi trovassi esattamente anche se conoscevo la mia stanza a memoria, entrai fluttando attraverso il corridoio ancora meravigliato da quell’ambiente.

La quantità e la precisione dei dettagli era spaventosa: i quadri, la collezione di tazzine da caffè di mia madre, i mobili, il piastrellato liscio del pavimento, tutto era esattamente al suo posto, non sentivo e non avevo bisogno di usare i cinque sensi, era come se fossi essenza pura, come se non avessi massa, volume, non avvertivo il mio peso, sentivo tutto allo stesso tempo.

Si poteva interagire con il mondo reale?

Fu il pensiero che mi balenò in testa nel momento in cui cercai di spostare fisicamente il quadro appeso in fondo al corridoio, quello figurante una barca in preda ai moti ondosi, proprio vicino alla porta di casa, le mie mani attraversarono il quadro, senza spostarlo di un millimetro, me lo sarei dovuto aspettare, avrei dovuto infrangere molteplici leggi fisiche per spostare un oggetto nel piano Astrale, ma ne sarebbe sicuramente valsa la pena, non credete?

Durò molto poco, dopo circa una decina di secondi dall’aver cercato di spostare il quadro, il mio “corpo” si stava compattando, sentii una forza proprio nel centro dello stomaco tirare a sé gli arti e tutto il resto, non sentivo dolore ma il mio campo visivo si ridusse enormemente e in una frazione di secondo ero di nuovo nel mio letto.

Il letto era freddo, insolitamente duro, soffrivo di stanchezza muscolare e avevo una sete da far paura, stavo sudando; quanto ero rimasto nel piano Astrale? Il mio corpo aveva risentito di tutto ciò? Era come se mi fossi svegliato da un incubo tremendo, restai a meditare su quel che era appena successo e poi decisi finalmente di alzarmi.

Sollevare le coperte fu più difficile del previsto, ma dovevo per forza alzarmi dal letto, in casa non vi era nessuno, apparte mio fratello addormentato, mi alzai con fatica, accecato dai raggi del sole che filtravano dalla persiana, era mattina.

Attraversai lentamente la porta che conduceva al corridoio, la sensazione di essere già stato lì era fortissima, un deja vù mi colse in pieno, ma non ci feci molto caso, ero assonnato e avevo i piedi freddi, ho sempre odiato quel maledetto piastrellato liscio, avevo scordato i miei occhiali in cucina, perciò accelerai il passo attraversando il corridoio; raggiunsi la cucina e sentii il rumore delle chiavi di casa entrare nella toppa.

“Avanti, aiutami con la spesa!”

Mi infilai gli occhiali e le ciabatte e accorsi da mia madre, alzai lo sguardo e vidi il quadro, questa volta lo vedevo bene, avevo i miei occhiali, ero lucido: il quadro era spostato di almeno cinque centimetri in direzione della porta, mia madre non lo notò ma era palese, potevi anche vedere debolmente le righe sul muro lasciate dal quadro durante lo spostamento.

Quel quadro non veniva mai toccato da nessuno, era abbastanza pesante a dire la verità, quindi erano da escludere movimenti involontari.

Ero stato io?

Rimasi lì a contemplare il quadro finchè mia madre non mi diede una spinta che ruppe la mia concentrazione.

“E muoviti, dai! Raccogli queste buste, che pesano un accidente”

Spostai il quadro per rimetterlo a posto, ancora pensando su come poteva essere stato possibile quel movimento. Presi le buste in fretta e le lasciai sul tavolo della cucina, poi mi sedetti, ebbi un tremendo calo di pressione e un forte mal di testa, forse dovuto alla troppa eccitazione, mangiai qualcosa e smisi di pensarci.

Devo prendermi una pausa.


20/01/2015 Ore 23:43

Esperimenti: #003

Stare da solo in casa non mi ha mai inquietato,mi è sembrata l’occasione perfetta per aggiungere un nuovo esperimento alla rubrica. Ma qualcosa non è andato per il verso giusto.

“Pirocinesi”

Pensai, avevo già fallito un esperimento simile a questo, questa volta avevo in mente qualcosa di diverso. Ero al buio, con la mente sgombra da qualunque altro pensiero, concentrato e con il volto debolmente illuminato, ero io e la fiamma, nessun altro apparte me e quella dannata fiamma.

