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Rimbombava nella sua testa il suo unico desiderio:

"Diventerò bella come loro"

Jeanne. Jeanne era una ragazza, di quasi vent'anni.

Sedeva alla fermata del bus, aspettando di ritornare a casa.

Di fianco a lei, un uomo, dall'aria stanca e sdegnata, di tanto in tanto le rivolgeva un'occhiata. Si sentiva naturalmente a disagio, non capendo il perché di tale attenzione. Talvolta rispondeva alle occhiate con un sorriso, per evitare di rendere la situazione più imbarazzante di quanto già fosse.

L'uomo si alzò, preferendo rimanere in piedi. Arrivò dunque il bus ed ambedue vi salirono. Il signore prese posto, sedendosi vicino al finestrino e al contempo rispondendo al cellulare che gli squillava; Jeanne, non trovandone altri, si mise accanto a lui. Egli ritornò con la stessa espressione disgustata di prima. Era confusa, non capiva il perché di tale reazione.

L'uomo si alzò e la ragazza poté chiaramente sentirlo dire, al telefono: «Scusa, mi devo spostare, una grassona continua a starmi attaccata».

Non era una novità per lei, il suo peso le aveva sempre creato problemi del genere. Di certo ci aveva fatto il callo, ma non per questo non ne rimaneva ferita. Scese dal bus, incamminandosi verso casa.

Si sentiva osservata, nuovamente a disagio.

Notò che tre ragazzi la stavano seguendo. Si affrettò, cercando di voltarsi il meno possibile. Uno di loro iniziò a correre, chiaramente puntando verso di lei. Non seppe che fare, si girò, col fiato sospeso. Il ragazzo rallentò, sorridendo maliziosamente, gli altri lo raggiunsero. «Che ci fa una balena qui, in città?» «Ma che hai mangiato a pranzo? Un'intera casa, inclusa la famiglia?». Ignorò le provocazioni e le risa, andando avanti. 

Dopo 15 minuti buoni, smisero di inseguirla. Continuò per la sua strada, giungendo infine alla sua abitazione. 

Prese le chiavi, le infilò nella serratura ed aprì la porta, richiudendola poi dietro di sé. Si tolse le scarpe, accese la TV e si sedette sul divano. Si fermò su un canale di moda, in cui andava in onda un programma che dava consigli su come perdere peso in poco tempo. Lo guardava spesso, ammirando con invidia la bellezza e la magrezza di certe persone.

Si rialzò, dirigendosi in cucina. Aprì il frigo, prendendo tutto ciò che trovava: cioccolata, affettati, salse varie, gelato e merende, per poi ingozzarsi fino a sentirsi male. Piangendo, ritornò sul divano, osservando sempre le magre ragazze che comparivano sullo schermo.

Il suo sguardo per un attimo si perse e tutto diventò offuscato. Come uno zombi, si diresse nuovamente in cucina. Aprì un cassetto e prese un coltello, piuttosto affilato. Lo osservò, pensando attentamente a ciò che voleva fare. Ritornò sul divano, dando un'ultima occhiata allo schermo. Poi fissò le sue gambe, grasse e orrende. Spinta dalla rabbia, strinse il coltello più forte e, con una rapida mossa, lo infilzò nella sua stessa carne, lanciando un urlo. Scorrevano lacrime e sangue, mentre il coltello rimaneva conficcato nella sua coscia. Sospirò diverse volte, per poi afferrarlo saldamente e tirarlo fuori. Si alzò e si guardò allo specchio. Si odiava, si odiava più di quanto la odiasse l'uomo sul bus, si odiava più di quanto la odiassero quei ragazzi. Un altro attacco di rabbia la spinse a ripetere il gesto di prima, stavolta cercando di raschiare la pelle con la lama, andando man mano in profondità. Si girò di profilo. Cercò trattenere il respiro, per sembrare più magra. Lo rilasciò, osservando la sua grossa pancia. Quanto la odiava.

Il tutto durò ore. Ore di torture, strappandosi la pelle, scavandosi la carne. Sempre più vicina a ciò che voleva essere.

Cadde a terra, esausta. Il pavimento era diventato di un eterogeneo color rosso, non somigliava più ad una persona. Si girò, cercando lo specchio con gli occhi. Guardò il suo riflesso. Sorrise. Ora era perfetta.

Rimbombava nella sua testa il suo unico pensiero:

"Finalmente sono bella come loro"

L'accenno di un sorriso si formò sul suo volto deturpato.

Esalò il suo ultimo respiro.

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