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Bisogna credere nelle leggende.


Non perché siano necessariamente vere, ma perché spesso vi è un fondo di verità. Bisogna però prestare attenzione poiché, credendo in qualcosa, gli si dà anche potere. 


A Josh ad esempio, erano sempre piaciute. Tra i suoi coetanei era quello che dimostrava più interesse al riguardo; che si trattassero di chiacchiere da bar o di casi irrisolti ed eventi inspiegabili a lui non importava, bastava solo che queste riempissero la sua mente ed i suoi pomeriggi.


Come d'abitudine ogni sabato si recava in una fumetteria; era un negozio quasi nascosto dalle strade principali, con le vetrine sporche e l'insegna scolorita. Quando entravi in quel posto non si sentiva mai una melodia di campanellini ma solo un cigolio di una vecchia porta. Sì guardò attorno, in cerca di qualcosa. Qualcosa da leggere.


Ma l'oggetto della sua ricerca non era un fumetto comune.


"E dai, piantala di leggere quella roba. Sono tutte stronzate amico."


"Non è vero, sei tu che ti rifiuti di credere."


"Andiamo Josh credi veramente che Mr. Morrison sia stato assassinato dall'uomo di un fumetto? Sei serio? Amico ammettilo, sei strafatto."


"Va bene. Allora stai pur certo che te lo dimostrerò!"

Josh guardò l'albo che aveva tra le mani, riscotendosi dai suoi pensieri. Un paio di giorni fa il suo migliore amico, Frank, aveva provato a convincerlo che il proprietario dell'altro negozio di fumetti che si trovava una volta in centro era morto a causa delle gravi ustioni riportate in seguito ad un incendio divampato nella sua bottega. Josh però aveva una teoria differente riguardo quell'incendio.


L'incendio non era stato colposo, ma doloso.


Mr.Morrison era stato perciò ucciso da qualcuno.


Un qualcuno a cui aveva già più o meno dato volto.


Posò il fumetto e passò in rassegna gli altri. Giravano delle voci, avvolte. Si diceva che esistesse un fumetto chiamato "Cose nel buio", con pagine strane e vignette altrettanto strane. Dicevano contenesse cose grottesche come morte, malattia e robe simili. La cosa più terribile però, era che in base a quale numero ti capitava tra le mani, ti sarebbero capitate cose equalmente tremende se letto. Alcuni di quelli che avevano messo le voci in giro affermavano che nel fumetto vi fosse anche un uomo, che faceva la sua comparsa di tanto in tanto sulle pagine. A quel punto, a Josh vennero dei sospetti. 

Non vi erano prove che il fumetto esistesse davvero, ovviamente, ma poco importava. Il fatto che un negoziante di fumetti tanto affabile fosse morto in maniera così orribile non quadrava. Mr.Morrison non aveva mai avuto nemici secondo la polizia e gli investigatori, e questo non faceva che incrementare i suoi dubbi.


Alla fine si arrese e si avviò con passo deciso verso la cassa. Il venditore si voltò, rivelando un uomo smilzo. Era alto, molto alto, ed aveva un naso bizzarro con la punta all'insù. Sorrise.


"Prego, cosa posso fare per lei?"


Josh venne sorpreso da una voce nasale e leggermente infantile.


"Mi scusi sto cercando un fumetto."


"Un numero in particolare per caso? Di quale serie o genere? Non esitare a chiedere, abbiamo un assortimento molto fornito."


"Si chiama 'Cose nel buio', credo ne abbia sentito parlare."


"Mi dispiace deluderti ragazzo, ma è solo una leggenda."


Josh gli lanciò un'occhiata sospettosa.


"O magari, è solo troppo pericoloso per venderlo insieme agli altri fumetti."


Vi furono degli attimi di silenzio. Il negozio era vuoto tranne per loro due, e si stava creando una certa tensione nell'aria. L'uomo lo scrutava, piegato in avanti, con i suoi piccoli occhietti e un falso sorriso da predatore che non lasciò mai il suo volto; Josh però non si fece intimorire e sostenne lo sguardo. Aveva come il sospetto che lo stesse esaminando.


