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Quanto sarà passato? Dieci minuti?

... sento ancora dei rumori, non se n'è ancora andato. Dio, inizio ad avere il fiato corto.

Mi manca l'aria. Devo calmarmi. Se ne dovrà pur andare a un certo punto, non può stare qui per sempre. Domani mattina Lauren entrerà e... ma chi prendo in giro, sarà uccisa anche lei. Come è stato ucciso Barry prima di lei. Accidenti a lui che ha aperto la porta senza guardare nello spioncino... e accidenti a me che non l'ho fermato.

Ma come potevo saperlo? Come potevo immaginare che in una serata così normale, così uguale alle altre insieme al mio coinquilino, bussasse alla nostra porta quel... coso... non lo so, non riesco a mettere in ordine i pensieri. Ho davvero troppa paura.

Qui non potrà farmi nulla, sono al sicuro... ma deve andarsene in fretta, se no morirò per mancanza di ossigeno. Qui dentro è troppo stretto, finirà l'aria in fretta.

Barry aveva aperto la porta e l'essere lo aveva colpito in faccia con un'ascia, quella d'emergenza in caso di incendi. Stava in una teca, al piano di sotto. Appena ho sentito il colpo e ho visto cadere Barry, mi sono messo a correre nell'altra stanza e ho chiuso la porta a chiave. La cosa sentì il colpo e si mise a correre verso la stanza. Sentii un colpo secco contro la porta: ci si era schiantato. Ci furono altri colpi a seguire, poi un rantolio e dei passi.

Probabilmente era andato a prendere l'ascia dalla testa di Barry. Non potevo rimanere ancora lì a lungo. Nella camera opposta a quella c'era uno stanzino, dietro la scrivania. Aprii lentamente la porta e guardai nel corridoio. L'intruso stava cercando di estrarre l'ascia dal cranio del mio coinquilino, schizzando sangue ovunque e facendo sbattere a terra la testa del defunto. Ogni tonfo era un colpo al cuore.

Uscii piano dalla porta e percorsi piano il corridoio, fino ad arrivare alla stanza a fianco. Mi tremavano le gambe. Misi una mano sulla maniglia e cercai di abbassarla senza far rumore. Non ci riuscii. L'ansia mi fece tirare giù bruscamente la maniglia e l'assassino, in fondo al corridoio, si fermò e si voltò di scatto verso di me.

Claustrophobia

La troppa paura ebbe il sopravvento. Mi misi a piangere incontrollatamente, le lacrime scendevano senza che potessi fermarle. Mi buttai dentro la stanza chiudendomi la porta dietro. La cosa si schiantò di nuovo contro la porta, emettendo lo stesso inquietante grugnito di prima. Colpì nuovamente la porta: questa volta voleva prendermi davvero. Spostai la scrivania, pregando che le botte alla porta coprissero il rumore, aprii lo sportello dello stanzino, riportai la scrivania il più indietro possibile, chiusi lo sportello e trattenni il respiro, cercando di sentire i movimenti della bestia.

È quasi passato un quarto d'ora da quando sono entrato, o meglio, penso sia passato un quarto d'ora. Non ne ho idea.

Non riesco più a respirare. Annaspo per cercare aria, invano. Ho disperato bisogno di ossigeno.

Ne ho...

...bisogno...

...adesso...

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