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Giocherellai con il mio medaglione  seduta per terra sul lato della strada.

Da quando la famiglia Rogers mi aveva cacciato di casa le mie giornate le passavo così, tra la strada e il bosco vicino al villaggio.

È triste pensare che a soli 17 anni una ragazza sia costretta a mendicare per vivere.

Ma d'altronde, che ci potevo fare?

Da lontano scorsi una piccola sagoma, scura e familiare.


"Loony!"


Il piccolo gatto nero si avvicinò quatto quatto e si strusciò sulle mie caviglie. Lo presi in braccio appoggiandolo sulle mie ginocchia ed iniziai a grattarlo piano sul collo finchè non mi fece le fusa.

Lo baciai vicino alle orecchie e mi alzai.


"Torniamo a casa insieme"


Mi incamminai per il bosco cercando di dare poco nell'occhio.

Certo il mio abito puritano, nero e troppo corto per la mia età non mi aiutava.

Lungo la strada tutte le persone che incontrai mi rivolsero uno sguardo malevolo e bisbigliarono fra loro.

Un'anziana signora si avvicinò e sputò fra i miei piedi scalzi.


"Figlia del demonio!"


Gridò additandomi.


Anche questo capitava spesso perciò non ci feci caso e continuai a camminare con lo sguardo basso finché non raggiunsi una vecchia casa decadente in mezzo al bosco.


La casa dove ho abitato da quando ho ricordi.


La facciata era di pietra ed era ricoperta di edera da cima a fondo, il tetto di legno era in parte crollato a causa dell'umidità che dopo tanti anni lo aveva fatto marcire.


Entrai dentro: non vi erano mobili di alcun genere, solo un grande camino con appeso un calderone ed un tronco di albero appoggiato per terra che fungeva da sedia.


Andai al piano superiore attraverso una scala a pioli.


Mi sdraiai su un mucchio di foglie secche ricoperto da un lenzuolo logoro.


Il mio letto.


Posai Loony accanto a me e guardai il cielo grigio attraverso il buco del soffitto.


Una volta non era così. 

Avevo la nonna con me.


Fin da piccola ho sempre abitato in quella casa.

Ma un tempo aveva un'aura magica e fatata attorno a sé, di quelle che puoi trovare solo nelle fiabe.

Ed io e la nonna ci facevamo compagnia a vicenda senza mai un giorno di noia.

La nonna era brava a riconoscere le erbe del bosco, sapeva cosa era buono e cosa era cattivo, le piante utili per curare i malanni e quelle invece da evitare assolutamente.


La mattina andavamo insieme a raccoglierle e lei mi insegnava tutto ciò che sapeva.


Ogni tanto mi portava al fiume a fare il bagno o a giocare con i pesci ed io mi divertivo a raccogliere i sassolini colorati.


A volte però la nonna era strana.

Stringeva con forza il medaglione al suo collo e guardava il vuoto con un'espressione di puro terrore.

Poi mi ordinava di correre al piano di sopra e di non scendere fino al giorno dopo.


Allora non capivo.


Solo dopo la sua morte compresi.


La nonna in punto di morte, sdraiata sul letto di foglie secche mi porse la mano.


"Cheryl"


Disse sforzando la voce


"Io ti dono questo, in ricordo dei giorni che abbiamo passato insieme"


Mi porse il medaglione d'argento a forma di pentacolo che le avevo sempre visto addosso. 

Con la mano tremante me lo poggiò sulla mano destra che poi chiuse lentamente.


"Devi promettermi che mai, per nessuna ragione, te lo toglierai"


"Perché nonna? Non capisco!"


"Se non lo indosserai, presenze molto più oscure, molto più potenti di quanto tu possa immaginare prenderanno possesso del tuo corpo.

Io voglio che tu viva la tua vita serenamente, prendendo le tue decisioni.

Capisci gattina mia?"


Annuii in lacrime e mi misi il medaglione al collo.


"Ricordati. Non lasciare che prendano possesso della tua anima"


Fu allora che iniziai a vederli.


Spiriti. A centinaia. 


Quasi ogni persona su questo mondo porta un fantasma dietro di sé.

