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"... Devi... Devi fare come noi, piccolo" disse suo padre tra le lacrime e i singhiozzi. Quell'uomo bello, alto e che l'aveva sempre protetto, ora ridotto a una cosa così debole e stanca, spaventata. Il piccolo Richard non capiva cosa stava succedendo: perché il suo meraviglioso papà e la sua bellissima mamma erano tristi? Perché stavano piangendo? Non li aveva mai visti piangere così.

"È per il tuo bene, amore mio... davvero, ci dispiace, ma noi non..." sua madre non riuscì a completare la frase a causa del groppo alla gola e delle lacrime. Richard avrebbe voluto consolarla, ma non sapeva come.

Erano chiusi in cucina da tanto tempo, e da quel momento la mamma e il papà erano stati tristi e arrabbiati. Parlavano e piangevano tanto. Ma Richard aveva solo 5 anni, non poteva capire, continuava a giocare con le sue macchinine sul pavimento, immaginando di sfrecciare tra le strade di una grande metropoli sfidando altri corridori, diventando il più bravo di tutti: sognava, faceva ciò che un bambino sa fare meglio.

Non badava ai discorsi e al pianto dei genitori.

Ma questa volta era diverso.

Stavolta parlavano (o, per meglio dire, singhiozzavano) direttamente a lui. E papà aveva in mano la sua pistola, quella che Richard non doveva MAI MAI MAI toccare, tantomeno giocarci.

"... Non ci riusciamo, non possiamo farlo, non a te..." l'uomo terminò la frase per la moglie, che continuava a disperarsi seduta al tavolo della cucina. Richard era sempre più confuso. Che stava succedendo? Chi stava bussando alle porte della loro cucina? E perché papà le aveva bloccate con delle assi? Chi c'era in casa loro? Forse era per quello che i suoi genitori, coloro che dovevano proteggerlo da ogni male, erano così disperati?

La porta dietro alla madre di Richard sussultò, e i cardini iniziarono a cedere.

"Non... non c'è più tempo..." disse con un sospiro la moglie "... È ora..." E scoppiò in un pianto più violento del solito. Richard avrebbe voluto dirle qualcosa, ma era paralizzato, lì in piedi nel mezzo della cucina dove aveva giocato così tante volte accanto a sua madre, mentre lei cucinava quei pasti così invitanti.

"Ti... ti ricordi cosa devi fare?" Richard annuì alla domanda del padre, che ora stava stringendo più saldamente la pistola.

"Bravo ometto..." rispose, e sorrise al figlio. Piangeva e sorrideva? Richard era sempre più confuso.

La porta stava cedendo.

"... amore..." disse sua madre, rivolgendosi al marito "È ora"

"Lo so"

La donna si avvicinò a Richard e lo cinse tra le sue braccia e gli disse all'orecchio: "Scusa amore mio, ci rivedremo presto, non riusciamo a farti del male, non siamo forti abbastanza, scusaci"

Poi si alzò, e quello che successe dopo, mentre i colpi proveniente dalla porta diventavano sempre più forti, terrorizzò il piccolo bambino.

Il padre, con un unico movimento, disse "Ti amo da impazzire" alla moglie e, alzata l'arma, le sparò in testa.

Il muro era tutto rosso, la mamma era ferma, a terra, in una posizione strana.

Dov'era la sua testa? Che aveva fatto papà?

Richard si orinò addosso.

Il padre sembrò non notarlo. Il primo cardine della porta saltò proprio mentre l'uomo baciava il figlio.

"Fai quello che devi fare e sarai con noi, ok? Ti amo, piccolo mio, scusaci, ti prego"

E poi, Richard scoppiò a piangere, e, mentre il padre si puntava la pistola alla tempia e strizzava gli occhi gonfi di lacrime, al bambino uscì un flebile: "...papà, no..."

E anche il padre cadde a terra, come il secondo cardine. La porta stava cedendo.

La credenza era tutta rossa come il muro.

La mamma e il babbo erano immobili. La loro testa scomparsa. Non piangevano più, sembrava che stessero dormendo.

Richard doveva prendere la pistola, anche se gli era vietato questa era un'eccezione, e fare quello che aveva fatto papà, come un bravo ometto.

Ma non voleva restare fermo a terra per sempre.

Chiamò i genitori inutilmente, poi prese la pistola, ma non voleva farlo, non sapeva cosa voleva dire, non capiva, era spaventato e si mise a strillare, lasciando la pistola a terra.

Era tutto così brutto.

Voleva abbracciare la mamma, giocare col papà, dormire nel lettone e andare ai giardini, voleva che tutto fosse come prima, voleva andare a comprare i giochi nuovi e soprattutto voleva di nuovo i suoi genitori, voleva poterli stringere di nuovo.

Si avvicinò loro.

Chiamò ancora.

"Svegliatevi, ho paura, vi prego, mamma!" strillò il bambino tra gli spasmi del pianto, ma nessuno rispose.

"SVEGLIATEVI!"



La porta cedette.


La porta aveva finalmente ceduto.

Entrarono, correndo verso di lui, e Richard provò a scappare.

Pianse sempre più forte e gridò il nome di sua madre ripetutamente mentre mani forti e robuste lo sollevavano e lo portavano via da quell'orribile cucina.

L'avevano preso. I suoi genitori avevano fallito.

Il piccolo Richard voleva la sua famiglia. E piangeva. Non era stato un bravo ometto.

Svenne per il terrore mentre quelle misteriose creature che avevano portato al suicidio i genitori lo portavano via.


"Si è addormentato"

"Meglio così, meglio che non veda mentre portiamo via i corpi"

"Che cosa orribile"

"Già, povero piccolo"

"Non possiamo biasimarli, come potevano sapere che noi eravamo lì per salvarli da "loro"? Attraverso queste maschere non ci si sente, se non un mugugno incomprensibile, non ci avranno sentito"

"Che tragedia"

"Almeno il bambino è salvo"


"...che bravo ometto..."

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