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-Bella serata di merda. Grazie mille! - sbottò il padre tornando in salotto, subito dopo aver accompagnato l'ultimo ospite alla porta e spedito la servitù a nanna. Sua madre, per una volta tanto, taceva: ma la sua espressione dispiaciuta e preoccupata gli faceva più male di un ceffone.

Avevano troppa classe, i suoi genitori, per picchiare i figli: non con le mani, perlomeno. E anche quel "merda" era una comparsa del tutto eccezionale, sulle labbra di suo padre.

L'aveva fatta grossa. Niente da ridire.

Il ragazzo resisteva alla tentazione di rannicchiarsi nel sofà e cercava di conservare un briciolo di dignità restando seduto con finta disinvoltura. Studiava la punta dello stivaletto posato sul pezzotto da svariate migliaia di euro e traslocava mentalmente in situazioni più facili di quella attuale: per esempio, nel bel mezzo di una tempesta di sabbia nel Gobi. Ma senza padre, madre e sorella in piedi di fronte a lui, come in quel momento.

-Sapevi bene quanto ci tenessi, alla riuscita di questa serata - riprese suo padre, slacciandosi il colletto. -Sapevi che almeno quattro degli invitati sono fondamentali, per il mio lavoro. Speravo di impressionarli favorevolmente: ma, dopo questa tua... bravata, mi sa che il mio incarico in Kuwait è sfumato. Niente di peggio che promettere e non mantenere, con gente di quel livello!

Abbassò la voce, appena in tempo per non ridursi a gridare. - Si-può-perlomeno-sapere-PERCHÈ-lo-hai-fatto?

-Mi... mi faceva pena... mugulava, dietro quel bavaglio...

-E l'hai fatto fuggire! - Figuriamoci se sua sorella gli avrebbe risparmiato la propria pennellata. -Ecco cosa succede, a mandare un deficiente in cantina, quando manca una bottiglia! Con tutta la gente che si becca uno stipendio, in questa casa! E così, i nostri ospiti non hanno avuto lo spettacolo e io resto senza il cinturino di sottilpelle naturale per il mio Watch Phone! Sarò rimasta l'unica a non averlo, nel Pink Pepper Angels' Club. Potrebbero buttarmi fuori, GRAZIE A TE! Tanta pietà per un barbone tossico, ma della tua famiglia non te ne frega niente, vero?

-Speriamo che non vada dalla polizia... - sussurrò sua madre.

-Ma figurati! La parola di quel rifiuto contro quella di una famiglia come la nostra. È l'ultimo dei miei pensieri. Mi preoccupa molto di più avere un figlio che si scioglie per il piagnisteo di un essere che non può fare niente di buono per la società.

La madre si sedette sul bracciolo del sofà e prese una mano del ragazzo tra le sue. Lui conosceva il significato di quel gesto e si sarebbe volentieri risparmiato tanto compatimento.

-Vedi, tesoro... non riuscirai mai ad inserirti tra gente come si deve e resterai a sprecarti con quei tuoi amici da poco, se non imparerai a controllarti di più.

Scritto da CantoNotturno

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