Ed io da quel giorno fui in grado di vederli.

Non sono come il folklore polare li descrive: con espressioni di dolore e con pesanti catene legate a polsi e caviglie.

Tutt'altro, non mi sarei mai accorta della loro vera natura se non fosse per gli abiti inusuali per il nostro periodo che sono soliti indossare.

Stanno in silenzio e seguono la persona a cui sono legati.

A volte è piacevole parlare con loro, sembrano non essere pienamente coscienti della loro natura evanescente per cui puoi conversare con loro tranquillamente.


Non è stata troppo strana per me la scoperta di poter vedere gli spiriti, come se sapessi già da tempo che un giorno ne sarei stata capace.


Tuttavia cercai di ridurre al minimo i contatti con tali entità. 

Infatti una volta mostrata a uno spirito la mia particolare dote questo si dimostrava particolarmente ossessivo nei miei confronti, arrivando a seguirmi fin sotto casa.


La cosa mi inquietò non poco.

Soprattutto date le ultime parole di mia nonna non riuscivo più a sentirmi al sicuro, come se qualcosa di terribile incombesse sul mio capo.


Fu così che andai al villaggio a cercare lavoro.

Mi presentai alla porta di una delle famiglie più benestanti del territorio ma dovetti impiegare molta insistenza per convincere la signora Rogers ad assumermi come badante per i suoi figli più piccoli.

La padrona di casa infatti fu titubante persino nel farmi entrare per via dei miei capelli rossi.


Mi informai in paese e scoprii che il colore dei miei capelli, di cui ero sempre andata fiera, era in realtà un marchio.

Un terribile marchio.

Il segno che da secoli indicava le persone malvage e devote al l'oscurità e che poteva avvertire tutti coloro che, ignari, si avvicinavano a queste terribili persone.


Riuscii lo stesso a farmi assumere, giurando in ginocchio a Missis Rogers che mi sarei coperta i capelli con un fazzoletto e che nessuno sarebbe venuto a conoscenza del nostro segreto.


Le giornate passavano tranquille ma quando feci amicizia con Loony, il gatto randagio del quartiere, la signora Rogers diede di matto gridando che quell'adorabile bestiolina fosse in realtà un'incarnazione del demonio.


Ma io sapevo che non era così.


Per cui continuai di nascosto la mia amicizia con quel gatto tanto nero quanto intelligente.

A volte potevo sentirmi leggere dentro da quei suoi occhi grandi e gialli.


In poco tempo, nel paese, si sparse la voce che parlassi da sola.


O meglio, con le emanazioni impercettibili del demonio.


E quando il calzolaio a due isolati da casa Rogers mi vide passeggiare con un gatto nero l'agitazione si diffuse in tutta la regione.


La signora Rogers mi sbattè fuori di casa a calci e ovunque andassi mi additavano chiamandomi "strega".


Ritornai alla mia vecchia casa nel bosco, ormai decaduta, senza niente.


Apparte Loony. 


Grazie agli insegnamenti della nonna riuscii a sfamarmi sfruttando la vegetazione boschiva.

Fabbricavo medicinali naturali che cercavo di vendere in paese ma con poco successo a causa della mia cattiva fama.

Ma poteva capitare che qualche madre disperata per la salute del figlio venisse a cercarmi sotto casa per poterla aiutare.


Così iniziò una quotidianità che non mi dispiaceva più di tanto.


---


Mi svegliai tremando per il freddo.


Attraverso il buco del soffitto candidi fiocchi di neve cadevano lentamente e si appogiavano sul pavimento, formando un soffice tappeto di ghiaccio.


Mi alzai dal letto stringendo Loony ancora addormentato e sollevai una mano a quel pezzetto di cielo che riuscivo a vedere.

Quanto avrei voluto poter essere uno di quei cristalli.

Cadere dal cielo e sciogliermi lentamente tra le mani di qualche bambina estasiata.

Morire senza dolore per poi tornare nel cielo, dove avrei preso nuova vita.

Magari diventare un cumulonembo ed essere l'unica, vera artefice delle tempeste che la terra subisce ogni volta, che ha bisogno di un po' di sole.


