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Ero in tutta beatitudine a perder del tempo seduto davanti al mio Toshiba, rimandando i miei studi ed esercitando il dolce far niente in serenità totale.

Ma quel giorno di Gennaio, non fu come i soliti.

Mi ricordo con timore e precisione.

Quella pagina, quell'ammasso di persone, di pecore che, come me, esercitavano il loro dolce far niente in serenità totale.

No, neanche la pagina era la solita.

Era una pagina che trascriveva storielle dell'orrore di ogni tipo.

"Ho trovato un motivo molto più eccitante per rimandar lo studio..." pensai affascinato e perso tra le righe di quei racconti.



Ciò che mi colpiva di più, era la sua immagine.

Disturbante e aggettivi simili avrebbero solo sminuito quell'ipnotizzante opera.

Non riesco a spiegarla bene! C'era... Uno sfondo, una finestra dai toni rosso scarlatto come il sangue e poi... Lui.

Quel demone.

Salutai l'amministratore poco prima di andar a letto, elogiandolo e riempendolo di complimenti.

"Buona notte! Si fa per dire." Mi rispose.

A quel punto feci per aprir la porta dello studio, ma ebbi una strana sensazione...

La sensazione di essere  o s s e r v a t i.



Ero ancora vestito, quindi approfittai dell'assenza dei miei genitori e decisi di uscire a farmi due passi per dar aria al cervello.

Non appena misi la mano sul manico, non so perché, neanche ci pensai, aprì la porta con una spallata e corsi fino all'ingresso, aprendo la porta e sbattendola con forza alle mie spalle, quasi a reprimere un esistenza.



Era buio, buio pesto.

Il lampione al lato della recinzione era costellato da insetti e zanzare che ci gironzolavano intorno, ma il grave problema non fu quello.

Pensai di andare a farmi un giro per riprendermi da tutte quelle righe che parevano essere scritte con inchiostro vero e proprio, appiccicoso.

Ad un tratto vidi per un secondo una figura scarlatta lampeggiare in basso a destra.

"... Andiamo... È colpa di quell'idiota, scommetto che gli si alza solo a far il sadico con noi poveracci, pervertito..." Continuai a camminar sul marciapiede, lo sguardo basso e imbronciato, ad un certo punto lo rividi.

Lo rividi ancora;

Lampeggiava

Cambiava posizione

sempre,

ancora,

di nuovo!

Iniziai a correre ad occhi chiusi, niente.

Inciampai in una crepa nel terreno e i lampi si facevan sempre più strani e disturbanti.

Involontariamente, cominciai a graffiar più volte il muro umido e ruvido, sentendo le dita avvolte di un liquame bollente e una vampata di calore in tutto il corpo.

Mi ritrovarono con le unghie consumate e la bocca totalmente deformata, simile ad un ghigno che non voleva andarsene.

Il sangue sulle increspature del muro presentava una scritta appena visibile a causa del colare del liquido organico.

"Spread The Word"



Ma qua all'inferno non m'annoio.

Presto, avrò compagnia.

No,

stanotte.

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