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"Era da qualche giorno che non riuscivo a dormire. C'erano dei rumori strani durante la notte. Non capivo da dove provenissero. Forse dalla mia stanza... forse da fuori... non ne avevo idea. Sapevo solo che non potevo continuare in quel modo. Dovevo scoprire di che si trattava e far cessare tutto.

Le giornate erano già stressanti di loro tra la scuola, i compiti e il resto. La mancanza di sonno era una cosa che non mi serviva. Sospirai perché era ora di dormire e, come sempre, quel rumore fastidioso, gracchiante e lamentoso non cominciava prima che mi fossi coricato sotto alle coperte. Perciò salii sul letto, come facevo sempre, e dopo qualche istante il rumore cominciò. Era prevedibile. Mi alzai e tesi le orecchie cercando la provenienza del suono che faceva accapponare la pelle. Improvvisamente quel rumore si fece più forte. Ora capivo meglio, erano lamenti! Si ma di chi? E poi cosa stavano dicendo? Ma soprattutto... da dove provenivano? Questa storia aveva cominciato a terrorizzarmi. Feci dei passi in avanti per capire meglio e riuscii a intuire qualche parola che mi fecero tremare dalla paura. Dicevano: "Pericolo", "Senza ritorno", "Vattene". Mi fermai di colpo. Forse un'altra notte insonne non era poi così male... mi voltai e ritornai sotto alle mie coperte e mi coprii illudendomi che così non avrei più sentito quelle strazianti voci. Ma invece le sentivo eccome! Non smettevano di rimbalzarmi in testa. Mi tappai le orecchie e cominciai a pensare a qualsiasi cosa che potesse coprire quegli orrori. Invano. La notte passò.

La testa mi scoppiava, ero stanco come non mai. L'unica cosa positiva era che le voci finalmente smisero. Ora stavo meglio, la paura si era dimezzata. Mi guardai attorno, ma la mia camera era invariata. Possibile che fosse solo stato tutto un sogno? Comunque avevo scuola. A questa cosa ci avrei pensato una volta tornato a casa. Ovviamente non ne parlai con nessuno. Non avevo voglia di essere preso per pazzo. Durante il giorno pensai molto e decisi che quella notte avrei fatto luce su quei lamenti.

Una volta tornato a casa controllai in tutta la mia camera. Ormai era ovvio che quelle voci provenivano da qualche parte in quella stanza. Non trovai nulla. Aspettai con ansia il calar delle tenebre. Mi infilai sotto le coperte ed ecco i lamenti. Puntuali. Mi alzai e ingoiando il terrore tesi le orecchie. Avanzai verso la provenienza di quelle voci che aumentarono di colpo. Dicevano che non sarei più potuto tornare indietro, che mi dovevo fermare finché ero in tempo. Ma non le ascoltai. Mi terrorizzavano, questo era vero, e stavo tremando, ma ero deciso a scoprire la verità. A quanto pareva quel tumulto proveniva dall'armadio. Lo aprii con cautela e l'odore di zolfo mi bruciò le narici. Sulla parte in basso c'era una luce color arancio che usciva dalle fessure. Era una luce tremolante, insicura. Aggrottai i sopraccigli. Che diamine stava succedendo? Le voci provenivano da la sotto! E cos'era questo odore di zolfo? Dovevo scoprirlo. Anche se avevo paura dovevo farlo. Pensai con cosa potevo alzare il fondo. Un piede di porco! Ricordai che mio padre ne teneva uno nella cassetta degli attrezzi che stava in garage. Chiusi l'armadio e senza farmi sentire sgattaiolai fuori dalla mia stanza e andai a prendere l'arnese. Senza far rumore ritornai in camera. Mi diressi all'armadio con le gambe tremanti e feci leva con il piede di porco. Era più fissato di quello che pensavo. Poi la parete bassa saltò via e una lingua di fuoco si alzò per poi scomparire subito dopo. Improvvisamente tutto si fece caldo. Ciò che vidi non mi piacque. C'era un'altra stanza sotto! Molte persone si contorcevano nel fuoco, urlanti. Alcune imploravano pietà, altre mi dicevano di fuggire. Io non capii più nulla. Urlai. Corsi ed uscii dalla mia stanza. Non so cosa successe poi, perché non ricordo altro.

Mi svegliai in ospedale. Un medico entrò nella sala subito dopo. Chiesi cos'era successo e disse che avevo avuto un incubo, che ero stato preda del sonnambulismo e che avevo avuto delle allucinazioni provocate dallo stress. Meglio di così... Mi dissi sarcastico. Quello che avevo visto comunque non erano allucinazioni e neppure incubi! E ne ero certo! Tornai a casa la mattina seguente. Era bello dormire finalmente.

L'armadio era stato riparato da mio padre, anche se si vedevano i segni dello scasso. Perché non aveva visto nulla? Il piede di porco era stato riportato in garage ed andai a riprenderlo. Aprii nuovamente il fondo e non c'era nulla. Si vedevano le mattonelle bianche del pavimento. Bianche come il nulla, bianche come se mi stessero prendendo in giro. Forse solo di notte compariva quell'incubo. Richiusi il fondo come potevo e nascosi l'arnese sotto al letto. Aspettai che giungesse la notte per controllare un'ultima volta. Quando i lamenti ricominciarono corsi a vedere, sollevai il fondo e mi abbassai per vedere meglio. Il caldo sempre più intenso era insopportabile, la paura era molta, ma volevo capire perché esistesse una cosa simile. Mi sentii risucchiare le energie. Mi girava la testa e non capivo più nulla. La vista si offuscò e mi sentii cadere. Il mio corpo era sempre più caldo, sentivo le fiamme sulla pelle che bruciava. Ero senza forze, ma mi contorcevo comunque sotto quel fuoco."

La mattina dopo sul giornale locale c'era un articolo in prima pagina che diceva: "Il cadavere di un ragazzo è stato trovato bruciato nel suo armadio". Più sotto faceva: "È un mistero. Non si sa ancora nulla di preciso. Alla polizia non è chiara la cosa. Suicidio o omicidio?".

Si dice che ognuno di noi abbia uno scheletro nell'armadio. Beh, alcuni hanno sotto l'inferno, solo che non lo sanno... non ancora, per lo meno. Stai attento. Uno di quelli ad averlo potresti essere tu!

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