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Buia.

Senza fine.

Questi sono i due aggettivi che descrivono la strada che era di fronte a me. Si allungava più di quanto avrei potuto vedere a occhio nudo. Non una stella in cielo stanotte, e la luna sembra si stia nascondendo tra le nuvole come se non volesse farsi vedere. È tutto ok, preferisco guidare nell’oscurità, lo trovo più rilassante.

Non ho avuto sempre l’occasione di vedere i miei genitori, ed ero molto contento di averlo fatto. È passato tanto tempo… troppo tempo. Sono figlio unico, i miei genitori sono rimasti scioccati quando ho detto loro che mi sarei trasferito in città. Dopo essersene fatta una ragione, mi hanno ovviamente invitato a visitarli qualche volta, per questo mi trovo qui, a tornamene a casa. È stato un lungo weekend, quindi sono potuto rimanere venerdì e sabato e tornare a casa domenica per avere un po’ di tempo per me.

Trovavo divertente questa strada, da bambino. Quando ero piccolo e la percorrevo in macchina con i miei genitori, a ogni dosso urlavo “yee!” ed ero molto divertito. Ogni volta che c’era un dosso, il mio stomaco sobbalzava. Pensando a questo, ho sorriso e ho accelerato, cercando di provare quella sensazione. La radio trasmetteva una canzone pop, forse il volume era troppo alto, ma onestamente, la musica era comunque buona.

Ho dato un’occhiata al tachimetro e ho accelerato un altro po’, convinto di poter attraversare quella strada ad una discreta velocità senza alcun pericolo. La macchina passò sopra i dossi facendomi sobbalzare. Ho riso perché il mio stomaco si muoveva avanti e indietro. Vedendo una curva, ho cominciato a frenare. Proprio mentre la stavo attraversando, una luce blu catturò la mia attenzione.

“Fermo!” Gridò qualcuno. Frenai immediatamente e bruscamente per cercare di non investire quella persona in mezzo alla strada. Appena la vidi mi sembrò una giovane ragazza, e provai uno strano senso di colpa: stavo quasi per investirla! Il suo vestito era di un blu pallido. Il vestito era strappato dalla spalla fino al braccio così ho intuito che, mentre stava correndo, potrebbe aver urtato un ramo ed esserselo strappata. I suoi capelli erano bagnati e arruffati su un lato e sembrava in preda al panico. Mi sentivo in pena per lei ma allo stesso tempo ero spaventato. Posso davvero aiutare questa ragazza? Cosa ci fa di notte in questa strada buia? Fissò la macchina per qualche secondo, e ricominciò a gridare.

“Aiutami! Devi aiutarmi! Lui vuole uccidermi” Si è messa a piangere e ha incominciato a correre verso la macchina, ma il suo improvviso movimento mi aveva fatto premere il pulsante di blocco. Mi guardai intorno, ma non vidi nessuno. All’improvviso, vidi un uomo uscire dalla fitta boscaglia al lato della strada. Era alto, con i capelli scuri e una fitta barba. Mi colpì ancor di più il fatto che fosse insanguinato e che reggesse un coltello. Sembrava si stesse guardando intorno, abbagliato dai fari del veicolo, poi notò la ragazza. Iniziò a camminare verso la macchina, intanto la ragazza stava cercando di aprire disperatamente la portiera.

“Ti supplico!” Gridava la ragazza, le lacrime scendevano per il suo giovane viso e il mio cuore batteva all’impazzata. Ancora più spaventato dall’uomo, decisi di dare retta alla ragazza e aprii la portiera.

“Entra! Veloce!” Gridai. L’uomo era vicinissimo alla macchina, ancora qualche secondo e ci avrebbe uccisi entrambi. La ragazza chiuse bruscamente la porta e mise la sicura bloccando le portiere proprio quando l'uomo era di fronte la macchina.

“Esca dalla macchina” Gridò l’uomo, sbattendo i pugni contro il cofano. La ragazza si rannicchiò sul sedile, guardandomi e non dando retta all’uomo.

“Esca dal veicolo adesso! È per il suo bene” Gridava intanto l’uomo sbattendo di nuovo i pugni sulla vettura, il coltello rifletteva la luce dei miei fari e catturò la mia attenzione. All'improvviso, l’uomo cominciò a muoversi verso la portiera fino a quando non raggiunse il finestrino del conducente.

“Per favore esca dalla macchina!” Mi implorava, la sua voce era un po’ diversa questa volta, quasi come se si stesse riferendo alla ragazza. Lo guardai e capii che stava parlando con me.

“Per favore! Hai commesso un grave errore. Non puoi neanche immaginare…”

Sentii qualcosa di duro e freddo attraversare le mie costole inferiori, piansi di dolore e guardai la ragazza incredulo. Con un ghigno sul viso, cominciò a rigirare il coltello.

Io…

Io ero stato avvertito.

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