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Il mio nome è Adam Scott, sono un investigatore privato. Scriverò qui dell’inquietante storia alla quale ho partecipato, sperando che questa pagina non vada perduta.

Un mese fa fui contattato telefonicamente da un ricco uomo, molto conosciuto dalle mie parti, il quale disse qualcosa che avevo già sentito parecchie volte nei miei venti anni di lavoro: mi disse di esser stato derubato. Sembrava stesse balbettando. Non persi tempo, mi feci dare l’indirizzo e gli assicurai che sarei arrivato presto. Subito mi diressi al paesino di periferia dove il ricco uomo abitava. Una volta lì, misi l’auto in un parcheggio distante circa cento metri dalla mia meta e mi incamminai verso casa sua. Osservai, nel mio breve cammino, che quel piccolo paese era abitato solamente da benestanti; passai di fronte a due discrete ville singole e poi arrivai a quella del presunto derubato, molto più sontuosa di tutte le altre, protetta da un’alta recinzione di ferro nella quale si apriva il cancello d’ingresso, e circondata da un meraviglioso giardino. Sebbene avesse un aspetto così accogliente, la villa emanava una certa… tensione. Ovviamente non ci feci caso, citofonai e l’uomo aprì il cancello. Mentre attraversavo il viale, il portone della villa si spalancò, rivelando il suo proprietario: un uomo grassottello e abbastanza basso, che aveva delle occhiaie evidenti e si rivelò poi essere un trentenne. Mi accolse nella villa, bella all’interno tanto quanto lo era all’esterno e mi mostrò i diversi luoghi dove a suo dire erano scomparsi dei beni. Rimasi perplesso, perché mi parlò di furti che forse non erano nemmeno avvenuti; oggetti senza valore che potevano essere facilmente stati persi, come penne o scatole vuote.

Terminati i procedimenti standard, mi portò in una sala dove mi rivelò perché effettivamente mi avesse chiamato. Disse che era paranoico, che le sue cose man mano più “importanti” continuavano a scomparire sempre più frequentemente. Parlò di come era iniziato tutto con roba ancora più insignificante di quella che aveva mostrato, come ad esempio la punta di una matita andata perduta da un giorno all’altro, senza apparente motivo. Secondo lui "era caduto sotto lo sguardo di un malintenzionato," disse proprio così. Continuai ad essere confuso quando l’uomo mi accompagnò davanti al cancello della sua villa e mi salutò, senza neppure chiedermi di perlustrare l’abitazione o qualcosa di simile. Mi disse solo che, se qualcosa fosse andato storto, avrebbe preferito l’aiuto di qualcuno che conoscesse bene lui e la sua situazione e che fosse capace di presentarsi subito quando chiamato, a differenza della polizia. C’erano ancora delle domande senza risposta nella mia mente, ma il tizio mi pagò ed era questo che importava.

Non ricevetti altre chiamate dall’uomo per qualche settimana e alla fine mi scordai di lui. L'altra mattina, però, passai casualmente per quel paesino e mi tornò in mente l’incontro tra me e l’uomo, così decisi di fargli una visita. Incuriosito e un po’ preoccupato, parcheggiai la macchina al solito posto e mi diressi verso la sua dimora.

Arrivai al cancello della villa. Il giardino appariva spoglio, alcune delle piante stavano morendo, molte erano sparite. Citofonai, l’uomo aprì subito il cancello, disse che la porta era aperta ed ero libero di entrare. Mi accolse nell’atrio, che mi diede la stessa impressione di quella lasciatami dal giardino: sembrava privo di molti elementi. L’uomo mi ringraziò per la visita. Il suo tono sembrava calmo, ma era il tipo di calma di una persona che si è completamente arresa. Mi disse che la situazione era peggiorata. Oggetti sempre più importanti continuavano a scomparire, sempre più spesso. Poi il suo tono si incupì e iniziò a parlare di come fosse sempre stato un uomo solo, di come tutti lo odiassero e di come io fossi l’unica persona con la quale aveva parlato dopo molto tempo. “Vedi, io so cosa sta succedendo. All’inizio non ne ero sicuro, ma ora è certo. Non mi rimane molto tempo e non so se ci rivedremo, perché il processo si sta velocizzando sempre di più e presto non riguarderà solo le cose materiali. Scusa se sono così vago, ma non voglio peggiorarti la vita più di quanto non l’abbia già fatto. Voglio solo ringraziarti di essere stato con me, so che non lo hai fatto solo per soldi, altrimenti non saresti venuto qui di tua spontanea volontà.” Tutti i miei ricordi che hanno a che fare con questa persona sono sfocati, ma quelle sue ultime parole mi sono rimaste impresse. Parole con le quali mi congedò, impedendomi di chiedere ulteriori spiegazioni.

Quella notte, mi trovavo a casa mia che guardavo la televisione, quando ricevetti una chiamata sul cellulare. Era l’uomo. Risposi subito e lo sentii che piangeva, si lamentava, chiedeva aiuto disperatamente. Temendo il peggio, accorsi alla mia auto velocemente e mi fiondai a casa dell’uomo. Questa volta feci tutto il tragitto nell’auto per non perdere tempo, passai davanti alle due ville che anticipavano quella del poveretto, fermai l’auto, scesi e mi avvicinai a quella che doveva essere la casa dell’uomo. Stetti lì, senza parole, mentre guardavo davanti a me un unico albero nero e solitario, senza foglie, dove una volta c’era la villa dell’uomo.

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NarrazioniModifica

DERUBATO Creepypasta ITA-0

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Narrazione di BloodyMadRabbit