FANDOM


Alcuni la definirono il giorno del giudizio. Altri l'Armageddon. Ci volle un po' prima che qualcuno li chiamasse zombie. Credo che non avevamo ancora il coraggio di guardare in faccia la realtà.

Gli omicidi accandono sempre. Anche i più feroci e brutali omicidi difficilmente vengono considerati per i notiziari della mattina in questi giorni. Alcuni omicidi casuali, tuttavia macabri, in un primo momento non destano vera preoccupazione. Come società ci siamo desensibilizzati verso tali brutalità. Ogni giorno un altro bambino veniva dato per disperso, a volte trovavano il suo cadavere orribilmente violentato e, nei casi più nefausti, non veniva ritrovato affatto. Ci siamo sempre illusi dicendo a noi stessi che tanto era successo da qualche altra parte, che tanto era successo a qualcun altro. Non qui, e non a noi...

Ma a volte accadeva.

Tutto ciò era diventato come una musica di sfondo alle nostre vite. Una volta c'erano le foto di persone scomparse sui cartoni del latte di tanto in tanto. Adesso ci sono intere vetrine dei negozi ricoperte di fotoritratti dei dispersi. Raramente qualcuno si fermava a guardarli. Ma per i familiari delle persone disperse era come essere in un coma straziante. Sempre pronti a ricevere notizie dei loro cari scomparsi, incapaci di fare niente. Ma c'era sempre la speranza. Le persone si aggrappavano alla speranza che, nonostante le astronomiche probabilità, i loro cari sarebbero stati ritrovati. Dopotutto, diversi bambini (alcuni dei quali sono ora adulti) sono stati recuperati a seguito di un salvataggio o una fuga. I loro racconti di prigionia erano sempre terribili, però chi può dire che preferiscono non sapere al posto di non riaverli? Tuttavia dava speranza falsa a milioni di persone, prolungando l'agonia del lutto. "Tenere duro" era come vivere nella morte stessa.

Poi cominciarono gli avvistamenti.

All'inizio erano pochi. Poi però gli avvestimenti inondarono i centralini del 911, delle stazioni della polizia e delle radio... Trasmissioni per chiunque potesse sentirle. Quel bambino rapito o quella giovane scomparsa venivano segnalati: "Non ne sono sicuro, ma indossava gli stessi identici indumenti che appaiono nelle sue foto..." e: "Non è possibile che sia lui dopo tutti questi anni, ma aveva il suo aspetto..." I centralini venivano chiusi, gli operatori erano sopraffatti, si era diffusa un'incredulità generale, all'inizio. Ma ben presto le prove aumentarono.

Era impossibile. Era incredibile. Ma non c'era ombra dubbio. Nessuno poteva negare che le persone scomparse (molti presunti morti) da tutto il mondo erano tornate. La gente cercava di avvicinarsi a loro, ma gli "zombie" erano insensibili al discorso. Così tante persone scomparse erano riapparse che la gente iniziò a definirli "ritornati" al posto di zombie. Erano i dispersi, quelli che speravamo di ritrovare vivi anche se era poco probabile. Erano tornati. Ma non erano gli stessi.

Erano sporchi e letargici; non volevano o non potevano interagire con gli altri o con l'ambiente circostante, sembravano scollegati dal mondo. Nessuno di loro parlava, non sembrava che riconoscessero i loro familiari. Apparentemente non potevano comunicare in alcun modo. Erano snervanti nella loro catatonia, ma sembrava che avessero uno scopo in mente. Anche se il fatto che avessero una "mente" era discutibile. Sì, erano tornati e sembravano avere una meta dove recarsi, e le suppliche dei viventi non li avrebbero tenuti lontano dal viaggio che volevano compiere. Avrebbero camminato in avanti, inesorabilmente e in maniera costante, marciando verso destinazioni sconosciute. Qualcosa era tornato, ma qualunque cosa fossero e quello che volevano era un mistero. Non erano le persone che conoscevamo. Erano alieni, o alienati, estranei al nostro cuore. E portarono quel loro odore di muffa.

Da tombe poco profonde e paludi sono fuoriusciti, alcuni addirittura scavarono la loro strada attraverso il terreno dei cimiteri. Da vasti campi e scantinati abbandonati sono venuti, in qualche modo erano impregnati da un potente, una volontà innaturale per cercare qualcosa, o qualcuno. Era terrificante vederli camminare per la strada o lungo una corsia, a dirigersi ostinatamente verso destinazioni indicibili. Poi giunsero i rapporti che uccidevano la gente.