Un rumore mi riportò con i piedi per terra.


Un colpo. Due colpi.


Ad ogni percussione le pareti tremarono attorno a me.

Loony, improvvisamente sveglio, saltò dalle mie braccia e veloce come solo un gatto può essere corse al piano di sotto, da dove provenivano i colpi.

Istintivamente lo seguii e scesi le scale il più velocemente possibile.


"Chi è?" Chiesi


La porta continuava a subire percussioni. 

Nemmeno il fabbro più massiccio avrebbe potuto bussare così forte.


"Chi è?" Gridai più forte. 


Un altro colpo e la porta si sfondò. 


Tre uomini con in mano degli attrezzi da giardino entrarono.


Mi girai e cercai di scappare riprendendo la scala a pioli ma uno degli uomini fu più veloce e mi afferrò per i capelli.

Con un ghigno disumano mi trascinò fuori.

Mi graffrai più volte con il legno del pavimento ma incurante continuai a cercare di aggrapparmici con le unghie.


"Rilassati figlia di Satana" Gridò quell'uomo tra le risate collettive.


Da terra riuscii a vedere che, quasi la totalità degli uomini del villaggio si era radunata attorno casa mia.

Ognuno aveva in mano una torcia per farsi luce e tra le ombre, scorsi i sorrisi divertiti di coloro che vedevo dal giorno della mia nascita.

Iniziai a gridare con tutto il fiato che avevo in gola finché l'uomo che mi stava trascinando per i capelli non sferrò un calcio dritto nel mio stomaco togliendomi il respiro.

Dopo una serie di colpi di tosse convulsi smisi di opporre resistenza fisica e vomitai ai piedi del mio rapitore.


"Brutta puttana!"


Un colpo in viso ed iniziai a perdere sangue dalle labbra.


Una paura cieca mi annebbiò i pensieri e, dolorante, mi lasciai trascinare a peso morto.


Mi trasportarono fino alla piazza dove ad attendermi trovai un cumulo di paglia secca posto intorno ad una piattaforma di legno.


Un rogo.


"Ora la smetterai di lanciare maledizioni sui nostri raccolti, demonio!" 


Due uomini mi strapparono di dosso il mio abito lasciandomi soltanto il mio corsetto e la sottoveste neri.


Quasi nuda e privata della mia dignità giacevo tra la neve.


Piansi ma sapevo che era inutile.


Mi sollevarono di peso e mi costrinsero al palo di legno legandomi i polsi.

Mi misi in ginocchio pregando Dio o chiunque fosse mai stato lassù di salvarmi o anche solo, una volta finito tutto, di portarmi ovunque fosse finita mia nonna.


Uno dei fattori si avvicinò e mi strappò dal collo il medaglione.


Persi un battito.


Ricordai le parole della nonna e l'ansia sostituì totalmente la paura della morte.


"Cosa stai facendo?"


Un uomo si avvicinò al mio rapinatore.


"Questo vale un po' di soldi" Disse tutto contento finché il secondo non glielo strappò dalle mani.


"Idiota! Vuoi forse condannare tutto il villaggio? È chiaramente maledetto!"


"E allora? Lo facciamo benedire da padre Alfred e vedrai che non ci saranno noie"


Mentre i due litigavano sul da farsi intravidi una piccola sagoma scura ai piedi del rogo.


Loony.


Mi allungai verso l'unico amico che avessi mai avuto.


Ma mi fermai.


Loony era... strano.


Mi fissava con due enormi, spiritati, occhi gialli.


Ebbi paura.


Senza il medaglione ero in pericolo.

In balia di ciò che la nonna più temeva per me.


Qualsiasi cosa fosse.


Fissai Loony negli occhi.


Lui fissò me.


E il rogo prese fuoco da solo.


Innaturali fiamme blu bruciavano tutto intorno a me.


Tutto, tranne me.


I miei esecutori presero fuoco come tutti gli edifici intorno, le fiamme si estesero fino ai campi a decine di metri di distanza.


Era un inferno.