A quanto sembra non ne voleva proprio sapere di muoversi, mi stava facendo salire i nervi, ero lì da più di mezz’ora, niente, neanche una flebile flessione a destra o a sinistra. Decisi di smettere, ero troppo agitato per continuare, non ne sapevo neanche il motivo, sono un tipo calmo per natura, ma non mi sentivo a mio agio a continuare.

Mi alzai dalla sedia con uno scatto, accesi la luce della cucina e spensi la candela, un rivolo di fumo si alzò da essa; mi sentivo molto stanco, accaldato, irrequieto, stavo sudando incontrollabilmente, applicai il metodo dei quattro respiri per calmarmi, ma non stava funzionando, ero agitato e il silenzio della cucina risultava stranamente assordante, il ticchettio dell’orologio a muro era anch’esso insostenibilmente rumoroso.

Conoscevo decine di metodi di meditazione, ma nessuno sembrava funzionare, l’ansia ebbe presto il sopravvento. Mi accovacciai tappandomi le orecchie, a causa di un fortissimo fischio improvviso che mi fece aggrottare violentemente le sopracciglia e i muscoli facciali; cessò dopo una decina di secondi, riuscii a stabilizzarmi, che diavolo mi era preso?

Mi alzai da terra, era come se avessi corso per cento metri di scatto, il cuore pompava e le tempie pulsavano velocemente, chiusi gli occhi ed eseguì nuovamente i quattro respiri profondi diaframmatici, questa volta funzionò, rimasi con gli occhi chiusi a sentire l’orologio della cucina ticchettare, questa volta sembrava tutto più calmo. Aprii gli occhi lentamente e guardai alla mia destra.

La candela era accesa.

L’avevo spenta, ero sicuro di averla spenta, ricordavo ancora il forte odore fumoso e il rivolo alzatosi, era stata spenta. Non era mai successo, i miei esperimenti erano sempre molto pacati, con piccoli risultati quà e là, ma non avevo mai infranto né la termodinamica né la conservazione dell’energia; spensi nuovamente la candela, questa volta versandoci dell’acqua sopra. Sono un ragazzo che pensa scientificamente, ma quello che stava accadendo non era scientifico, non aveva semplicemente un minimo di senso logico; adesso sto scrivendo e non riesco a dormire, sento una sensazione bruciante nello stomaco, a momenti i miei genitori saranno di ritorno, come giustificherò la mia agitazione?

Eccoli, sento le chiavi, devo smettere di scrivere. Dio mi aiuti.



9/02/2015 Ore 3:24

Niente rubrica oggi, siamo solo io e te, Diario. La notte è troppo fonda e fredda, mi sono alzato dal letto, ho bisogno di scrivere, di parlare con te.

Tu ci credi? Mi sento perennemente solo.

Sei l’unico che mi dona conforto, nei giorni passati ho avuto incubi terribili, a volte ho vuoti nello stomaco, non riesco a riposare, vorrei solo un po’ di pace. Alcune volte ho visioni, allucinazioni, non ne voglio parlare, loro non capirebbero. Continuerò con gli esperimenti, devo solo stare calmo e tutto passerà in fretta.

Ti voglio tanto bene Diario. Non ti lascerò mai andare via da me.



18/02/2015 Ore 00:25

Esperimenti: #004

Ho voluto riprovare l’esperimento 001 riguardante fenomeni telecinetici, è stato il primo esperimento riuscito, è stato l’episodio che mi ha spronato a continuare le mie indagini sull’occulto. La verità è che non avrei dovuto approfondire, c’è qualcosa che mi spinge a svolgere questi esperimenti, qualcosa di maligno, lo avverto ogni volta prima di cominciare, lui è lì, vicino a me ad osservarmi; ne sono sicuro.

Avevo preso delle precauzioni. Ero calmo.

Isolai la stanza dai fenomeni esterni come correnti d’aria, fenomeni termici, elettrodinamici, magnetici, chiusi tutte le finestre, spensi tutte le luci presenti nella stanza, allontanai sorgenti elettriche e magnetiche di qualunque tipo. Mi procurai uno stuzzicadenti, lo infilai in una gomma da cancelleria verticalmente, strappai un pezzettino di carta del diario e lo preparai in modo tale da farlo diventare una piccola girandola, lo misi sopra lo stuzzicadenti, in equilibrio. Ricoprii l’intero sistema con una coppa di vetro abbastanza resistente, la girandola era immobile.

