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Mi affascinano molto gli oggetti d’antiquariato. Molto spesso quando faccio un salto a trovare i nonni mi fiondo subito in soffitta a rovistare in qualche vecchio scatolone. A volte trovo qualcosa d’interessante, altre volte non trovo niente o altre volte ancora trovo qualcosa che forse era meglio non aver trovato. 


Proprio ieri in soffitta dai nonni trovai un vecchio disegno. Chiesi a mia nonna informazioni su esso ma non ne seppe nulla. Lo portai a casa, mi misi alla scrivania e guardandolo meglio vi era disegnato soltanto un volto, però senza particolari; occhi, naso, capelli non v’erano disegnati, solo la bocca era leggermente segnata.   La carta del disegno era davvero vecchia e ingiallita, odorava di muffo. La tentazione di buttarlo fu immediata ma prima di farlo m’accorsi che sul retro vi era scritto qualcosa in matita; la scritta era troppo leggera, le condizione del foglio l’avevano rovinata ancora di più ma in qualche modo riuscii a leggerci qualcosa, c’era scritto: 

«Ci sono notti in cui non si riesce a dormire...»

«Ci sono notti in cui il corpo s’irrigidisce e inizia a sudare...»

«Ci sono notti dove gl’incubi sembrano così reali che ti rimangono impressi anche da sveglio...»

Ero un po’ stranito dal leggere ciò, cos’era: una poesia? Una filastrocca? Tentai di continuare anche se la scarsa illuminazione data dalla lampadina sulla scrivania non mi rendeva facile il lavoro. 

«Ci sono notti dove il cuore ti sale in gola...»

«Ci sono notti dove ti copri fino alla testa per paura che qualcuno venga a prenderti...»

«E poi ci sono notti...»

Feci fatica a leggere l’ultima frase, la carta in quel punto era fin troppo rovinata e tentai di dimenarmi col foglio il più vicino possibile alla lampadina per concludere la frase. 

«E poi ci sono notti come...»

Niente da fare, non riesco a leggere. 

“Continuo io.” 

M’impietrii, una voce fredda e rauca mi sussurra vicino all’orecchio, tentai di guardare chi fosse ma l’illuminazione della lampadina mi permise di vedere solo due labbra che con un macabro sorriso dipinto conclusero:

“E poi ci sono notti come queste: che non sai come andranno a finire...”  

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