Tuttavia non erano come i zombie che si vedono nei film. Questi non erano dei bavosi dementi spinti da una fame insaziabile di cervelli o viscere umane come quelli nelle pellicole di George A. Romero, i Ritornati dimostravano poco interesse nel consumare le loro vittime. Il loro obiettivo principale era chiaramente quello di uccidere. C'erano segni di graffi e morsi evidenti, ma questo era probabilmente causato dal fatto che avessero solo i denti e le mani come armi. La masticazione era il loro metodo per farla finita.

Non uccidevano indiscriminatamente; erano molto specifici su chi moriva e chi viveva. Tra quelli presi di mira dai Ritornati c'erano poliziotti, politici, avvocati, insegnanti, stelle del cinema, meccanici e pedofili processati; erano praticamente figure normali nella vita di tutti i giorni, non sembra che condividessero un denominatore comune, tranne il fatto che costoro fossero esclusivamente maschi. Molte delle vittime erano i cosidetti "pilastri della comunità", ma niente sembrava collegarli.

Fu un famoso conduttore televisivo a presentare le prime ipotesi su ciò che si trovava dietro il mistero dei Ritornati, e di coloro che essi sceglievano di uccidere. Conosceva il significato della perdita e tragedia meglio di chiunque altro, e fu lui a vedere oltre la patina di legittimità di tali uomini (e alcune donne) e cominciò a unire i puntini. È stata questa icona dei dispersi a presentare la prima teoria credibile per le morti raccapriccianti ad opera dei morti viventi.

Le sue affermazioni ebbero un'accoglienza dubbia. Venne aiutato da un giovane giornalista e blogger che era riuscito ad accedere illegalmente al database penale della nazione per ottenere un elenco di accusati e condannati per reati sessuali sospetti e fu lui a presentare prove schiaccianti che gli obiettivi dei Ritornati erano molto probabilmente i responsabili della loro scomparsa.

Si scatenò il panico. Orde di uomini sommersero le stazioni di polizia per confessare per i casi irrisolti, scomparse e omicidi. Davano anche i nomi di coloro che erano in qualche modo coinvolti al crimine, non facevano altro che confessare, confessare, confessare... Tutto a una clausola: l'incarcerazione immediata. La prigione un tempo temuta adesso sembrava il nascondiglio più sicuro per i colpevoli.

Ma poi anche questa via di fuga si rivelò vana. C'erano voci riguardanti le guardie che non combattevano molto per impedire ai Ritornati di entrare e un paio di pettegolezzi riguardanti la complicità. Quando si scoprì che i Ritornati non erano indescriminati nella loro vendetta, sempre di più riuscivano "accidentalmente" ad entrare nei reparti. Come siano riusciti ad insidiarsi nelle celle con i portelloni elettronicamente controllati è un mistero. Ad ogni modo, una cosa era indiscutibile: alcuni membri del personale di sicurezza di queste prigioni avranno avuto un caro Ritornato; non volevano mica impedirgli di applicare della giustizia deuteronomica per conto proprio.

In principio c'era la paura, il panico e caos. Ma una volta che capimmo che i Ritornati con attaccavano "a caso", anzi, che non potevano neppure essere provocati con la violenza, abbiamo cominciato a rilassarci un po'. Col passare del tempo ci siamo semplicemente abituati a loro. Abbiamo iniziato ad uscire dalle nostre case e dai nostri rifugi, andando avanti con la nostra vita e le nostre attività come al solito. Una volta ne ho visto uno che attraversava l'autostrada. Rallentai per consentirgli di passare. Erano diventati una parte del paesaggio, non più notevoli di una roccia o di un albero.

Bloccarli la strada non funzionava (per molto), ferirli non funzionava, anche spararli non funzionava; se restavano anche con un unico braccio o con una sola gamba con cui trascinarsi e spingersi, proseguivano, con pazienza e senza emozioni, andavano avanti. Il vecchio detto che per eliminare uno zombie basta sparargli alla testa si rivelò sbagliato, alcuni Ritornati erano pure stati uccisi con evidenti traumi cranici. Qualunque sia la forza che li animava non sembrava che facesse affidamento sul sistema nervoso centrale, o su un cranio intatto.

Ci rilassammo perché un'immagine vista ripetute volte eventualmente perde l'impatto, la capacità di spaventare o anche solo ispirare il preavviso. Ci rilassammo perché sembrava solo che fossero in missione. Una missione per la vendetta. E potevamo convivere con ciò.

