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Io e mio padre eravamo i migliori ladri della città!
... O, almeno era quello che volevamo credere.

Va bene, è quello che credevo solo io. Mio padre mi considera un peso morto e crede che dovrei restare a casa con la mamma... è il suo modo di dire che sono assolutamente inutile per lui, considerando mia madre. Diavolo, lei odiava la vita criminale. Avrebbe tentato di uscirne se non fosse per il fatto che ci mantiene bene e l'ha aiutata a procurarsi pezzi di arte eccentrica che lei ama così tanto.

Ad ogni modo, per tutta la mia vita ho conosciuto mio padre come un ladro e una parte del mondo criminale. Lui pensa ai colpi, grandi e piccoli. Pianifica tutto il più meticolosamente possibile. Si assicura sempre che non ci siano prove lasciate dietro. Non fa differenza per lui derubare i ricchi o i poveri e sicuramente non esita a uccidere qualcuno per ottenere ciò che vuole.

E io? Be', papà potrebbe essere il cervello fra i due, ma è ancora umano. Sta invecchiando e non può più tenere il passo con gli aspetti fisici. Qui intervengo io. Sono praticamente l'ariete, un suo lacchè. Mi piace considerarmi un apprendista, ma lui avrebbe più facilità a considerarmi Maria Stuarda di Scozia che suo allievo. Lui è il cervello, io il muscolo. Non fraintendermi, però. Io non sono stupido. Ho ereditato la sua astuzia e intelligenza e posso tenere il passo con lui in qualsiasi piano. Ma sono anche abbastanza intelligente da sapere che se sospettasse che io sia in grado di rivaleggiare con lui e tanto meno di superarlo in bravura... mi ucciderebbe.

Ecco perché gli ho lasciato pianificare questo nuovo colpo, anche se non mi piaceva, puzzava troppo di guai. E in più credevo che non ci avrebbe fatto guadagnare un granché. Aveva tenuto gli occhi su un tizio che era relativamente nuovo in città. Un medico viaggiante chiamato Adam Black. Tutto ciò mi fece esitante: fottere con un tizio dal nome criptico che non ha un'abitazione fissa? No, grazie. E anche se guidava una bella macchina, non viveva nelle case più lussuose. Certo, non era un sobborgo squallido, ma era lo stesso un quartiere abbastanza... che ne so, banale, niente di speciale.
Ma era diventato il nuovo bersaglio di papà.

"Perché 'sto tizio t'interessa tanto?" chiesi.

"Sta' zitto" mi rispose.

"Quindi... qual è il piano?" forse se avessi parlato, avrebbe realizzato che non era una buona idea.

"Giuro su Dio, sei un tale pezzo di merda imbecille..." mi ringhiò "Devo disegnartelo? Non sei capace di seguire gli ordini che ti do? E va bene."

Feci del mio meglio per non sospirargli in faccia.

"... 'Sto cazzo di dottore... non è esattamente normale. È un medico criminale a domicilio, se il tuo cervello ignorante ci arriva. Viaggia spostandosi da città a città per non essere collegato a nessun sindacato specifico."

"Questo non ha molto..." mi fermai da solo quando i suoi occhi furiosi mi fissarono gelidamente.

"Essendo parte del nostro mondo, dovrebbe avere molta grana. E io ho intenzione di scoprire dove tiene il bottino, o torturarlo finché non sputa il rospo, se necessario."

"Come lo hai scoperto?"

"Dalla mamma, a dire il vero. Forse odierà la vita criminale, ma non è ignorante sull'argomento. Oh, e lui accetta anche i lavori senza appuntamento."

"E come faremo a farci visitare senza appuntamento?"

Di tutta risposta, papà mi sparò alla gamba.

Dopo un lungo periodo di imprecazioni e bendature improvvisate, papà ci guidò sul posto nel bel mezzo della notte.