Spensi le luci e illuminai la struttura con una torcia led, per evitare anche la minima emissione di calore, dopodichè cominciai la routine di meditazione e infine cominciai a concentrarmi sulla girandola, per cercare di farla ruotare. Cominciai a fissarla insistentemente, desiderando di muoverla, com’è solito fare durante gli esperimenti telecinetici; dopo circa tre minuti una violenta fitta mi colpisce la testa, di nuovo quella sensazione bruciante, quell’agitazione insolita, dovevo riuscire a comandarla, non potevo permettere che rovinasse di nuovo l’esperimento.

Stetti calmo nonostante il fischio acutissimo e la sudorazione accelerata, non staccai mai gli occhi dalla girandola, neanche per un momento, non battevo neanche le ciglia. Quando i sintomi cessarono, la torcia led si spense, un vuoto nello stomaco mi assalì, come una coltellata improvvisa. Stetti immobile, sentivo un vento gelido grattarmi la nuca, era sinistro.

Quando la torcia led si riaccese la girandola era sparita nel nulla.

Intendo proprio nel nulla, non era nella coppa, e possibilmente neanche nella stanza, stavo forse delirando? Cercai dappertutto, davvero, nei cassetti, sotto la scrivania, dovunque in quella stanza cercassi non c’era traccia di quella stupida girandola. Per la prima volta non sapevo cosa pensare, pensai di fermarmi e mandare tutto al diavolo, tanto chi mi avrebbe creduto? Non ero pazzo, sapevo quello che avevo visto, non era normale. Tutto ciò mi terrorizzava, stetti in silenzio per svariati minuti, a pensare con le mani tra i capelli. Cercai di calmarmi ma non ci riuscivo, più ci pensavo e più mi faceva stare male, quando ad un tratto scorsi proprio al lato della scrivania, un sottile foglio di carta spuntare da sotto l’immobile, che prima non avevo notato. Sgranai gli occhi e mi precipitai per prenderlo, era proprio la girandola! Come diamine era finita lì? Tirai un sospiro di sollievo, fin quando non la aprì completamente, sul foglietto di carta era scritto in rilievo:

“STOP”

Stavo attirando brutte cose nella mia vita, era sicuro. Pensai a tutte le conseguenze negative che avrebbe potuto avere questa serie di esperimenti, e se questa entità facesse male alla mia famiglia, a me, alle persone che mi sono vicine? Sono incerto sul continuare questa rubrica, c’è qualcuno che mi sta avvertendo, qualcuno o qualcosa che mi sta impedendo di vivere tranquillamente, devo fermarmi.

Devo fermarmi.

Devo…continuare.


02/03/2015 Ore 23:07

Esperienze: #002

Ho concentrato i miei esperimenti sul controllo dei viaggi extracorporei, questo pomeriggio sono riuscito con successo a svolgerne uno in piena luce.

Non ho affatto avvertito le vibrazioni, era come se riuscissi ad uscire dal mio corpo a comando, è stato molto interessante notare tutti i sintomi che il mio corpo fisico subiva pian piano che il mio corpo Astrale fuoriusciva da esso, ho sentito tutto con chiarezza e per un certo istante ho avvertito un certo “dualismo”, come se fossi due cose distinte, una sensazione molto particolare.

Mi è bastato sedermi, non più stendermi, penso di aver acquisito quasi a pieno questa abilità; il piano Astrale era molto più nitido, ma stranamente il test della carta è fallito. Avevo riposto con cura una carta da gioco a faccia in basso dopo aver fatto mischiare il mazzo di carte da mio padre; nel piano Astrale riuscivo a vedere chiaramente il dorso della carta poggiata in alto sul ripiano della mia libreria, ma quando ho cercato di girarla per vederne il valore non ho visto né figure né valori numerici: vedevo in trasparenza la figura di un palo della luce che illuminava debolmente una carta da gioco raffigurante un Jolly macchiato di sangue.

