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Jeremy aveva appena iniziato a lavorare al Deli, a pochi isolati di distanza da casa sua, e già non lo sopportava più. I clienti erano tremendi, il posto era sempre affollato, e il capo era un uomo scorbutico dai tratti mediterranei che parlava poco inglese, ma quando ne fu capace, prese ad urlare in continuazione "Jeremy!"

Come ora.

Jeremy marciò verso il capo che stava già sudando da far schifo nonostante avessero aperto da appena un paio d'ore. Il sudore gli si impigliava sulle braccia e gli appiccicò i capelli sulle spalle come una pelliccia. Jeremy si trattenne dal desiderio di fare battute, e il suo capo gli afferrò una spalla puntandogli un dito carnoso contro la sua giovane faccia d'impiegato.

"Abbiamo bisogno di altro agnello", la sua voce era molto più alta del necessario, e lui era a solo un braccio di distanza. "Va dentro e vanne a prendere dell'altro, eh" "Okay" Jeremy si voltò in direzione del retro ma sentì un braccio che puzzava di carne afferrargli la nuca e voltarlo. "Ricorda che la luce della cella frigorifera è rotta, quindi non rimanere chiuso dentro, eh. Bravo ragazzo, non te ne dimenticherai". Gli diede un colpetto sul viso che doveva essere un gesto scherzoso ma non fece altro che imbrattare di roba sanguinolenta il volto del ragazzo.

Jeremy camminò spedito attraverso il già crescente nugolo di clienti e si diresse verso la parte posteriore del ristorante, dove l'ampia cella frigorifera riempiva uno spazio pari o quasi a quello di un appartamento. Si strofinò via gli schizzi di sangue con un fazzoletto, ma sentiva ancora l'odore della carne fresca sulla faccia, e gemette quando strattonò la porta del congelatore. Vi entrò, rabbrividendo, e premette l'interruttore della luce, solo per provarlo. Niente. Ovviamente l'agnello era nella parte più profonda di questa fredda, oscura stanza, che intravide a malapena appeso ad uno spesso, affilato gancio.

Cella frigorifera

Camminò attraverso la cella, i piedi slittavano sull'umido delle piastrelle, e raggiunse i ganci dell'agnello, strattonandone uno dal suo uncino con tutta la sua energia e usando l'ultimo sprazzo di forza per evitare di farlo cadere. L'odore nauseabondo dell'agnello impregnò l'aria fresca, aggredì le sue narici e lo spinse a tornare indietro di corsa verso la porta. Che si chiuse con facilità, non appena si voltò.

La cella frigorifera divenne improvvisamente nera, ad eccezione di una flebile luce che veniva dallo spiraglio sotto la pesante porta di metallo. Jeremy rabbrividì, e non per il freddo. Improvvisamente l'agnello non sembrò più così importante e lo lasciò cadere a terra, correndo verso la porta. Si scagliò contro il freddo acciaio della porta, ma non si spostava. Vi sbatté la mano contro, violentemente.

"Hey! HEEEEEEEY! Sono qui! HEEEEYY!" Jeremy fece una pausa per riprendere fiato e aspettò una risposta da fuori. L'aria fredda riempì i suoi polmoni e gli fece venire il mal di testa, Jeremy si piegò e si strinse a sé stesso. La stanza buia, ad ogni modo, non era propriamente silenziosa. Le ventole che refrigeravano l'aria emettevano in continuazione un ronzio, un basso sottofondo, come il motore di un aereo. Insieme a quello, c'era il macabro scricchiolio delle catene che tenevano la carne appesa al soffitto, stridendo come orrendi strumenti. Infine, vi era un rumore di graffi che non sapeva identificare. L'ultimo fu il peggiore, e probabilmente era soltanto uno dei ganci vuoti contro il muro, ma era intermittente, come se qualcosa si muovesse e si fermasse ogni tanto. Si voltò alla porta, bussando di nuovo con violenza.

"HEEEEEEY! Sono chiuso qui DENTROO!!! Di nuovo, nulla. Jeremy aspettò un altro minuto o due, e stava per gridare di nuovo, quando notò una cosa.

Il rumore dei graffi era terminato.

Era sicuro che fosse un parto della sua testa assiderata, o che fosse nulla di che, ma questi pensieri non fecero smettere il suo cuore di battere di più e più forte. Si voltò di nuovo per riaffrontare la pesante porta e cominciò a battervi sopra, ma improvvisamente, i graffi ricominciarono. Era più vicino stavolta? Non poteva essere. Jeremy smise di fissare la porta, ma continuò a battervi i pugni con forza. Scrutò nell'oscurità, che era utile quanto guardare la sua mano che sbatteva, perché comunque non riusciva a vedere il suo arto di fronte a sé, ancor meno qualsiasi cosa fosse quella cosa che provocava il rumore, che, poteva affermarlo con sicurezza, si stava facendo più vicina. Jeremy smise di dare pugni alla porta e si spinse su di essa, cercando di schiacciarsi contro il freddo acciaio. Deglutì a secco e cercò di trattenere il fiato, ma uscì in una nuvola di fronte a lui e stava ansimando talmente forte che non riusciva a sentire nessun rumore a parte quelli che venivano dalla sua stessa bocca. Fece un respiro profondo, si calmò e si fermò ad ascoltare.

Le ventole refrigeratrici.

I ganci che oscillavano.

Il suo cuore, il suo respiro.

Nient'altro.

Le labbra di Jeremy fremettero quando tirò un grosso respiro di sollievo, e si portò il braccio al viso asciugandosi il sudore e gli schizzi di sangue rimasti sul viso, e cercando seriamente di non ridere di sé. Doveva essere chiuso lì dentro da 4 o 5 minuti, e già stava per andare fuori di testa. Si rivolse nuovamente alla porta e alzò il suo pugno per l'ultima raffica di colpi.

"Mi piace la carne". Lo raggiunse una voce incorporea dall'oscurità. Era troppo vicino, troppo, quasi dietro di lui. Ma più alto. "Mi piace l'odore... E il sapore".

Gli occhi di Jeremy si spalancarono e pigiò sé stesso contro la porta, cercando di non far rumore nel buio. Qualcosa annusò l'aria, come un lupo, solo in modo molto, molto più udibile. Qualunque cosa avesse due polmoni così profondi doveva essere molto più grande di un lupo, troppo grande per essere nascosto in un congelatore. Almeno finché la luce non era andata via.

"Tu odori di carne"

Jeremy si voltò e scivolò sul pavimento, accasciandosi a terra a fissare il buio, sapendo di stare a guardare quella cosa, ma non vedeva nulla. Gli scivolò via una lacrima che si raffreddò da un lato del suo viso, e la sua bocca tremò quando cercò di trattenere il respiro e non fare rumore, ma rantolò e un soffio di fiato gli scivolò fuori, riscaldando l'aria di fronte a lui per un momento.

Qualcosa si spostò nell'ombra e una densa, palpabile umidità improvvisamente gli si impresse in volto, e un pesante, caldo tanfo di carne e ossa putrefatte lo avvolse malgrado il freddo dell'aria. La lingua si ritrasse da Jeremy, che giaceva lì, tremante e immobile.

La voce parlò per un'ultima volta, e il ragazzo percepì la sensazione di un sorriso nelle sue parole.

"Hai anche il sapore della carne".

Jeremy urlò.

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