Alla fine l'uomo si raddrizzò.


"Mi dispiace davvero, ma temo proprio che quel fumetto non esista."


Quando uscì dal negozio di fumetti si incamminò con fretta verso casa, voltandosi un'ultima volta per dare uno sguardo a quel posto malsano.


Il venditore lo stava ancora fissando.


Era buio quando rientrò, ma sua madre non gli disse niente. Il volume della televisione era altissimo. Stava cucinando ed era troppo indaffarata con le pietanze per dargli importanza, non che gliene fregasse qualcosa comunque: meno domande, meglio era. Filò dritto in camera sua e dopo un momento di esitazione, compose il numero del suo amico.


"Frank pronto, sì sono io. Ascolta riguardo all'altro giorno...dai sul serio Frank lasciami spiegare, okay? Oggi sono andato in fumetteria e...come sarebbe a dire troviamoci di persona? Va bene allora...a tra poco suppongo."


Sì sdraiò sul letto, lo sguardo pensieroso rivolto verso il soffitto. La stanza affondava nella penombra e strane angolature di luci andavano a dipingersi sul mobilio. Sì lasciò andare ad un sorriso. Almeno aveva un amico su cui contare. Lo aveva incontrato per la prima volta a scuola durante l'intervallo ed anche se non frequentavano le stesse classi o le stesse persone, lo aveva protetto dai ragazzi del quinto anno che lo prendevano di mira, rendendogli la vita più facile. Nonostante avesse una cattiva reputazione (precedenti per scasso, piccoli furti, talvolta aveva pure fatto a botte) ed una pessima condotta, era una brava persona. Certo, qualche volta era un po' un rompiscatole, ma gli voleva bene. Sentì qualcosa picchiare alla finestra. Si alzò per guardare fuori: Frank era in piedi nel giardino che lanciava sassolini contro il vetro in cerca della sua attenzione. Aprì la finestra e gliene arrivò uno sulla fronte.


"Ahia! Ma sei scemo per caso? Andiamo sali su e non fare storie, ti offro la cena."



A tavola c'era un silenzio imbarazzante.

Forse a causa del programma TV che sua madre aveva scelto o forse ancora era il cibo che assomigliava ad una specie di poltiglia melmosa, ma fatto sta che nessuno dei due riusciva a spiccicare davvero parola. La cena era una scusa per poter discutere tra di loro in un secondo momento. La madre di Josh provò a fare qualche domanda per mettere il suo amico ad agio ma senza successo; aveva buone intenzioni ma non ne combinava mai una giusta. Finito il pasto sgattaiolarono in camera e Josh chiuse con sollievo la porta alle loro spalle. 


"Wow amico, certo che tua madre sa come intrattenere gli ospiti... cos'è che diceva riguardo le diete orientali?"


"Agh, ma stai zitto."


Entrambi si misero a ridere ma durò poco.


"Allora...cosa volevi dirmi riguardo ad oggi?"


"Vedi oggi sono andato in fumetteria."


"Quella in periferia? Ma è un catorci-"


"Sì lo so ma è l'unica che è rimasta in città. Quando ho chiesto del fumetto al venditore però, era come se mi stesse mettendo alla prova. Mi stava testando Frank, gliel'ho letto negli occhi"


"Amico..."


"Lasciami finire. Quando sono uscito ho pensato che forse era stata solo la mia immaginazione ma poi...ho visto che stava continuando a guardarmi. C'è qualcosa di sbagliato in quel tipo, lo so."


"Aspetta un secondo, cosa hai detto prima?"


"Che continuava a fissarmi?"


"No no, intendo quando parlavi del negozio. Hai detto che è l'unica fumetteria rimasta in città. Sai cosa significa?"


"Vuoi dire che..."


"Sì esatto. Non credo assolutamente alla storia del personaggio di un fumetto che uccide misticamente la gente ma credo nella concorrenza, se sai cosa intendo."