Il fumo avvolgeva tutto e le grida risuonavano alte fra le fiamme che ormai si innalzavano fino al cielo.


Con le corde ormai ridotte in cenere mi liberai dalla mia prigionia, fra i tizzoni ardenti riuscii a trovare il mio medaglione e stringendolo tra le mani corsi via.


Caddi più volte, come se il mio corpo non rispondesse più ai miei ordini.


All'ennesima caduta persi le forze e mi misi in ginocchio.


Perché non bruciavo insieme al villaggio?


Strisciai ancora per un paio di metri finché anche le braccia cedettero e mi ritrovai distesa a terra.


Davanti a me sedeva composto Loony.


"Non scomodarti. Non ti succerà niente comunque."


Una voce profonda e assordante risuonò nella mia testa.

Gridai per la paura ed in preda all'adrenalina mi alzai in piedi, per poi cadere dopo pochi passi.


"Sciocca. Che cosa ti avevo detto prima?"


Iniziai a tremare dal terrore e mi portai le mani tra i capelli.


Loony mi raggiunse quieto e con passo tranquillo si sedette ad un passo da me.


"È unitile che ti copri le orecchie. Continuerai comunque a sentirmi"


"Loony?" Sussurrai con voce roca.


Le lacrime scendevano copiose lungo le mie pallide guance.


"Ormai appartieni a me. Non sforzarti inutilmente."


"Cosa sei?" Cercai di ritrarmi da quel gatto che ormai non riconoscevo più ma ero paralizzata. Due mani invisibili mi tenevano piantata al terreno.


"Difficile da definire. Ma per te potrei sforzarmi"


Loony.


Fui certa che, in qualche modo, la voce che risuonava nella mia testa provenisse da quel gatto e da quei suoi occhi spaventosi.


"Io esisto da sempre. O almeno da quando la paura a preso forma. Mi diverto a seguire gli umani, siete... curiose creature. È un peccato che siate così fragili sai?"


D'un tratto mi portai una mano al cuore.

Iniziai ad ansimare terrorizzata.


"Giusto mi sono dimenticato di avvertirti. Le tue funzioni vitali si sono arrestate nel momento in cui hai tolto il medaglione e ho potuto estrarre la tua anima"


Iniziai ad auto-infieririmi una serie di colpi al petto nella speranza di far riprendere l'attività cardiaca e di poter sentire di nuovo dei battiti rassicuranti.


Nulla.


Mi accorsi solo in quel momento di non stare nemmeno respirando.


Mi portai le mani al volto completamente succube di quell'irreale situazione.


"Tutto sommato hai reagito bene. Sono contento"


Guardai negli occhi quell'essere.


"Perché..." La voce mi abbandonò prima che potessi finire la frase.


"Perché sei speciale. Le persone come te sono le uniche in grado di ostacolarci ed è un rischio che non possiamo correre.

Ma una volta sistemate a dovere, siete ottimi aiutanti, solo l'unico ad averlo capito tra di noi"


"Chi sono"noi"?" 


"È sconveniente rivelartelo ora.

Tutto ciò che ti serve sapere è che non sei più Cheryl. 

E che sei mia." 


D'istinto mi misi il medaglione al collo.


"Devi funzionare cazzo. Funziona!"


"Non ti servirà a niente. Può proteggerti ma di certo non salvarti"


Lo guardai disperata.


"Era da tanto che aspettavo questo momento!"


Mi accasciai a terra scossa da forti singhiozzi.


"Ti ho donato parte dei miei poteri. Ora il corso della tua vita dipende dalla mia volontà perciò non fare stupidaggini. Tu mi stai simpatica e nel momento in cui ho divorato la tua anima ho deciso di lasciarti la coscienza. Non farmici ripensare intesi?"


"Cosa sono diventata?"


"Sei un demone. O almeno credo.

Non credo abbiano mai avuto un nome quelli come noi sai?


"Se non respiro" Singhiozzai "E non mi batte il cuore, come farò a vivere?" 


Loony piegò la testa di lato.


"Di ciò di cui mi nutro pure io.

Anime."


Gridai tra il fumo della città in fiamme.


