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Io non credo nell'amore. Lo odio.

Da quando se n'è andata io ero incazzato nero, come il tizio che si stava scopando.

Adesso entrambi non sono più in questo mondo, non mi dispiace nemmeno un po'. La polizia non mi ha mai trovato e mai mi troverà. Mi hanno chiamato bestia, anche se non ero feroce come Jack o Jeff. Anche loro non li hanno mai trovati.

Il geniale nei miei omicidi consisteva in due cose: le mie armi non si potevano togliere, la parte di ferro dei due forconi non si è mai tolta da me. E seconda cosa: sotto la mia maschera e sul cuore ci sono dei giubbotti anti proiettile.

Tornando al dunque, vi voglio raccontare la mia storia:

Io ero un ragazzo di 15, un lettore accanito di Creepypasta, e un escluso dalla società. Non sopportavo la gente, sopra tutto quelli che mi fissavano. L'unico sollievo che avevo era la mia ragazza, Marta. Ah, come era bella! È un vero peccato quello che sto per raccontarvi… Era da diverse settimane che lei mi evitava e io volevo andarci in fondo a questa storia. Inutile chiederle qualcosa: ogni volta che glielo chiedevo cambiava discorso. Quindi, il 31 ottobre, decisi di pedinarla e la seguii fino a casa sua. La mia agilità mi aiutò a scalare un albero che si affacciava proprio sulla sua finestra. Si stava , come ho detto prima, scopando un negro. Vedevo e sentivo la sua soddisfazione. Ero talmente arrabbiato che mi tagliai la faccia con le unghie e mi strappai gli occhi. Non so perché ma riuscivo comunque a vedere. I due traditori , date le mie grida, guardarono fuori dalla finestra.Le loro espressioni sul volto erano terrore puro, quello che bramavo da tempo. La mia psiche si era rotta e ridetti come un pazzo. Il negro cercò di raggiungermi, ma io gli presi il braccio e glielo ruppi. Poi gli strappai gli occhi e infine lo buttai giù dal ramo. Morì sul colpo mentre io ridevo come non mai. La mia ex si era precipitata al piano terra per chiamare la polizia. I poliziotti arrivarono, ma io ero scomparso e avevo usato il sangue del negro per scrivere You are next sul muro di casa sua. Dopo essere fuggito, rubai con successo una maschera bianca da un centro scuola. Dopo di che mi rifugiai in una vecchia e abbandonata fattoria. Li trovai due forconi, che, una volta tolta la parte di legno, infilai le mie braccia nei pezzi di ferro e divennero delle armi micidiali. Mi misi la maschera per restare inosservato quella notte, la notte di Halloween. La mia vendetta doveva finire.

Calò la notte e io mi appostai su un albero e aspettai che arrivasse. Ogni volta che passava qualcuno sotto, io mi nascondevo di più. Finalmente la mia preda arrivò insieme a qualche sua amica, una in particolare era rimasta indietro dal gruppo da sola. Per attirarle nella mia trappola, uccisi l'ultima. Me la portai sul ramo e aspettai che le altre si accorgessero della sua mancanza. Non tardarono ad accorgersene. Erano rimaste in quattro e ad una a una le ammazzai. Ci mancava solo lei. Voleva ritornare a casa visto quel che era accaduto quel giorno. Che ingenua! Credeva seriamente che la avrei lasciata in pace. Lei stava ancora cercando le sue amiche e io le ero dietro di un metro. Non si accorse di me e continuò a chiamare le sue amiche.Io la trafissi con la mia arma e i suoi occhi che un tempo erano stati azzurri, adesso erano bianchi. Prima che morisse, gli feci vedere il mio volto. La sua faccia fece una smorfia di terrore e spirò. Poi, come agli altri gli tolsi con cura gli occhi.


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