"Dici che è stato lui? Ha appiccato l'incendio per eliminare la concorrenza in città?"


"E che altro sennò? Un personaggio non può uscire da un fumetto. Finché non abbiamo prove, è l'unica spiegazione plausibile visto che il vecchio Morrison era un tipo piuttosto tranquillo."


"Però non mi torna. Ai notiziari hanno detto che non c'è stata una causa apparente a provocare l'incendio. Come avrebbe fatto allora quel tizio? C'è SEMPRE una causa."


Frank si mise a riflettere. Nonostante fosse uno razionale, Josh aveva ragione. Qualcosa, anche se non sapevano cosa, non tornava in quella storia.


"Va bene allora. Seguimi. Dirrai a tua madre che stiamo andando al cinema o qualcosa del genere"




Faceva freddo, molto freddo. Avevano dovuto fare una deviazione e fermarsi a casa di Frank a recuperare un paio di arnesi.


"Menomale mio padre non era in casa. Se mi avesse beccato mentre gli stavo fregando tutta questa roba mi avrebbe dato un calcio nel sedere così forte che mi avrebbe impedito di camminare per almeno tre giorni."


Josh cercò di sorridere. Il padre di Frank non era esattamente un tipo amichevole. Mentre parlavano, Frank stava cercando di forzare la serratura della porta sul retro. Gli aveva spiegato che sarebbe stato più facile entrare da lì e che nessuno avrebbe potuto notarli dato che sbucava su un vicolo stretto e buio. Dopo alcuni tentativi la serratura cedette.


Usarono le torce dei cellulari per precauzione.


"Cosa dobbiamo cercare esattamente?"


"Un albo strano. Deve avere la copertina nera o qualcosa di simile. Ho sentito dire che..."


"Tutte balle amico."


Josh lo guardò, faticando a cercare il suo viso nella penombra.


"Come scusa?"


"Chiunque te l'abbia detto, non dicono il giusto. Mio fratello diceva che lo trovi solo se ci credi davvero. Apri un fumetto normale, e al posto delle vignette di quella storia ci trovi beh, quelle lì. Diceva sempre che era tipo perché poteva essere letto solo da chi veramente voleva farlo, o roba del genere"


Non rispose. Frank non parlava mai di suo fratello.


"Quindi, per fartela breve, devi cercalo da solo. Io ti aspetto qui."


Si diresse sulla soglia della porta sul retro, lanciando di tanto in tanto occhiate furtive all'esterno per controllare che non sbucasse qualcuno all'improvviso. Joshh sospirò, rimettendosi alla ricerca; la fioca fonte di luce non lo aiutava. Il tempo stringeva, poiché non potevano restare là tutta la notte. Controllò traalcuni fumetti sui supereroi. Niente. Guardò anche tra alcuni shojo e fra svariati manga, ma senza successo. Poi si rilassò. Se la storia era vera, il fumetto si sarebbe fatto trovare da solo. Affondò le mani in uno scatolone di fumetti dell'orrore, mettendo da parte una pila sugli zombi. Ne prese uno a caso in mano. Lo aprì tremolante. 


Lo aveva trovato.



Per strada, Frank gli tirò una gomitata.


"Allora, me lo fai vedere o no quel coso?"


"Domani a scuola. Troviamoci in biblioteca dopo le lezioni. Ti prometto che non lo aprirò prima."


"Va bene ma se non ti presenti ti giuro che ti faccio vedere i sorci verdi fratello."


I due ragazzi risero bonariamente, squarciando il silenzio della notte ed andandosi ad opporre agli altri suoni. 


C'era qualcuno, che li guardava da lontano.



Il giorno seguente, Frank vide l'amico arrivare con affanno come se avesse corso.


"Scusa se ho tardato, ci hanno messo tutti in punizione per uno scherzo che ha fatto Tyler."


"Ah capisco, quell'idiota; fa niente siediti. Allora, questo fumetto?"


