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Doppelgänger, letteralmente doppio viandante deriva dal tedesco "Doppel" ovvero doppio e "Gänger" ovvero che va, che passa. Questa creatura risulta essere un sosia, che può essere sia in forma spettrale che in forma reale di una persona e, in alcune mitologie, vedere il proprio Doppelgänger sarebbe presagio di malattia o addirittura di morte.

CaratteristicheModifica

Doo
Secondo le varie leggende e secondo anche il Folklore, i Doppelgänger non proiettano un'ombra e nemmeno possono riflettersi in uno specchio e sulla superficie dell'acqua. Si dice che diano consigli maliziosi alla persona di cui hanno preso le sembianze e possono, in alcuni casi, instillare idee nella mente delle vittime o apparire ad amici e parenti, provocando così confusione.

Si dice anche che se si vede il proprio Sosia spettrale, si è destinati ad esserne perseguitati.

Nella letteraturaModifica

Queste creature appaiono in molti racconti di fantascienza o fantastici, e sono descritti per lo più come paradossi temporali che si verificano viaggiando nel tempo, una versione più giovane o più vecchia del viaggiatore, in questo caso però la creatura prende il nome di Doppelgänger temporale. Tra i racconti più famosi ricordiamo: Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde di Robert Louis Stevenson Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde Grandi speranze di Charles Dickens Dracula di Bram Stoker

TestimonianzeModifica

Abbiamo molte testimonianze riguardo i Doppelgänger durante tutto l'arco storico: Abraham Lincoln, per esempio, avrebbe detto alla moglie di aver visto due sue facce allo specchio, subito dopo essere stato eletto presidente, una delle quali era mortalmente pallida. La moglie avrebbe ritenuto che ciò significasse che sarebbe stato eletto per un secondo mandato, invece non sarebbe vissuto fino alla fine. Percy Bysshe Shelley, poeta inglese, avrebbe invece incontrato il suo doppelgänger che gli preannunciava la propria morte, anche se Shelley disse di aver incontrato il proprio sosia solo in sogno e non nella vita reale. Robert Dale Owen fu autore dello studio di un singolo caso di doppelgänger relativo a Emilie Sagée. L'episodio gli venne riferito da Julie von Güldenstubbe, un'aristocratica lettone. La Von Güldenstubbe riferì che tra il 1845 e il 1846, all'età di 13 anni, sarebbe stata testimone insieme ad altri bambini del fenomeno di bilocazione della sua insegnante di lingua francese Sagée, in pieno giorno, all'interno dell'istituto educativo (Pensionat von Neuwelcke). Il doppelgänger di Sagée avrebbe mimato l'azione dello scrivere e del mangiare si sarebbe mossa indipendentemente da Sagée, apparendo in piena salute mentre Sagée era gravemente malata. Inoltre il doppelgänger avrebbe esercitato resistenza al tocco, pur non avendo consistenza fisica (una ragazza sarebbe passata attraverso il corpo del doppelgänger)

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