Mio padre l'ha chiamato con uno dei suoi numerosi cellulari prepagati: "Sì, ho sentito che puoi fare cose per quelli come me quando siamo nei guai. Sì, ho un po' di problemi con uno dei miei alleati. Uno dei suoi stronzi è stato sparato alla gamba, puoi sistemarlo? "

Ho sentito la voce dall'altra parte, era morbida e un po' pomposa. Non riuscivo a capire cosa stava dicendo mentre iniziavo a sentirmi debole. Cazzo, non mi avevano mai sparato, prima. Per tutta la mia carriera con mio padre, non mi sono mai fatto sparare. Deve aver pensato che avrebbe potuto impossessarsi di qualcosa in più se è disposto a correre questo rischio. O almeno era quello in cui cercavo di convincermi mentre arrivavamo.

Attraversammo ​un vicolo e poi mio padre mi trascinò fino al cortile del dottore. La sua casa era intonacata nell'oscurità della notte. Nessuna luce era accesa, tranne per un singolo punto rosso che fluttuava nel mezzo di quella che presumevo fosse la porta sul retro. Quando ci siamo avvicinati, ho potuto vedere di cosa si trattasse.

Il dottor Adam Black era lì in piedi, tenendo aperta la porta, a prendersi boccate di fumo da una sigaretta bianca sottile. Non riuscivo a distinguere i suoi lineamenti, figuriamoci quello che indossava al buio.

"Signori..." disse facendo un leggero cenno del capo mentre attraversavamo la soglia della sua casa buia.

Appena entrati, chiuse la porta immergendoci nell'oscurità. Non mi piaceva... Non mi piaceva affatto. Poi, come per rispondere alle mie preghiere, toccò un interruttore e una luce bianca fluorescente riempì la stanza. Il locale in cui eravamo entrati sembrava una specie di laboratorio. Per la maggior parte bianco, con tavoli di metallo e vari armadietti. Diversi strumenti elettrici erano allineati su una parete, e altri macchinari strani e ingombranti che non riuscivo a riconoscere.

La cosa che sembrava fuori posto era l'orda... sì, "orda" è la parola giusta per descriverla... di animali imbalsamati. Sembravano così vivi che non riuscivo a capirlo immediatamente. A prima vista sembravano normali, ma quando i miei occhi si abituarono alla luce e riuscii a vedere meglio l'ambiente, mi resi conto che non erano del tutto normali. Certo, potevo vedere cervi, roditori e uccelli, ma non erano sui corpi giusti. Le teste dei roditori sono state collocate in corpi di rettili. C'era un corpo di uccello con così tante ali e senza testa che all'inizio sembrava una palla di piume. Un cane senza muso, con una nuova bocca creata nella sua pancia. Piena di denti. Il pezzo più interessante era una testa di capra nera le cui corna erano state sostituite da serpenti e il suo corpo era costituito da un mucchio di zampe, braccia e code di animali diversi.

"Oh... Porca troia, wow..." Sentii mormorare mio padre.

"Siete venuti qui a vedere i miei lavori di tassidermia, o per un controllo medico?" chiese la voce pacata del dottor Black.

Girando, siamo riusciti a distinguere un uomo che sembrava uno scheletro in un abito Armani che aveva lo stesso colore del suo nome. Era pallido e magro. Incredibilmente magro. I suoi occhi erano infossati e così profondi che non riuscivo a capire di che colore fossero le sue iridi. I suoi sottili capelli grigi erano divisi da un lato e così rettilinei che sembrava averli tagliati con un righello. Le sue labbra sottili si aprirono e sorrisero rivelando denti bianchi perlacei.

"Il mio ragazzo qui, gli hanno sparato, proprio come ho detto al telefono. Puoi sistemarlo?" disse mio padre.

"Certo che posso. Mettilo sul tavolo e inizierò a revisionare la sua ferita." disse gesticolando con l'artiglio ossuto di una mano verso uno dei tavoli metallici.

