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Era una classica giornata estiva, il sole alto nel cielo, poche nuvole in lontananza e bambini che giocavano allegri per strada, sembrava un mondo parallelo rispetto alla stanza di Richard, o Ric, per gli amici. Le tende non facevano entrare un singolo raggio di sole, l’unica fonte di luce era l’ abat-jour sul comodino di fianco alla scrivania. Nella semi oscurità della camera Ric rimaneva steso immobile sul letto, ascoltando musica rock ad alto volume dalle sue cuffiette. Era un ragazzo nella norma: vent’anni, capelli corti neri, occhi scuri, magro, di media altezza. Fermo da ore in quella posa ormai diventata scomoda, aprì gli occhi e si sedette per controllare l’ora sul cellulare. Erano già le cinque, l’orario solito in cui portava fuori il cane, quindi si stropicciò gli occhi e si tolse le cuffie spegnendo l’mp3.  Urla provenivano dal soggiorno esattamente come prima che s’infilasse le cuffie, era l’ennesima lite tra il padre e la madre, ci era abituato, non che la cosa non lo toccasse, ma dopo un po’ ci aveva fatto il callo e provava a pensare ad altro in quei momenti, anche se non sempre ottenendo buoni risultati. Indossò velocemente dei jeans, una t-shirt nera, e della scarpe da ginnastica, per poi scendere le scale, mettere il guinzaglio al cane ed uscire, lasciandosi alle spalle le grida dei due litiganti.

Appena fuori casa la luce lo accecò, costringendolo a coprirsi gli occhi in modo che si abituassero per qualche secondo ma non di più, dato che Rhino, il cane, già tirava con foga in direzione del parco poco distante. Era la tipica giornata iniziata male, in cui l’unica cosa di cui si ha voglia è stare da soli evitando il resto del mondo, e in questo Rhino lo aiutava parecchio, essendo un cane pastore fuori taglia non ispirava fiducia tra passanti e conoscenti vari, che alla sola vista dell’animale si allontanavano.

Era passata mezz’ora da quando era uscito di casa, e aveva fatto già il giro completo del parco, di norma sarebbe tornato indietro ma ripensando al clima casalingo che lo attendeva, decise di restare fuori un altro po’, con tutta l’approvazione del cane. Nei pressi del parco aveva origine un boschetto e nonostante vivesse da sempre in quel posto non ci era mai entrato, non ci aveva mai nemmeno pensato, ma questa volta l’idea lo stuzzicava parecchio, d’altronde non aveva niente di meglio da fare. Raggiunti i primi alberi, la quiete del posto gli fece tirare un sospiro di sollievo, il silenzio regnava sovrano e si potevano udire solamente alcuni cinguettii. Rhino scodinzolava annusando l’erba mentre Ric si perdeva in pensieri lontani guardando le folte chiome degli alberi, tutto era perfetto e l’umore del ragazzo stava migliorando, quando inaspettatamente il cane si mise a correre strappando via il guinzaglio dalla mano del padrone. Il cane era veloce e quando il povero ragazzo si mise all’inseguimento era già parecchio lontano. Aveva provato a corrergli dietro ma senza raggiungerlo, infine si fermò per riprendere fiato non vedendo più il cane <che cazzo gli è preso?!> disse tra a sé e sé asciugandosi la fronte.

Passò un’ora intera tra alberi e cespugli alla ricerca del cane, urlando il suo nome e fischiando. Intanto il cielo diveniva sempre più scuro, minacciose nubi nere giungevano portando, molto probabilmente, un classico temporale estivo, facendo spazientire maggiormente il ragazzo. Le ombre degli alberi, che fino a poco prima sembravano inesistenti, si allungarono lentamente fino ad unirsi tra loro, portando l’intero bosco in una tetra oscurità. Con la malinconia che l’opprimeva, per non aver trovato l’animale, fece marcia indietro per tornare a casa, interrogandosi su quale autorità avrebbe potuto aiutarlo a ritrovare Rhino, quando, spostando l’ennesimo cespuglio, lo vide. Era poco distante da lui <Rhino!> urlò per la gioia. Corse in contro al cane, ma c’era qualcosa di strano, rimaneva là immobile senza degnarlo di uno sguardo, sembrava quasi una statua da quanto era fermo, si poteva udire solamente un basso brontolio uscirgli dalla gola, stava ringhiando. <Che succede bello?> disse avvicinandosi e accarezzandogli il folto pelo rossiccio, poi, l’istinto lo portò a guardare nella stessa direzione del cane, e la vide. Due occhi di ghiaccio lo stavano fissando. Ric cadde all’indietro per lo spavento. Di fronte a lui, sotto un albero,  si trovava una ragazza dalla pelle pallida, con due occhi di un azzurro intenso che lo osservavano e lunghi capelli rossi che svolazzavano, per via del vento che iniziava a soffiare sempre più forte. Lei rise quando Ric cadde, una risata breve,  simile ad uno squittio. <Chi sei?> chiese rialzandosi in maniera goffa, riprendendo in mano il guinzaglio. Lei non rispose, si limitò a sorridere e fare un inchino. Era perplesso, sembrava una sua coetanea, eppure non l’aveva mai vista prima, e vivendo in una cittadina piccola come quella, era impossibile non conoscerne tutti gli abitanti. <hai..hai ritrovato tu il mio cane?> chiese incerto, ma lei si limitò a continuare a sorridergli. Iniziò a credere che fosse una mezza pazza, oppure una straniera appena arrivata, mille ipotesi gli frullavano per la testa, si sentiva confuso, erano quegli occhi, lo distraevano dal mondo circostante, vedeva solo i suoi occhi, nient’altro, si sentiva il corpo intorpidito, la vista si era appannata, ma gli occhi di lei erano limpidi nella sua testa, era l’unica cosa visibile in quel momento, quando ad un tratto Rhino abbaiò facendolo tornare in sé. Ric era in piedi, a poco meno di un metro dalla sconosciuta. Come ci era arrivato? Non ricordava di essersi avvicinato tanto. Girò la testa vedendo il cane dietro di sé che ringhiava sempre più forte, mostrando una fila di denti appuntiti. Tornò a guardare di fronte a lui, ma lei non c’era più. Si guardò attorno, ma niente. Il vento era sempre più forte, iniziò a piovere, alche, sempre più perplesso, riprese il guinzaglio del cane e si diresse verso la via del ritorno.