--


Presente


È notte.

Giocherello con il mio medaglione seduta sul bordo della strada asfaltata.

Affianco, la mia imponente valigia di legno funge da piedistallo a Loony, che riesce in questo modo a guardarmi negli occhi.

"Sono passati più di tre secoli Cheryl. E ancora ti ostini ad impedire questo momento?"

Rabbrividisco al suono di quella voce continuando a tenere lo sguardo basso sui miei pesanti anfibi neri, improvvisamente diventati molto interessanti.

"Sai bene che non accetterò mai tutto questo"

Lonny chiude le palpebre sconsolato affianco a me.

"Credo di averlo intuito"

Sorprendendomi l'ennesima volta della capacità di quel gatto di sfruttare il sarcasmo, alzo lo sguardo verso il fondo della strada, dove fa capolino l'ombra di una persona.

"Facciamo un gioco"

Loony salta giù dalla valigia e si impone davanti a me.

"La prossima persona che attraverserà questa via sarà la fortunata"

Immediatamente sento la gola chiudersi dall'ansia.

"D'accordo? Così ti risparmi pure la fatica di scegliere"

Ormai non mi faccio più ingannare dal suo falso buonismo.

Rivolgo lo sguardo alla figura in fondo alla strada che ormai ho identificato come una ragazza.

"Ti prego, cambia strada" sussurro chiudendo gli occhi.

"Ti prego, ti prego..."

Inizio a ripetermi questa frase come un mantra ma la ragazza continua imperterrita a procedere verso di noi.

Inevitabilmente gli occhi mi si riempiono di lacrime salate, che cadono leggere sul cemento ai miei piedi.

La ragazza pare notarmi e si piega su di me.

"Ehi, tutto bene?"

Faccio finta di non sentirla e Loony mi rivolge uno sguardo truce.

"Dico a te. Serve una mano?"

Alzo lo sguardo.

Una ragazza sui diciotto anni, dai capelli biondi raccolti in una coda, sorride e mi porge la mano.

Sento il cuore stringermi, al pensiero del destino di quella dolce ragazza.

Titubante afferro la sua mano e mi alzo da terra. Mi specchio nei suoi occhi ambrati che si accendono di stupore.

"Conosco lo stile che vesti! È gothic non è vero?"

Continua a tempestarmi di domande su dove avessi comprato il corsetto nero o la corta gonna di tulle.

"Il tuo medaglione poi è fantastico! Sbaglio o è un simbolo satanista?"

Prendo coraggio e apro la bocca.

"In realtà il pentacolo è un simbolo di protezione... allontana entità oscure o... cose così..."

La ragazza ridacchia amichevolmente e si indica con la mano.

"Mi chiamo Lillian, tu sei?"

Prendo un lungo respiro.

"Cheryl"

"Perché stavi piangendo Cheryl?"

Abbasso lo sguardo.

"Perché non voglio"

Loony ai miei piedi socchiude gli occhi con fare aggressivo, poi si volta verso Lillian ed emette un lieve miagolio.

Lillian si distrae notando Loony, permettendomi di avvicinarmi a lei. Delicatamente le prendo il volto con le mani, costringendola a voltarsi.

Mi specchio nei suoi occhi turbati; le mie pupille mutano tra le mie iridi di ghiaccio. Si allungano e assottigliano sotto lo sguardo impaurito di Lillian.

Due pupille da gatto.

Piano piano i suoi occhi d'ambra si appannano, diventando vitrei e vuoti. Le sue mani, che prima mi stringevano i polsi con forza, allentano la presa e si assottigliano. Diventano ruvidi. A partire dalle dita le braccia iniziano ad accartocciarsi come carta sul fuoco, così come le gambe che non riescono più a tenere il peso del busto. La schiena della ragazza si piega all'indietro mentre la pelle raggrinzisce, trasformando il suo volto delicato con una smorfia disumana.

Infine, quel corpo ripiegato su se stesso cade a terra.

Un corpo senza anima.

Come un fiume in piena ricordi, invidie e passioni mi travolgono.