Mio padre fece come gli era stato detto e si mise da parte mentre il dottor Black camminò... quasi volteggiò in avanti, indossando dei guanti di lattice bianchi. Dalle tasche nascoste nel cappotto, tirò fuori una siringa piena di una sostanza verde, delle forbici e un bisturi. Si mise subito al lavoro: tagliò la bendatura improvvisata e la gamba dei miei pantaloni lungo tutto il lato della mia coscia. Una volta esposta la ferita sanguinante, emise un suono di disapprovazione.

"Tsk tsk tsk, ditemi, signori, che cosa avete mai commesso per fargli sparare?"

"Abbiamo rubato una macchina, dei gangster ci hanno sparato addosso" mio padre ringhiò. "E 'sto idiota si è fatto colpire."

Non potei fare a meno di guardare mio padre mentre il dottore si faceva strada attorno alla ferita, pulendola. Non ricordo nemmeno di averlo visto tirare fuori una garza.

"Ciò fornirà, quello che presumo, un gradito rilascio dal dolore. Siate consapevoli del fatto che potrebbe causare qualche intontimento..." infilò l'ago direttamente nella mia coscia. All'improvviso mi sentii intorpidire la gamba. Fu inizialmente un assoluto sollievo dal dolore bruciante. Ma poi ho notato che non potevo sentire l'altra gamba. O il mio stomaco... il mio petto... le mie braccia!

La paura mi travolse. Ho provato a dire qualcosa ma venni interrotto da mio padre. Deve aver colto l'espressione della paura sul mio viso e tirò fuori la sua pistola, puntandola verso la parte posteriore della testa del dottor Black.

"Posa giù il bisturi e l'ago, dottore, prima che ti faccia un buco in testa! Che roba gli hai pompato nel corpo?" disse mio padre a denti stretti. Non riuscivo a capire se fosse più turbato dal fatto che suo figlio fosse in pericolo o che la situazione si fosse complicata.

Lentamente, il dottor Black posò il bisturi e l'ago, sorrise e mi fece l'occhiolino. Se non fossi intorpidito... probabilmente avrei iniziato a tremare. Lentamente, si voltò per incontrare lo sguardo di mio padre.

"Papà...!" dissi, la mia voce uscì debolmente.

“STA' ZITTO! Ho fatto una domanda al dottore, stupido testa di cazzo!" comandò.

"Quindi il tuo 'ragazzo' è tuo figlio? Che famiglia meravigliosa, dovete essere. Per quanto riguarda la tua domanda, si tratta di un agente paralizzante e sedativo... abbastanza forte per la maggior parte dei grandi animali."

"Non lo ucciderà, vero?"

"Al contrario. Tuo figlio è in ottima forma e lo farò in modo abbastanza piacevole. È semplicemente più facile lavorare su un soggetto mentre è incosciente" spiegò "E considerando quello che farò, tuo figlio non vorrà essere sveglio..."

Osservai un lungo bisturi scivolare fuori dalla manica del medico nel palmo della mano. Fuori dalla visuale di mio padre. Cazzo... proverà a fare qualcosa di stupido. Probabilmente papà gli sparerà e useremo i suoi soldi per le mie cure mediche.

"Papààà...!" Feci del mio meglio per urlare, ma mi venne fuori solo come un gemito.

“CHIUDI QUELLA CAZZO DI BOCCA!! Non chiamarmi papà mentre siamo al lavoro! Quanto sei stupido, cazzo. Giuro che sei così fottutamente stupido, che avevo ragione quando ti ho detto che la mamma avrebbe preferito tenere la placenta al tuo posto. Sarebbe stata più intelligente e più piacevole agli occhi!!"  urlò mio padre.

Le mie labbra e la mia lingua non si muovevano più, anche loro avevano ceduto all'agente paralizzante.

"È un peccato che insulti la tua progenie così. In realtà è davvero un bel soggetto." disse il dottore maneggiando di nascosto la sua lama.

"Stai cercando di fare la corte al mio ragazzo, pervertito del cazzo!? Sai cosa? Penso di averne avuto abbastanza di questo posto!" Lo vidi mettere la pistola sulla tempia del dottore "Ora rimetti a posto mio figlio, mostrami dove nascondi i soldi, e forse non ti concerò come hai conciato questi animali!"

