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Quando ero piccolo i miei genitori litigavano sempre. Non che all’epoca lo potessi capire, beninteso. Me ne sono accorto crescendo, che fin da quando ero piccolo non potevano stare nella stessa stanza senza provare odio infondato l’uno verso l’altro.

Papà mi spiegava spesso come lei fosse presuntuosa, arrogante ma al contempo debole dentro, e riusciva quasi a trasmettermi un senso di rabbia, che capivo benissimo essere insensata.

Fortunatamente, io non ci andai mai di mezzo. Certo, assistevo a scene che probabilmente non molti miei coetanei potevano immaginare. Perché spesso si andava oltre le parole, e persino oltre la “normale” violenza.

Finché venne il giorno in cui mi svegliai senza trovare la mamma. Mio padre mi si avvicinò, si sedette sul letto e, con molta calma, spiegò che avevano deciso, per il bene di tutti, di “vivere separati”.

Io avevo solo 7 anni e non potei certo oppormi anche se avessi voluto alla sua decisione di tenermi con sé. Così passarono diversi anni e raggiunsi i 13 anni. A scuola avevo molti amici, prendevo sempre buoni voti e il rapporto con mio padre sembrava andare per il verso giusto.

C’era però qualcosa che non andava, precisamente in lui: mi pareva, più o meno a sere alternate, di sentirlo parlare da solo in camera, anche se non capivo minimamente cosa dicesse.

Inoltre aveva l’atteggiamento perenne di chi nasconde qualcosa, o semplicemente non vuole che tu sia troppo curioso.

Inizialmente non ero per niente interessato a farmi i fatti suoi, ma la cosa si fece sempre più intrigante e misteriosa, così presi coraggio e compii un gesto che oggi non so se rimpiangere o approvare.

Il sabato mattina aspettai che uscisse per il settimanale lavaggio dell’auto e sgusciai in camera sua. La perlustrai interamente, aspettandomi di trovare un registratore, forse un walkie-talkie o roba simile che potesse giustificare i suoni notturni ormai diventati regolari.

Invece niente.

Stavo per andarmene deluso, quando udii come un grido, ma ovattato. Sembrava che qualcuno stesse implorando qualcosa, o semplicemente urlando disperato, ma dietro una superficie che attutiva il rumore.

E fu in quel momento che capii.

Balzai verso l’armadio nell’angolo in fondo alla stanza, l’unico che mi ero dimenticato di aprire. Ed ecco cosa vidi.

Lì, a pancia in giù con il corpo contorto per stare in quello spazio ristretto, stava mia madre, agonizzante e con una benda che le impediva di farsi udire.

Sul fondo dell’armadio vidi persino del sangue già secco, probabilmente non era lì da poco.

Ero scioccato.

Mai mi sarei aspettato che mio padre mi mentisse così, e devo confessare che ci rimasi piuttosto male.

Ma, dopo tutto, lo perdonai.

Era stato fin troppo buono con sua moglie, no?

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