Molto strano, visto che nel mazzo non avevo appositamente lasciato i Jolly, a quanto sembra confondono la mente. Ho girovagato per un po’ nell’Astrale, ho cercato di muovere qualche tazzina di caffè, poi ho notato i quadri: il quadro raffigurante la barca era mutato, al suo posto c’era un quadro raffigurante una foresta debolmente illuminata dal chiarore lunare: l’ho trovato molto bello a dire la verità, mi soffermai molto su quel quadro, era stranamente ricco di dettagli per essere un dipinto che non avevo mai visto.

Molte cose erano cambiate, i mobili avevano cambiato colore, il piastrellato non era quello di sempre, aveva assunto un motivo del tutto differente: toni grigiastri con righe nere delimitavano le mattonelle, insolitamente tristi erano poi le pareti; cioè almeno avevano colori che le facessero sembrare più “spente”: il marroncino chiaro che regalava alle pareti quel tono rustico era mutato in un marrone scuro e insaturo, come se la casa fosse invecchiata di almeno cinque anni.

Il Viaggio durò più del previsto, decisi di ritornare al mio corpo fisico senza avvertire sensazioni simili a quelle del primo Viaggio, fu stranamente revitalizzante, mi sentivo bene. Fin troppo bene.

Mi alzai dal divano, erano passate due ore; era molto tardi, alle otto di sera avevo un appuntamento importante ed erano le otto meno un quarto. Mi infilati in fretta la mia camicia rigata preferita abbinata con una giacca dai toni blu scuro, mi infilai un pantalone e misi le mie scarpe di camoscio, uscì di casa ma non prima di aver controllato che le finestre fossero serrate e la porta ben chiusa.

Si stava facendo buio, ero già in ritardo di dieci minuti e andavo già troppo veloce, inoltre i semafori non mi sono mai stati alleati e il traffico era assurdamente denso. Circa a cinque minuti dalla mia destinazione ecco che spuntano altri ostacoli: prima un lavatore di vetri, poi un pubblicitario, un artista di strada. Quest’ultimo in particolare illuminava la strada con i suoi trucchetti da mangiafuoco, stavano facendo innervosire tutti, sentivo grida che non facevano altro che alimentare la mia impazienza. “Le otto e venti, maledizione! Spostati dalla strada, imbecille!” Un clacson assordante proveniva da dietro la mia vettura, e si faceva sempre più vicino, poi ancora più vicino finchè non mi passo di fianco un camion di grossa portata, che sfrecciava a circa sessanta chilometri orari. Il camion non si fermava, continuava ad andare imperterrito spaventando gli automobilisti imbottigliati nel traffico, finchè il camion cambiò improvvisamente direzione. Stava andando addosso al mangiafuoco, a tutta velocità.

Ho cercato di avvertirlo.

Credimi.

Un tonfo sordo e uno stridulo di gomme pervasero le file di macchine, scesi subito dalla macchina per accorrere alla scena dell’incidente e vidi il camion rovesciato e il cadavere del mangiafuoco privato delle gambe, in una pozza di sangue, debolmente illuminato dal lampione sovrastante.

Il debole chiarore lunare illuminava la pineta alla mia destra.

Improvvisamente mi ricordai della carta e del dipinto osservati durante il viaggio Astrale, tutto aveva un senso. Il dipinto era ricco di dettagli, come poteva non esserlo, ero passato da quella strada almeno un centinaio di volte, avevo stampata in testa la figura di quella pineta, ma l’incidente? La carta non poteva essere una semplice coincidenza.

Mi veniva da vomitare, avrei potuto evitare quell’incidente, avevo sviluppato la chiaroveggenza, ma non quella che avevo sempre desiderato.

Potevo prevedere la morte. Senza fare nulla per fermarla. Mi sentivo condannato, io avevo trascinato la morte nella mia vita e senza neanche rendermene conto. Questa sera, alle dieci e mezza, ho rivisto l’incidente alla televisione. Non guardo mai la televisione, il caso ha voluto che proprio a quell’ora le immagini di quello spettacolo rivoltante mi si stampassero ancora più in testa.

Non ce la faccio a più a convivere con questi esperimenti, persino adesso mentre sto scrivendo sento nella testa voci che non dovrebbero esserci, sento le preghiere delle persone in difficoltà, i pianti di chi ha perso qualcuno, sento un’aura fredda e nera intorno che porta disgrazia, questi stupidi esperimenti ed esperienze non hanno portato a nulla di buono.

