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In un vortice di polvere, li trovavano spazio per nascondersi i suoi stivali. Celati bene, ma confessati male. Era la sua terra quella, ne era certo, e non ci sarebbe stato bisogno di chiederglielo in mezzo a tutta quella devastazione. Il suo cuore ormai si era limitato a contrarsi regolarmente per garantire il proseguimento delle sue attività. Quali attvtà? Quali emozioni? Si svegliò una volta e poi non ebbe più tempo di fermarsi. I suoi occhi mentivano spudoratamente, sapevano ciò che volevano, ma lo nascondevano anche a loro stessi.



Erano miglia quelle che lo separavano da dove partì, e altre miglia che lo separavano da ogni forma di vita. Tranne lui.



Perchè se l'era portato? Sicuramente partendo c'erano state delle valide motivazioni, ma a lui ormai non interessava più. Eppure era li. Irreversibilmente li, privato di tutto. Entrambi costretti a vivere e a morire nelle loro terre.



Non era ancora tramonto quando la terra iniziò a colorarsi di rosso e quello che il Topo aveva creduto fosse un'allucinazione si rivelava passo dopo passo la realtà. Non che la cosa lo turbò, dovette però iniziare ad alleggerire i piedi, questo lo faceva parere un ballerino tra tutte quelle carogne. E per ogni stimolo che quel nuovo paesaggio trasmetteva al suo cervello, lui doveva anche, purtroppo, ricordarsi di rifletterlo sul bambino.

Irreversibilmente.



Così giunse fino a doversi caricare il fanciullo sulle spalle, che teneva le mani strette sugli occhi. Se fosse stato il padre a intimarglielo o lui stesso a prendere l'iniziativa è difficile a dirsi.






Era li il farmacista, era li barista, era li l'avvocato, impiccato colla cravatta, il giudice affianco, punito dalla sua legge, c'era lo sceriffo, il beone, sotto l'abero stava la bagascia a gambe chiuse, quasi riposava e finalmente la si poteva vedere fregiarsi di una sorriso più caldo.



Sembrava proprio che si fossero tutti presentati per dargli il benvenuto, per accoglierlo in una terra così inospitale. Ma lui non era come loro, riusciva ancora a distinguerlo. E inoltre le pozze in cui riversavano normalmente gli avrebbero gelato il cuore. Ma ormai perchè crucciarsi? Avrebbe potuto farlo per le bestie innocenti, molte sventrate, alcune di loro ancora in fin di vita, ma desiderose di morire per la prima volta. Che fossero vacche o muli, cavalli o maiali, tutte ora avevan lo stesso colore, di quel che non si scorda senza valida occasione.



Si potrebbe provare a scrivere e a testimoniare ciò che stava succedendo attorno e dentro quell'uomo, ma non si giungerebbe a presentare uno scenario diverso da devastazione assoluta. Dentro e fuori, a dividere queste due forze calamitate stava la sua pelle, inverosimilmente dura.



A lui ricordava un vecchio ballo di tanti anni fa forse, ricordava il suo letto, pieno di sua moglie, ricordava la

vita. Forse. E' giusto dir ciò?



Forse no.



Non si poteva più scindere l'uomo dall'istinto. Lui sapeva che non avrebbe ripetuto nessuna leggenda. Consapevole. Suo figlio invece?



Non riusciva a togliere lo sguardo da quella carneficina sebbene si preoccupasse assai di di coprirsi bene gli occhi . Negando a se stesso quella curiosità maligna che lo affliggeva. Aveva meno di mezza dozzina d'anni.



Il vuoto lo riempì, impadronendosi del suo spirito. Non si accorse nemmeno del mercante di liquori che ormai gli era arrivato appresso. Era nascosto dai suoi spessi occhiali, e anche dalla coltre di polvere che si alzava dal carretto carico di wishky che si trascinava innanzi. Tanti avrebbero visto solo il suo scheletro, notato solo il suo apparire e rinnegato la sua esistenza, eppure non bastava molto per notare, e forse quindi per nascondersi, che colla vita aveva più giocato lui che chiunque altro e che con la libertà giunse a vincere a poker d'assi.



"Li ho visti cadere tutti, uno dopo l'altro. Non si sarebbe detto, vero? Ora dormono. Dormono a stomaco vuoto, è la fine che vuoi fare tu, giovanotto?" borbottò porgendogli un bicchiere della sua mercanzia. Il Topo lo accettò senza pensarci e diede qualcosa in cambio al venditore.



Fu quando la terra iniziò a vibrare che si rivelò il suonatore di violino. Aspettava solo la nota giusta per accordare il suo strumento e finalmente potersi unire ai campi non coltivati, unirsi a quell'inferno. La sua melodia era la morte. E la morte raccontava dei caduti che con grazia calpestava. Del farmacista musicò gli ultimi istanti, accellerati dalla paura e poi rubati da un coltello. Il suo cuore ancora viola era aperto, come il suo sterno affianco e da quelle che sono ferite di morte ora germogliava una nuova rosa, se ci si lasciava cullare da quelle sue note.



Il Topo si lasciò cullare, iniziò ad ascoltare, cosa che al parlar aveva sempre preferito. E quel violino iniziò a sognare, e colla sua musica inizò a creare un nuovo mondo dove anche sua moglie avrebbe potuto udire.



Si fermò dunque in mezzo a del sangue, non suo ovvio, ma della sua terra. Il suo corpo era vuoto, se non di liquore, se non di malinconia. Qualcosa si era instaurata in lui. Una campana? Da quanto suonava? Qual'era il rintocco? Qual'era il rintocco, cappellano?



Chissà cosa sarebbe successo, se in quel teatrino, non fosse apparso anche il beccamorto. Si rivelò all'ennesimo rintocco, fregandosi le mani e non se ne andò per un po'. Iniziò a scrutare i deceduti, così ributtanti, così affascinanti. Poi alzò lo sguardò e lo incrociò col Topo.



Il bambino era impaurito, "Andiamo, andiammo dalla mamma!" si lamentava, ma il padre non aveva più orecchie che per la musica. E per le campane.



Lo fece scendere dalle spalle.



Non ci mise molto a rendersi conto che quello doveva essere il paradiso. Erano tutti giunti li per lui, per aiutarlo ad espiare le sue colpe, il mercante di liquore, il suonatore di violino, il becchino, le campane ...



Lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro, non all'amore né al cielo.



Sembra ancora vederlo chiedersi "Cosa c'è di migliore?" e afflosciarsi dopo aver frugato nel cinturone.



Un morto in più poi non avrebbe tanto guastato, se non fosse che quell'altro "Dov'è la mamma?" era infondato.



Dov'è il liquore?



Dov'è il si bemolle?



Dov'è la bara?



Dov'è l'orfano?



Dove sono i suoi occhi?



Finalmente vivi. Finalmente liberi.







Stanno tutti li.

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