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Ero stupido a quel tempo, non pensavo che le mie azioni di quel giorno avrebbero causato delle conseguenze, ma è successo e ormai posso solo rimpiangerlo. Ripensando a quegli eventi ora mi sembra così chiaro, perché non ho riunito i pezzi prima.

Ero in vacanza a Trieste, era il 76, io e la mia ragazza stavamo andando a fare una romantica gita in campagna quando l’auto andò in panne. Ci siamo fermati e abbiamo aspettato qualche ora, ma non è passato nessuno e decidemmo di prende una stradina sterrata a piedi.

Dopo un po’ entrammo in un fitto boschetto di rovi, stavamo per tornare indietro quando un sentiero ci condusse ad un tunnel, un cartello vicino citava una scritta in latino che non capivamo e imboccammo il tunnel.

Non era troppo buio, ma le luci al neon andavano e venivano. Sembrava non finire mai, la luce dell’entrata era ormai lontana quando trovammo un altro cartello con scritto “erirpa non” non ci facemmo caso e procedemmo. Dopo un altro po’ vedemmo due barboni sulla strada, ma non erano proprio barboni. Erano ben vestiti, ma puzzavano ed erano coperti di sporcizia e insetti. Li fissammo un po’, ma loro guardavano in alto e sussurravano una cantilena. Quei due terrorizzarono Lisa (la mia ragazza), ma la calmai.

Alla fine del tunnel trovammo una grande porta di ferro battuto, con una scritta pericolo che diceva ancora “erirpa non”. Lisa voleva impedirmi di aprirla, ma non avevamo scelta. Quindi pigiai la grande maniglia e tirai con forza.

Perché lo feci? Una dirompente folata di caldo torrido ci travolse, mentre una voce nel buio rideva a squarciagola con una voce roca e metallica. Ma la porta era murata non poteva esserci niente dietro. Spaventati e irrigiditi corremmo verso l’uscita. Mentre tornavamo incrociai gli occhi vuoti e privi di pupille di uno dei barboni, credo mi abbia detto "Perché?”.

Usciti... solo distruzione. La terra era squarciata e le case distrutte, sembrava la fine del mondo. Mi girai, la scritta ora era chiara “non aprire”. Collegai i pezzi. Un bosco di rovi, poi una stretta via, un cartello di avvertenza, un lungo tunnel, persone smarrite e una porta. Quella che avevamo aperto era la porta dell’Inferno che l'antico poeta aveva descritto.

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