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Dove... dove mi trovo? Chi sono io?

Mi svegliai in quel che sembrava essere una cella di contenimento. Non ricordavo niente, non sapevo come mi chiamavo, dove mi trovavo o come ci ero arrivato. Il pavimento era sporco di chiazze marroni-rossastre, forse sangue e altro che non potevo identificare. Un odore di rancido rendeva la cella un luogo nauseabondo e claustrofobico. L'unica cosa che potevo vedere era la piccola luce della cella che illuminava scarsamente il posto.

Cosa volete da me? Perchè sono qui?

Nessuno ti risponderà, mio caro.

Sentii una voce provenire dietro di me. Mi girai di scatto. Un uomo anziano, trasandato, ricoperto di ferite e cicatrici sgusciò fuori dall'oscurità.

Chi sei tu?

Chi sono?! Vorresti dire chi siamo. Sono giorni che siamo qui e non ci hanno detto ancora dove ci troviamo o cosa dobbiamo fare. *Cough* Sei fortunato che non ti hanno ridotto come me. Il mio corpo ormai non reagisce più agli stimoli esterni, la mia vista si offusca ogni minuto che passa... Sono un cadavere ambulante. L'unica cosa che so è che ci usano per i loro sporchi esperimenti.

Come usciamo da qui?

Uscire? Qui nessuno può fuggire o nascondersi. Se vuoi fuggire da questo luogo ti consiglio di suicidarti in fretta, perchè stanno arrivando.

Non feci in tempo a rispondere che una porta in metallo si aprì di scatto, lasciando entrare una pallida e accecante luce bianca. Riuscivo scarsamente a distinguere 2 sagome alte, con un lungo camice, simile a quello dei medici e un paio di occhiali.

Uno di loro aprì la cella, mi afferrò per il collo e mi portò su un tavolino. Era orrendo. Occhi grandi e viso schiacciato. Mi inniettò con una siringa uno strano liquido semi-denso nella schiena. Per un breve lasso di tempo non accusai niente, ma subito dopo si manifestarono gli effetti.

Cominciai a sentirmi pesante, sudavo freddo, la vista si offuscava lentamente e perdevo schiuma mista a sangue dalla bocca. Fui invaso da spasmi involontari mentre Lui mi osservava con una smorfia di delusione. Rimasi steso, immobile sul lettino. Mi riportò nella cella. Prima di andarsense disse:

Portatemi una nuova cavia umana. Questa è stata un fallimento, come tutte le altre.

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