Giunto a casa si cambiò i vestiti, ormai bagnati fradici, e si sedette a tavola a cenare con i genitori. La lite continuava, ma questa volta riusciva a non farci caso, i suoi pensieri gli presentavano unicamente l’immagine della sconosciuta, l’immagine di quegli occhi azzurri che lo avevano catturato, inquietato e ammaliato allo stesso tempo. A fine cena tornò nella sua buia camera, accompagnato dal cane, ed entrambi si stesero sul letto. Rhino si addormentò subito, Richard invece fissava il soffitto, continuando a pensare a quella assurda ragazza. Come aveva fatto a sparire in quel modo? L’avrebbe mai più rivista? Perché non gli parlava? <ufff..starò diventando pazzo> sbuffò, mentre spense la luce e appoggiò la testa sul cuscino, per poi addormentarsi. Passò una notte irrequieta. Incubi lo tormentarono per ore, fino al punto di svegliarlo. Si sedette ai bordi del materasso, era completamente sudato. Allungò la mano nel buio per accarezzare il cane, al tatto il pelo era alzato, tremava, e un ringhio minaccioso rimbombava in tutta la stanza. Corse ad accendere la debole luce dell’ abat-jour: vicino alla finestra una sagoma rinsecchita stava in piedi, e lo fissava. Quello che poteva ricordare un cadavere in putrefazione alzò una mano e indicò Ric. Era impietrito, sbattè la schiena sulla porta chiusa per appoggiarsi, si sentiva svenire. <il male…> disse il mostro con voce stridula <estinguiamo..il..male..> continuò accennando una specie di sorriso maligno con quelle labbra sottili e consumate. Allargò entrambe le esili braccia <..estinguiamolo..miei cavalieri..> con quell’ultima frase sparì, per apparire di fronte a Ric. Il mostro aprì la bocca e con uno scatto inumano affondò i denti marci nella giugulare del giovane, il quale urlando dal dolore, cadde al suolo. La vista gli si stava appannando, poteva vedere solo il sangue che gli sgorgava dal collo, e il corpo del cane vicino a lui, anch’esso con la gola recisa, poi buio e silenzio.