"... Scusi...?" chiese freddamente la voce del dottore.

"Mi hai sentito, pezzo di merda!"

"Ah, sì, la premessa di tutta questa sera. Ero così affascinato da voi due che avevo quasi dimenticato di avere un lavoro da fare..."

Impugnò saldamente il bisturi nascosto nella sua mano.

"Di che cazzo parli? Mostrami dove cazzo tieni i soldi. ADESSO!"

"... No."

"MOSTRAMI O TI SPARO IN TESTA!"

"No, non lo farai."

Con una rapida mossa, colpì la parte superiore della mano di mio padre prima che avesse la possibilità di premere il grilletto.

"Ah! Cazzo... non posso... non riesco a tirare... Che cazzo hai fatto alla mia mano?!" urlò mio padre.

"Ho tagliato i tendini impedendo semplici movimenti della mano. Come piegare le dita per impugnare una pistola e tirare il grilletto." lo disse come se l'avesse già detto molte volte.

Mio padre cercò di colpirlo con tutta la sua forza.

L'uomo magro in nero semplicemente lo schivò e avanzò rapidamente. Udii un'altra squarciata e mio padre sbatté in avanti sul tavolo, crollando a terra. La pistola scivolò sul pavimento.

"Quello era il tuo tendine d'Achille. Avresti dovuto indossare scarponi alti, o possibilmente dei stivali."

Ho provato a urlare per lui. Ma la mia bocca aveva perso ogni sensazione. Avvertii i miei occhi rotolare indietro... L'ultima cosa che sentii prima di perdere conoscenza fu mio padre urlare: "IO T'AMMAZZO, SCHIFOSO FIGLIO DI PUTTANA!!!"

E la risatina che il dottor Black fece rispondendo.

"No, non lo farai."




Mi risvegliai in una stanza buia. Ero in piedi, o almeno pensavo di stare in piedi. Non riuscivo ancora a sentire le mie braccia e le mie gambe. Non era una camera completamente buia, riuscivo a vedere una tenda rossa scura davanti a me... un pavimento di legno... e piccole pozze di luci che brillavano nello spazio in cui la tenda incontrava il pavimento.

Potevo sentire mio padre. Blaterava incoerentemente in alto a destra di me.

"Strafottutofiglioidiota.Dottoredimerda.Tiucciderò.Tiucciderò.Tiucciderò.Schifosissimostronzodimerda.Tiuccderò,tiucciderò..."

All'improvviso una mano artigliata e ossuta mi sfregò la guancia.

"Ah, sei sveglio, ragazzo mio!" Il dottor Black entrò nel mio campo visivo. La debole luce gli dava uno sguardo scheletrico e gli occhi infossati sembravano buchi, nell'oscurità.

"È bello che tu sia finalmente sveglio. È meglio che il soggetto sia cosciente durante la presentazione. "

"Mio padre... cosa... cosa è successo a mio padre? ... Cosa sta succedendo?" Balbettai. Sentivo il cuore che mi batteva nel petto.

"Oh... suppongo che non abbia importanza, perché lo scoprirai molto presto. Quando i boss del crimine, gli uomini d'affari ricchi o le persone con gusti eccentrici ritengono di aver bisogno di lezioni o abilità uniche messe in pratica, contattano Adam Black."

La mia bocca si era un po' allentata. Volevo urlare, ma invece mormorai appena.

"Ma... ma come hai... Ci è stato detto che eri un medico criminale..."

Si inchinò in un movimento fluido e con enfasi batté le mani. "E il dottor Black prende coloro che hanno suscitato l'ira o l'interesse dei suoi datori di lavoro e li trasforma in opere d'arte per il loro divertimento! Hai visto le mie imbalsamature, non è vero? Sì. Tu e tuo padre le avete ammirate. In quanto tali, sono certo che sei in grado di intuire quale tipo di arte creo. Quanto a tuo padre... L'ho lasciato sveglio durante il processo di creazione. Ti ho detto che non avresti dovuto assistere all'operazione. Tuo padre, d'altra parte, mi ha infastidito. Quindi l'ho tenuto cosciente per tutto il tempo."