In una frazione di secondo vedo scorrermi davanti un'intera vita. Volti che si susseguono uno dopo l'altro dentro la mia testa, facendomi gridare dal dolore.

Dopo un primo minuto di shock, mi asciugo col braccio le striature di trucco nero lasciate dalle lacrime e barcollo verso il corpo di Lillian.

Le lascio un bacio sulla fronte e contro la mia volontà, lacrime di risentimento fanno ritorno sul mio volto.

"Avrò cura di ogni tuo piccolo ricordo o sentimento"

Mi asciugo gli occhi

"Te lo prometto"

Trascino il corpo fino al lato della strada sussurrando inutili scuse.

Ho perso il conto delle anime che albergano il mio corpo.

Milioni di paure e pensieri contrastanti.

Centinai di voci e volti che non ho mai visto in tutta la mia vita.

Mi domando se, sotto sotto, sia ancora Cheryl la ragazza che sta pensando in questo momento.

Trascino i piedi verso il baule di legno dove Loony, come se niente fosse successo, si sta leccando una zampa.

"Non ti vergogni? Tante storie per una cosa così semplice..."

Ignoro la voce che alberga nella mia testa e sollevo l'imponente valigia di legno dalla maniglia.

L'avevo rubata in un treno a vapore dell' '800 e da allora, ovunque andassi, il pesante baule era alla mia sinistra.

"Dove ci dirigiamo Cheryl?"

"Non te lo direi in qualsiasi caso Randagio. Perché ti ostini a chiedere ogni volta?"

Lui solleva il muso con fare altezzoso.

"Dosa i termini, ragazzina. Ricorda sono più antico della parola stessa"

Prendendo una via di periferia, esco da quel paesino di campagna dimenticato da Dio e mi dirigo verso un campo appena seminato.

Cerco di evitare i pochi germogli già spuntati finché non raggiungo il centro del campo.

Asciugandomi per l'ultima volta gli occhi, appoggio il baule sul terreno e faccio scattare i due lucchetti di metallo. Lo apro lentamente, rivelando le numerosi vasetti di vetro contenenti le più disparate sostanze.

Afferro il barattolo più voluminoso, contenente una grande quantità di sale.

"Cheryl"

Mi volto verso Loony.

"È un secolo che ci provi. È tutto inutile."

Abbasso lo sguardo ma la voce di Loony si fa più gentile.

"È praticamente impossibile riuscire ad esorcizzarti. E anche se tu ci riuscissi sai bene che..."

Stupita di quell'attimo di esitazione lo guardo negli occhi.

"Moriresti. Hai tre secoli e sei senza anima. Non hai alcuna via d'uscita"

Mi alzo in piedi incurante di quelle parole ed inizio a disegnare con il sale un cerchio in mezzo al fango.

"Preferisco morire, che rubare un' altra singola anima"

Dentro i confini del cerchio, inizio il complesso disegno di una rosa dei venti, curando ogni singola linea.

Loony mi guarda impassibile mentre prendo dalla valigia una quantità non indifferente di candele.

Proprio mentre sto iniziando a posizionare la prima, sento un goccia bagnarmi il volto.

Un rombo nel cielo.

Due gocce. Tre gocce.

In breve scende un diluvio a rovinare il mio lavoro di precisione.

In fretta metto al loro posto le candele e il barattolo di sale.

Estraggo da una tasca interna della valigia un vecchio ombrello nero dal manico di legno.

Lo apro sigillando a dovere il baule e mi alzo in piedi, mentre Loony con un balzo si sistema alla mia sinistra.

"Sarai anche più antico della parola"

L'ombra di un sorriso compare sul mio volto.

"Ma nemmeno tu vuoi bagnarti le zampe"

Loony spalanca gli occhi gialli.

"Bada ragazzina, che sono particolarmente permaloso"

Cammino in una direzione imprecisata, mentre la pioggia fitta mi appanna la vista.

"Sappi che non mi arrenderò facilmente. Un giorno morirò"

Abbasso lo sguardo su di lui.

"Che tu lo voglia o no"

Loony mi fissa serio, e sento la sua voce risuonare nella mia testa.

"Non lo permetterò"






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