Credo che alcune persone li accoglievano. Era come se ci ripulivano casa. Facevano quello che una democrazia corretta si sogna di poter fare. Somministravano vera e propria giustizia biblica, occhio per occhio, vita per vita. Penso che ci sentivamo anche al sicuro. Le parti più insidiose della società venivano eliminati, le minacce segrete, anche quelle che condividevano un tetto con noi.

Uno poteva uscire la sera in completa tranquillità. I Ritornati erano un deterrente per il crimine migliore della pena di morte. Supplicare il perdono o corromperli con i soldi non funzionava per salvarti dalla loro giustizia. Era sì terrificante all'inizio, ma col tempo divenne anche soddisfacente. Per quanto ne sapevamo non torcevano mai un capello agli innocenti, nemmeno per sbaglio. Non facevano errori. Ma, ovviamente, prima o poi tutte le cose belle devono sempre essere interferite dal governo. Le "persone al comando" iniziarono a raggrupparli. Cosa ne fu di loro io non lo so. Ma erano in molti. E continuavano ad arrivare.

Fu allora che la moglie del presentatore televisivo morì. Uccisa in diretta dal corpo decapitato del suo giovane figlio. John prese l'arma di una guardia del corpo e si sparò immediatamente in testa. Nessuno poteva biasimarlo.

Shock e indignazione furono immediati; le spiegazioni possibili erano deboli. Ci fu molta speculazione. Perché lei? Era forse coinvolta nella morte del figlio? Ma non era mai stata sospettata seriamente. Nessun indizio la suggeriva colpevole. Neppure l'idea che magari aveva permesso la sua morte accidentalmente dopo averlo lasciato brevemente incustodito. Quella tragedia si mostrò attraverso milioni di televisori, non riesco a nominarvi una singola persona che metteva in dubbio la sua innocenza.

La risposta giunse abbastanza in fretta. Man mano più genitori di bambini Ritornati venivano uccisi, divenne chiaro che la loro vendetta si estendeva anche a coloro che non erano riusciti a salvarli. Coloro che non li avevano protetti dai malvagi colpevoli del loro rapimento e assassinio.

Quando questo concetto insondabile cominciò a diffondersi, molti genitori dei bambini uccisi o scomparsi si tolsero la vita. I loro destini sono stati sigillati, condannati dai loro cuori prima di poter essere presi di mira dalla condanna silenziosa dei Ritornati. C'era poco clamore anche se c'era grande compassione. Molti si erano semplicemente rassegnati all'inevitabile e attendevano il loro destino. Attendevano su sedie a sdraio e panchine; su paraurti e altalene... Sembravano essere dappertutto. Non mi ero mai accorto di quante persone avessero figli perduti. Dopo essere stati tormentati dal loro fallimento segreto per decenni, in alcuni casi questi genitori stoicamente e cupamente accoglievano apertamente la loro fine tra le mani e le fauci dei loro figli.

Dopo vari, sconsolati anni in solitudine nei quali ho pregato che avrebbe trovato la strada di casa... Questo l'ho desiderato, lo temevo, conscio degli orrori ai quali la maggior parte dei bambini sono sottoposti quando vengono rapiti. Mi sono rimproverato e mi odiavo, mi sono accusato e incolpato me stesso e gli altri, me la sono presa con Dio e mi sarebbe piaciuto fare un patto col Diavolo se fossi certo che rispettasse l'accordo. Ho fantasticato su ciò, ho mentalmente preparato feste di bentornata a casa... E la tomba. Ho immaginato molti, molti scenari; ma questo è uno che non mi era mai venuto in mente. Eppure... In qualche modo sembra il più appropriato. Si adatta al mio senso di colpa e al desiderio di essere punito. Vedete, un giorno la lasciai andare fuori a giocare. Perché ero occupato. Impegnato con le faccende di casa, cucinare e pulizie. Impegnato con cose di cui francamente non volevo importarmene. L'unica cosa che mi importava era lei, e io ero troppo indaffarato per rendermene conto.

Quanto a me... Attendo la fine sulla mia vecchia sedia a dondolo. Ho lasciato la porta della cucina socchiusa per lei... Per la mia Ruth.

Zombies











Vota questo racconto:

Voto complessivo:

È necessario registrarsi e collegarsi dal browser per poter votare e visualizzare i risultati.