Josh lo tirò fuori dallo zaino, gli angoli della copertina un po' stropicciati. Lo mise sul tavolo in modo che entrambi potessero vedere. Voltarono la prima pagina, insicuri.


Le vignette erano disegnate in bianco e nero ma non tutte contenevano delle illustrazioni. Alcune erano totalmente nere mentre dentro ad altre vi erano delle strane frasi, apparentemente senza un vero significato; parevano quasi dei messaggi lasciati a metà. La cosa più bizzarra però, era che le storia non aveva un filo conduttore: le vignette era solo un'accozzaglia di incidenti, brutti incidenti, ed immagini grottesche. 


Voltarono di nuovo pagina. Una donna si buttava da un palazzo per finire sfracellata al suolo.


Un cadavere giaceva in un obitorio coperto da un telo.


Un occhio che veniva infilzato da un ago appuntito.


Dei parassiti brulicavano dentro il corpo di qualcuno.


Una bambina moriva affogata.


Poi però videro qualcos'altro. Josh era nauseato, e lo era anche Frank per quanto cercasse di non darlo a vedere. Sull'ultima pagina, nella vignetta in basso a sinistra, vi era un uomo incappucciato. Se ne stava in piedi, col corpo diretto verso i lettori. Josh sentì un brivido attraversargli la schiena e chiuse di colpo il fumetto.


"Ehi, tutto bene?"


"Non esattamente...questa roba è..."


"Strana. Molto strana"


"Esatto. Non so perché ma quando ho visto quell'uomo ho come avuto una brutta sensazione, come quando ti senti che sta per accadere qualcosa di brutto." 


"Se poi la storia fosse vera, allora significherebbe che..."


"Si...che potremmo morire in uno di quei modi. Ci credi, adesso?"


Frank guardò il tavolo, incupito.


"Sì ci credo, ma solo per quel che riguarda il fumetto. Non sappiamo ancora se tutto il resto lo sia. Dobbiamo aspettare."


"Aspettare cosa, che la nostra vita finisca? Senti Frank qualcuno è dietro questa maledetta storia e noi scopriremo chi è."


"Hai appena detto noi? Josh per l'ultima volta amico, non sappiamo nulla apparte che esiste. Possiamo aspettare che qualcosa di brutto ci accada certo, ma non ci sarà mai modo di sapere se il negoziante è realmente colpevole di omicidio o no."


"Cosa proponi allora?"


"Se proprio ci tieni ad approfondire, dobbiamo entrare in casa sua."


"Eh?! Ma lì ci scopriranno di sicuro! Dopo aver fatto infrazione nel suo negozio avrà sicuramente preso delle precauzioni ma,  soprattutto, come facciamo a scoprire dove abita?"


"Semplice. Lo seguiamo"



Pedinare qualcuno non era come Josh aveva immaginato. Era tedioso, noioso e soprattutto ansiolitico. Si era immaginato di balzare da un nascondiglio all'altro ma la verità è che risultava impossibile senza sembrare ridicolo o alquanto sospetto. Entrambi indossavano delle felpe con cappuccio (una verde per Josh e una blu per Frank) e tenevano la testa bassa mentre seguivano il negoziante da lontano. Avevano atteso che chiudesse la bottega per poi iniziare a seguirlo. Fortunatamentee non rischiarono mai di perderlo poiché non c'era molta gente per strada. Mentre agivano, Josh aveva la mente agitata; il tipo doveva aver sicuramente qualche sospetto su di lui poiché nel negozio non erano stati né presi fumetti (tranne quello che cercavano) né l'incasso era stato rubato. 


Sicuramente si era accorto che non dovevano essere entrati dei ladri.


Mentre i pensieri gli turbinavano in testa, lo videro prendere un mazzo di chiavi ed aprire un portone. Alzarono d'un poco lo sguardo: abitava in un condominio.


"Merda. E ora, che facciamo?"


"Niente. Rinunciamo bello."


"Ma come? E tutto il tempo e la fatica impiegati?"


"Senti Josh. Io ti stimo ma questa storia sta diventando sempre più confusa. Facciamoci gli affari nostri. Non è colpa nostra se Mr.Morrison è morto."