Si svegliò coperto di sudore e ansimando, quando si accorse che era solo un incubo. Quella nottata frenetica lo aveva stordito. Strisce di luce entravano dalle tapparelle, annunciando un'altra torrida giornata piena di sole. Scese dal letto e poggiando i piedi scalzi al suolo, toccò qualcosa di bagnato. Gli mancò il respiro nel vedere un’enorme chiazza di sangue, era di un rosso acceso con peli rossicci sparsi sopra. Si guardò attorno, di Rhino neanche  l’ombra. Rimase pietrificato. Non lo vedeva … eppure lo sentiva, lo percepiva, sapeva che era lì. C’era qualcosa di strano. Cosa era successo? Quando? Perché? Mille domande sorgevano, ma senza risposta. Suo padre aprì la porta <muoviti Richard che dobbiamo..> s’interruppe. Vide il figlio, pallido in volto, sopra a quel lago di sangue. Rimase a bocca aperta, guardò Ric con uno sguardo perplesso e inorridito <perché..stai sorridendo?> chiese al figlio. Ric era sempre più confuso, non stava sorridendo, o almeno, era quello che credeva. Senza attendere la risposta, il padre, si girò di scatto e scese le scale chiamando la moglie a gran voce.  Ric era in stato di shock, la mente era vuota, il corpo immobile e gli occhi fissi nel vuoto. <elimina..> una voce stridula comparì nella sua testa <…il male>, a quelle parole seguirono le immagini di una lite tra i suoi genitori, urlavano e gesticolavano, preso da uno scatto d’ira, il padre colpì forte la consorte facendole sbattere la testa sul tavolo della cucina, il sangue usciva dal cranio spaccato, macchiando ogni cosa vicina. La visione sparì esattamente come era arrivata. Richard si sentì furibondo, non si poneva domande, non riusciva, la mente era occupata da altro, non da i suoi pensieri, ma da qualcosa di nuovo, sconosciuto, e maledettamente piacevole. Il padre si ripresentò sulla soglia della camera con la moglie affianco, dopo di che, accadde tutto in un lampo. Ric balzò in avanti atterrando il padre, cominciò a stringergli la gola con entrambe le mani. Le urla della madre non arrivarono alle orecchie del giovane, era troppo intento a stringere, sempre più forte, fino a quando gli occhi della vittima si persero nel vuoto rimanendo immobili, per sempre. La madre che piangeva sul corpo del defunto marito, girò la testa in direzione del figlio, ora in piedi di fronte al cadavere <muori mostro!> gridò con rabbia. Prese un soprammobile vicino a lei e colpì Ric in pieno volto. Un cupo ringhio animalesco, uscì dalla gola del giovane, che si lanciò sulla donna e le lacerò il collo con un morso. La donna cadde violentemente al suolo. Il corpo sgorgava sangue sul pavimento creando un lago rosso che raggiunse presto le scale, dando origine ad una macabra cascata. Richard si riprese dalla furia omicida, era lì in piedi, e alla vista dei due cadaveri iniziò a piangere <che cosa ho fatto?> singhiozzò <che cosa ho fatto?che cosa ho fatto?> continuando a ripetersi disperatamente mentre si teneva la testa tra le mani. Forti conati di vomito lo fecero correre in bagno, ma passando davanti allo specchio si bloccò.

Era cambiato, e parecchio. La pelle gli era diventata di una tonalità rossiccia, la stessa del suo amico a quattro zampe scomparso al momento del risveglio. I capelli gli stavano crescendo a vista d’occhio diventando  stopposi e a ciocche. Le unghie anch’esse allungatesi diventarono nere, dure e inarcate. La bocca gli faceva male, la aprì per controllare e vide che una seconda fila di denti appuntiti stava comparendo davanti a quella già esistente, ricordavano quelli di un cane. Gli occhi erano di un azzurro glaciale, un azzurro familiare. Il riflesso nello specchio mutò, mostrando una ragazza dagli occhi azzurri e i capelli rossi, la quale gli sorrise. <sei stata tu! che cosa mi hai fatto?!> ruggì il giovane <voi siete i miei cavalieri> disse lei ridacchiando. Il giovane era furibondo < che cazzo stai dicendo? Voi chi?> la ragazza non rispose, si limitò a tornare seria ed inclinare di poco la testa. <il male va eliminato..> disse <..esso è in ognuno di noi, è la forza predominante nel genere umano..> mentre pronunciava le parole Ric rivide la scena in cui il padre aveva ucciso la madre, così interruppe la sconosciuta <no è una bugia, mio padre non l’avrebbe mai fatto!> lei sorrise <forse no, ma perché correre il rischio? Chiunque è capace di fare del male, è così facile> rispose <dobbiamo eliminare il male, ogni singola forma di male, dobbiamo prevenirlo, rendiamo il mondo puro> continuò tornando a ridere in maniera maniacale. < Noi siamo il corpo, l’istinto e la mente, e insieme puliremo il mondo putrido in cui siamo imprigionati. E sappi che da adesso la mente, non sei più tu > con quell’ultima frase la ragazza sparì, lasciando Ric da solo in quella casa colma di sangue e disperazione. Dopo poco giunse la polizia, avvertita dai vicini che avevano sentito le urla strazianti dei due coniugi. Trovarono i due cadaveri e nessun’altro, sono tutt’ora alla ricerca del giovane Richard. 

*

Simon uscì dalla tenda da campeggio, lasciando la fidanzata addormentata all’interno. La luce della mattina era ancora debole, si poteva persino percepire una leggera brezza tra le fronde degli alberi, la temperatura era perfetta. Sorpassò un paio di cespugli, si calò i pantaloni e cominciò ad urinare fischiettando un motivetto. Una volta finito si girò per fare marcia indietro, fu a quel punto che vide una bella ragazza dai capelli rossi e gli occhi azzurri appoggiata ad un albero poco distante.

Lei gli sorrise.

Lui ricambiò, facendo un cenno con la testa.

Ric puntò la preda e digrignò i denti.

Strega











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