Iniziai a essere preso dal panico più totale. Non sentivo le braccia o le gambe. Non vedevo mio padre. Provai ad agitarmi, ma non trovai nulla che si muovesse tranne le spalle e i muscoli dello stomaco. Non potevo nemmeno muovere la testa.

Sembrava... tenuta in posizione fissa.

All'improvviso sentii una pacca dietro la testa.

"Ah, mi sono scordato di fissare la linea endovenosa. Solo un momento..." Andò dietro di me. Cercai di girarmi ma non potevo. L'ho sentito cantare qualcosa in un'altra lingua... tedesco, credo. "Che sciocco..."

Tornò nel mio campo visivo. "Molto bene... È ora."

Sorrise, un sorriso così largo che pensai che gli avrebbe diviso gli angoli della bocca. Sparì in un lato.

"Oh, per quanto riguarda la mia fama da dottore dei criminali... Generalmente permetto che le bugie sulla mia professione vengano passate in giro per invogliare il soggetto a visitarmi. Di solito ci vuole un po' di tempo, ma in questo caso il mio nuovo datore di lavoro mi ha assicurato che la parola è arrivata a tuo padre più in fretta della maggioranza."

Il sipario si alzò e una luce intensa riempì la stanza.

Ero sul palco di grande auditorium vuoto davanti a me. C'era un unico posto a sedere... C'era anche uno specchio vicino a me...

... E potei vedere me stesso e mio padre. Vidi quello che il dottor Black considerava arte.

Io e mio padre eravamo nella posizione della famosa scultura di Abramo e Isacco. Papà nel posto di Abramo, torreggiando sopra di me, la sua mano mi teneva per la testa mentre io ero inginocchiato. L'altra mano con un coltello appena sotto il mio collo. Questo è quello che ho riconosciuto all'istante... Ma quando mi abituai gli occhi, notai che mio padre e io non avevamo braccia. Solo pezzi di animali cuciti insieme. Siamo diventati delle grottesche chimere. Le mani di mio padre erano teste di volpe ringhianti. Le sue braccia erano fatte di scoiattoli cuciti strettamente insieme per sembrare una massa solida. La sua metà inferiore era sostenuta da un cumulo di teste di maiali e di cinghiali ghignanti. Le mie braccia e le mie mani erano state sostituite da un intreccio di serpenti luccicanti. La mia metà inferiore era stata rimpiazzata dall'estremità superiore di un grande felino di qualche tipo. Ossa e muscoli essiccati che si estendevano sotto di me finendo in un cranio ruggente.

Gridai. Mi misi a urlare, accompagnando le imprecazioni di mio padre.

Una porta in fondo al teatro si aprì rumorosamente.

"Ah, ecco che arriva il datore di lavoro."

Rumori di tacchi sul pavimento di legno risuonavano attraverso il grande spazio vuoto.

"Ah, mio datore di lavoro! Vi presento un'opera che chiamo "Il Padre e il Figlio dell'iniquità". È pronto per abbellire la sua galleria o dovunque voglia mostrarlo. E, come richiesto da lei, è stato adattato per rimanere in vita per un bel po' di tempo grazie alla rete endovenosa che ho creato. Potrei addirittura affermare che con una corretta pulizia e manutenzione dei fluidi, potrebbero rimanere attivi per almeno diversi anni, se non decenni."

Un applauso vertiginoso arrivò dal datore di lavoro facendo tintinnare dei gioielli. Una risatina di eccitazione uscì dalle labbra smaltate.

E i miei occhi incontrarono gli occhi del datore di lavoro.

Emisi una sola parola; in essa c'erano la disperazione totale, il dolore e la paura. In essa c'era un totale collasso...

"Mamma...?!"


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