"Ma se la leggenda fosse vera? E se altri si ritrovassero a leggerlo e...gli capitasse qualcosa?"


Non voleva nemmeno pensare che della gente potesse morire per delle vignette stampate sulla carta.


"Mi dispiace amico, ma non c'è nient'altro che possiamo fare."


Frank gli mise una mano sulla spalla. Ci avevano provato.



Fu una nottataccia per Josh; non chiuse occhio. Udiva bizzarri rumori, come tanti piccoli topi . 

Tip 

Tap 

Tip-Tap 

Tap 

Tap 

Tip-Tap 

Sentiva il gelo penetrargli nelle ossa e una sensazione opprimente al petto. Abbassò leggermente le coperte e sbirciò. Le ombre sembravano più vivide, e l'attaccapanni all'angolo della stanza torreggiava imponente. Congelava sempre di più e sentiva la circolazione delle mani e dei piedi fermarsi; ad un certo punto iniziò ad andare nel panico. Lui non aveva mai tenuto un attaccapanni in camera sua. 

Sentí una forza estranea che lo spingeva ad alzarsi e vide la finestra spalancarsi di colpo. 

I suoi occhi si intrisero di paura. 


C'era una figura scura fuori da casa sua.



Da quel che si sapeva, nessuno aveva idea di come fosse accaduto. Josh era stato trovato spiaccicato sul cortile di casa, il cranio aperto. Le indagini rivelarono che doveva essere caduto accidentalmente dalla finestra nell'atto di guardare o sporgersi fuori ma a Frank, quell' "accidentalmente" non lo convinceva. Ormai aveva capito.


Era tutto vero. Le dicerie, la leggenda, ogni singola cosa era vera. Qualcuno sapeva che stavano ficcando il naso in faccende che non li riguardavano, e se l'era portato via. 


Pianse.


Pianse così tanto da star male. Era l'unica cosa che gli era rimasta in quel mondo di merda. Non sarebbe dovuto accadare, non dopo che aveva perso anche il fratello. Un'idea andò formandosi nella sua testa. E se...suo fratello fosse morto per aver letto il fumetto?


"No non può essere...ridicolo... è morto investito da un camion 7 anni fa..."


Frank però sapeva che doveva per forza esserci un collegamento, e quella era l'unica opzione sensata. Il suo fratellino era un divoratore di fumetti e non faceva altro che parlare di quella storia, solo che non lo aveva mai preso sul serio. Almeno, non fino a quella notte. C'erano però ancora tante domande a cui doveva dare una risposta.


Bussò e fece un passo indietro. La madre di Josh aprì mentre si copriva gli occhi con un fazzoletto ed asciugava le lacrime.


"Ciao..."


"Salve...mi scusi se la disturbo ma pensavo di entrare a dare un'occhiata. Magari ecco, c'è qualcosa di cui gli investigatori non si sono accorti. Tipo una cosa che solo i suoi amici possono capire."


Attese una risposta, il nervoso che saliva alle stelle. La donna lo guardò, per poi accendersi una sigaretta e lasciarlo passare senza dire nulla. Salì le scale. Strano.


La madre di Josh non fumava mai.



Cercò e cercò, rovistando tra le sue cose; alla fine lo trovò nell'ultimo cassetto della biancheria, infilato sotto ad un paio di cannottiere. Prese l'albo senza lasciarsi ingannare dalla copertina.


Gli cadde di mano.


Tutte le pagine erano vuote.

Sì mise in ginocchio. Ecco perché il fumetto era restato per così a lungo un segreto: dopo averlo letto, le vignette svanivano e non vi erano prove. Frank non si capacitava di quello che stava vedendo, scosso da tutte quelle informazioni. Mancava qualcosa però. Controllò gli scaffali su cui Josh teneva i libri del paranormale e del folklore e passò in rassegna i titoli, prendendone uno sui demoni e gli spiriti. Girò con furia le pagine, consapevole che il tempo stringeva; si bloccò su u capitolo che trattava del legame tra artefatti e spiriti. Secondo il volume, un'entità maligna poteva scendere a patti con un essere umano e usare da tramite un oggetto per causare dolore e distruzione nel mondo dei mortali.

