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Collirio

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Ero una ragazza molto scettica. Non credevo nei segni del destino, né nell’oroscopo, né nella sfortuna, e neppure nella fortuna. Snobbavo con alterigia i film horror disseminati di fantasmi, zombie e vampiri. Ma una cosa non la riuscivo a soffrire.

Il buio mi faceva paura. Mi terrorizzava. Nella mia mente, ogni angolo buio era popolato da ogni obbrobrio, vivente e non, che la natura della mente umana sia capace di creare. Ora non è più così.


Una sera ero a casa, da sola. Armeggiavo con una barchetta di legno in miniatura. Me l’aveva regalata mio padre, ed era una bellissima rappresentazione di quelle navi egizie, con i due occhi dipinti a prua. La barchetta mi cadde di mano e si ruppe in tre pezzi. Ero affezionata a quell’oggetto, così mi armai di super attack e ci armeggiai un po’, fino a quando non l’aggiustai. Il campanello suonò. Riposi il flacone di attack sulla mensola in cucina, vicino al frigorifero. Andai ad aprire. Quando le mie amiche mi piombarono dentro annunciando di aver organizzato una cena a casa mia, non mi opposi. Mangiammo, bevemmo e facemmo baldoria. Verso la mezzanotte, una di loro tirò fuori una bislacca variante dei biscotti della fortuna: i biscotti della sfortuna. Come ci si può immaginare, la canzonai allegramente. Ma tutte prendemmo un biscotto e leggemmo il nostro biglietto, io più scettica e sprezzante che mai.



"Apri bene gli occhi."



Al momento mi sembrò di non aver mai letto una frase più irritante. E stupida. Incredibilmente stupida.

Le mie amiche andarono via, e io andai a dormire. Ma c’era buio. Mi alzai e andai a guardare la tv in salotto. Era tardi e mi lacrimavano gli occhi. Andai in bagno e mi guardai allo specchio. Erano straordinariamente rossi, e lacrimavano copiosamente. Ormai non ci vedevo più. Un collirio, mi dicevo, mettici un collirio! Il bruciore, anch’esso salito d’intensità, era pazzesco. Tenevo tutti i medicinali sulla mensola in cucina, vicino al frigorifero…

Cercai a tentoni il flaconcino, mi versai due gocce in ogni occhio, mi diressi a tentoni verso la camera da letto e mi infilai sotto le coperte. Il buio non mi faceva paura in quel momento. Avevo gli occhi chiusi. Non li avrei mai più riaperti. Impossibile anche tentare qualunque operazione. Il liquido aveva agito troppo in profondità.



Il buio mi faceva paura. Mi terrorizzava. Nella mia mente, ogni angolo buio era popolato da ogni obbrobrio, vivente e non, che la natura della mente umana sia capace di creare. Ora non è più così.



Ora il buio è la mia casa. I fantasmi sono i miei compagni di giochi.

La sfortuna è la governante del mio castello di incubi.

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