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Ora vi racconterò ciò che è successo.

È accaduto tutto lungo una strada vicino alla mia città natale.

 Il mare è distante, si devono percorrere almeno tre quarti d’ora con la macchina per raggiungerlo. Ci abbiamo provato davvero a trovare un lavoro onesto in passato, lo giuro, ma con la crisi che c’è in Italia voi dovreste comprendere che non è facile sbarcare il lunario, dunque non giudicateci.

Io e il mio amico volevamo metterci in proprio nel giro dello spaccio, ma l’acquisto diretto della droga dai rivenditori, soprattutto in basse quantità, era difficile da smerciare, soprattutto per via dei prezzi che non potevano di certo essere competitivi. Allora attrezzandoci con un motoscafo molto piccolo andavamo in Africa comprando direttamente dal produttore e tornavamo in Sicilia usando un canale marittimo sicuro che la guardia costiera pattugliava di rado. In cinque anni siamo riusciti a mettere da parte solo pochi spiccioli per poter vivere mediocremente. Ma grazie ad un aggancio in Tunisia scoprimmo che c’era altro da importare oltre alla droga.

Scoprimmo un grosso traffico di schiavi. A quanto pare anche se siamo nel ventunesimo secolo, ricchi uomini d’affari e alcuni politici, di cui per ovvie ragioni non posso fare i nomi, hanno la strana abitudine di collezionare abitanti del continente nero. Ma fu solo dopo la prima consegna  che scoprimmo a cosa servissero in realtà, quando vedemmo arrivare il camion per portarli via, il mio amico ebbe l’infelice idea di voler controllare di persona l’interno del vano posteriore, la curiosità è sempre stata sua nemica giurata.

Vide dei grossi ganci appesi alle sbarre di ferro  nella parte superiore della zona carico, ma dopo quello nient'altro, perché in quel momento uno degli autisti con un fucile a canne mozze gli diede un colpo in testa usando il calcio dell’arma facendolo svenire, io rimasi sul motoscafo al mio posto, senza dire nulla, ero troppo occupato a vedere quelle persone desiderose di cominciare una nuova vita nella grande e ricca Europa, abbandonando guerre, fame e malattie del loro paese, mentre venivano trascinate a forza dentro quel camion. Chi entrava dentro aveva solo il tempo di gettare un ultimo grido, poi un lamento soffocato ed infine il silenzio. C’erano anche due donne e tre bambini, ma loro vennero storditi, messi dentro delle casse frigorifere e successivamente caricati. La luce fioca della luna illuminava il rivolo di sangue che scendeva giù dal camion, man mano che la gente entrava il rivolo si faceva sempre più grande e cadeva in modo scrosciante sul terreno, schizzando ovunque.

Nessuno osava ribellarsi, erano troppo impauriti dagli uomini bianchi armati fino ai denti. Poi sentii un forte tonfo, probabilmente uno dei ganci si era staccato, vidi quell’uomo, nero come la notte, correre via dal camion, aveva un enorme gancio uncinato che gli perforava la scapola da parte a parte, sembrava quasi  il pappagallo di un pirata appoggiato sulla sua spalla. Cominciò a correre verso di me, io ero paralizzato dalla paura, troppi eventi in una notte e tutti in una volta sola, ero in stato catatonico. Sentii un solo sparo, vidi il proiettile uscire dalla fronte di quell’uomo, il suo sangue caldo arrivò a schizzarmi la faccia tempestando il mio viso di piccole scintille rosse. I suoi occhi brillavano nella notte e  mi fissavano intensamente mentre l'anima abbandonava il suo corpo, e in quello sguardo vidi un misto di paura e odio, come se urlasse: “Colpevoli”!

Eravamo noi i responsabili di ciò che era accaduto a quelle persone. Forse non ce ne rendevamo conto, o forse sì e non ce ne importava. Fatto sta che uno dei due autisti si precipitò sul corpo infierendo su di esso con calci e sputi, per la rabbia gli scaricò un caricatore intero sulla schiena. Ancora grondante di sangue sollevò quel cadavere di peso e lo lanciò dentro al motoscafo. Mi disse che ormai era inutile, tanta buona carne rovinata, lo trovò un vero peccato, poi aggiunse  che avrei dovuto sbarazzarmene il più presto possibile, finché era ancora buio e le acque tranquille.

Finalmente compresi il destino che spettava a quei corpi appesi sul camion. Mi venne consegnata la busta gialla del compenso, il tizio con il fucile a canne mozze mi diede uno schiaffetto amichevole sul viso e con un tono intimidatorio disse a bassa voce: "Voi non avete visto niente" e andò via. Non volli nemmeno controllare il quantitativo del contante nella busta, volevo solo andarmene il più presto possibile, li vidi allontanarsi nella notte, recuperai il mio amico che nel frattempo aveva ripreso conoscenza e sentimmo un forte rumore metallico, ci voltammo in tempo per vedere che il camion aveva preso una buca facendo aprire i portelloni del retro. Alla luce della luna io e il mio amico non abbiamo potuto fare a meno di notare i corpi che penzolavano appesi ai ganci, ancora vivi e sofferenti. Il camion non si fermò, gli autisti non si accorsero di ciò che era successo, e proseguirono lungo la strada, completamente inconsapevoli.

Anche volendo non potevamo avvisarli, erano schizzati come il vento verso la strada statale. Immaginai con orrore le facce dei poveri sventurati che si sarebbero trovati in macchina dietro di loro sull'autostrada e avrebbero assistito a quello spettacolo macabro, magari facendo anche un video con il cellulare pensando a qualche tipo di scherzo o pubblicità virale, o supponendo la promozione di un film horror.  Avevamo i soldi, potevamo sparire, dovevamo solo gettare il cadavere in mare ed evaporare come la pioggia al sole. Saremmo tornati alla nostra vecchia vita con la differenza che adesso avevamo le tasche piene di quattrini. Denaro che temevamo sarebbe finito troppo presto comunque. Ne parlammo per tutta la notte, pensando a cosa comprare, dove andare, eccetera. Gettammo il corpo di quel povero diavolo in mare aperto e lo vedemmo sprofondare lentamente.

Prendemmo la decisione di continuare a fare questo lavoro a prescindere da tutto. Eravamo fermi su questa decisione, irremovibili, nonostante gli occhi vitrei di quel cadavere continuassero a fissarci ed accusarci durante la sua discesa verso l'abisso. Continuavo a pensare alla crisi economica e alla mancanza di una vera occupazione. Mi venne da ridere pensando all'ironia della situazione. Immaginai quelle ricche persone nelle loro grandi cene segrete, mentre gustavano manicaretti a base di esseri umani cucinati in mille modi diversi e pensai che entrambi facevamo quello che facevamo per lo stesso fine:

"Cosa non si fa per poter mangiare?!"

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