Rifletté.

Centro.

Frank ipotizzò; ipotizzò che l'uomo del fumetto esistesse.

L'altro venditore aveva permesso all'entità di utilizzare i suoi fumetti per recare danno in giro, e l'essere in cambio aveva fatto fuori la concorrenza, rendendola l'unica fumetteria in città.

Ma allora davvero l'uomo incappucciato era reale? Il pensiero lo tormentava e lo agitava.

L'altro venditore


Sul ciglio della strada, intanto, un uomo che indossava un berretto e una giacca a vento di seconda mano stava aspettando.




Si sentiva osservato. Erano ore che cercava di prendere sonno, ma senza successo. Quando era tornato a casa si era voltato ed aveva visto un ombra sfrecciare tra i lampioni. Inutile dire che aveva chiuso il portone con foga. Adesso, non faceva altro che a ripensare a tutto quello che eraccadutoso negli scorsi giorni; andò in bagno per sciacquarsi il viso e per poco non prese un colpo: aveva sentito qualcosa bussare sul vetro dello specchio. Poi, cigolii, ma non quelli di una casa durante una notte fredda e buia.


Erano sussurri, rumori bizzarri, come di tante mani che picchiettavano.

Tip-Tap


Passi, passi veloci.

Tip

Tap

Tap

Tip-Tap

Tip

Uscì dalla stanza e prese una mazza da baseball che teneva in caso di emergenza accanto al comò.


Passi, passi veloci.


Tip

Sì guardò attorno.

Skkkk

Altri suoni che non comprendeva.


TAC!

Sì voltò.


Fu il buio.




Sì risvegliò su una barca. Come diamine era arrivato al porto? L'ultima cosa che aveva visto...

Il buio

Abbassò gli occhi solo per vedere che era stato legato con delle corde, ed anche con nodi molto stretti. Inutili furono i suoi tentativi di scalciare, muoversi e dimenarsi, le corde era come dei boa attorno al suo corpo, che lo rendevano vulnerabile e completamente alla mercé del suo rapitore. Già, ma chi poteva  mai avere interesse nel rapirlo?


Provò a gridare, ma qualcuno gli diede uno schiaffo.


"Non provarci ragazzino, altrimenti giuro che ti faccio a fette."


Un uomo smilzo e allampanato stava di fronte a lui, indossando un completo di cattivo gusto e un berretto.


"Tu...c-come hai fatto ad entrare? Cosa vuoi da me?"


Suo padre aveva il sonno leggero e sarebbe bastata una piuma a svegliarlo. Era impossibile che avesse fatto irruzione in casa loro senza svegliarlo ed in più, avevano un cane di grossa taglia in giardino. L'uomo sfoderò un sinistro sorriso.


"Non sono stato io. Ha pensato a tutto lui. E comunque, ti converrebbe dire le tue ultime parole."


Frank strabuzzò gli occhi. Lui? Se non era stato quel venditore, questo significava...


L'uomo incappucciato esisteva. 


Era reale, e aveva ucciso suo fratello ed il suo migliore amico. E chissà quante altre persone...


"Aspetta, devo chiederti una cosa prima di morire"


"Uh?"


"Perché hai ucciso Mr.Morrison?"


"Non me ne sono occupato io. Lui ha fatto il lavoro sporco per me"

La sua tesi era giusta. Ora ogni pezzo del puzzle combaciava.


E detto ciò, qualche forza invisibile spinse Frank nell'acqua torbida. Un'ultimo respiro, un ultima immagine del mondo gli si parò davanti. Il suo corpo non venne mai ritrovato. Una felpa blu galleggiò verso la riva quella notte.


Prima di morire, Frank aveva visto che c'era qualcun altro su quella barca, assieme al losco venditore di fumetti.


C'ero io. 


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