Ho deciso, brucerò il diario. Questo è l’ultimo episodio che scriverò qui sopra, semplicemente non è più necessario continuare, ho già tutti i documenti necessari.

Il paranormale esiste e l’ho dimostrato con chiarezza.



19/34/1954 OrEE 111:34

Se non fai rumore non ci sentono, Diario. Nessuno ci può sentire, io e te siamo speciali non è vero?

“Avevi detto che volevi uccidermi, che volevi bruciarmi per non lasciare traccia”

NO! Come avrei potuto pensare una cosa simile? Io ti voglio bene, tu sei l’unico che mi comprende, che mi assiste, l’unico con cui posso parlare dei miei esperimenti.

“Non ti credo.”

Dopo tutto questo tempo, non ti fidi di me? Come puoi non fidarti? Io ti ho accolto, ti ho creato, ti ho scritto.

“Io vivo nella tua testa, tu mi ci hai portato, se uccidi me non riuscirai a vivere ancora a lungo”

Non gridare o ti sentiranno, non gridare.

“Mi hai fatto male quando hai strappato quel pezzo di carta, l’hai usato per uno dei tuoi stupidi esperimenti. Tu MI HAI usato per uno dei tuoi stupidi esperimenti. Come potrei mai perdonarti?”

No ti prego, io…io non l’ho fatto apposta, volevo vedere gli effetti….volevo osservare. Volevo osservare… Volevo capire.

“Non c’è nulla da capire, ora vai a dormire, ti aspettano altri esperimenti, giusto? Tanti altri esperimenti, tanti altri tormenti e tanti altri morti nella tua vita, non è quello che volevi? Rispondi.”

Io…io…Si.

Devo procedere.


18/05/2015 Ore 03:48

Stanotte ho ucciso una persona.

Non fisicamente, l’ho fatto nei mei sogni, come faccio sempre.

Le morti sono sempre per cause naturali, chi interagisce con me vivrà per sempre nella sventura e dopo la morte sarà costretto a ricordare tutti gli anni nei quali non esisterà, vagando per un limbo eterno. Riesco a sentirlo.

Riesco a sentire le sue grida di disperazione da quì, la mia empatia è sfociata nel controllo mentale, sto perdendo lentamente contatto con il mondo reale. Sto tutto il tempo a scrivere su questo maledetto diario e a documentare esperimenti che hanno portato solo disastri e tormenti a quelli che incontro.

A mia madre è stato diagnosticato un cancro, mio padre ha avuto un grave incidente sul lavoro.

Tutto per colpa mia, lo percepisco, sono passati mesi dall’ultimo esperimento ma riesco a sentire ancora quella presenza che mi sprona a continuare, mi dice di allargare le mie capacità, mi invita.

Ho perso di vista lo scopo dei miei lavori, era un documento scientifico quello al quale miravo, ma oramai sono in balia del mio potere e delle mie Esperienze. Ricordo ancora l’ultima esperienza: l’interazione con il mondo reale era diventata tale da modificarlo in tempo reale durante l’esperimento, ho viaggiato in lungo e in largo per il sistema solare, per l’universo, la mia velocità non aveva limiti fisici. Conosco tutte le risposte alle più grandi domande della scienza, ho visto all’interno di un buco nero, conosco da dove proveniamo e conosco il modo per viaggiare nel tempo. Ma tutto questo ovviamente non verrà mai divulgato, sono solo stanco, troppe persone hanno sofferto ma tanto non mi interessa più. La vita umana ha assunto un significato balordo.

Balordo, come il mangiafuoco, riesco a percepire anche lui, mi maledice in continuazione assieme ai suoi cari, le loro preghiere sono assordanti ma ci ho fatto l’abitudine. Ogni notte entro nell’Astrale senza volerlo, ormai è diventato naturale, è un secondo mondo nel quale posso accedere e vedere in tempo reale chiunque io voglia sul pianeta. Ti sei mai sentito osservato a tal punto da mettere in discussione la tua solitudine? A volte capita, lo so, sposto troppo l’aria circostante alle mie vittime, mi piace essere lì, poco prima del tocco finale. Loro non possono vedermi, ma in fin dei conti possono percepirmi, come stai facendo tu in questo momento.

Concentrati e mi sentirai.

E’ tempo di andare. Sto Arrivando.

Creepy by Sylent Phantom











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