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Aumentai il passo e lui a sua volta fece lo stesso, faceva in modo di essere sempre ad una trentina di metri da me, non importa quanto potessi camminare veloce o addirittura correre, egli avrebbe fatto esattamente la stessa cosa.

C'era qualcosa di strano in quell'uomo, qualcosa che mi terrorizzava nella maniera più totale, nonostante non fosse molto distante faticavo a distinguerne i tratti, per quel che ne sapevo stavo scappando da un'ombra.

"Vattene! Lasciami in pace!" urlai a squarciagola, ma lui non si fermò e continuò a camminare senza rispondermi.

Non potevo sapere cosa volesse quell'uomo ma di una cosa ero certo: non mi sarei fermato a chiederglielo. Non sono un codardo, ma so riconoscere una situazione potenzialmente pericolosa quando ne vedo una.

Scorsi quello che sembrava essere un sentiero che si perdeva negli alberi e mi affrettai a raggiungerlo, nella speranza di far perdere le mie tracce nella foresta, feci uno scatto senza guardarmi indietro ritrovandomi nel cuore della pineta. Mi voltai e, tirando un sospiro di sollievo, vidi che il mio inseguitore non era più lì.

Proseguii sul sentiero per circa una mezz'ora, le gambe iniziavano a bruciare: erano ore che camminavo con lo zaino in spalla e il rifugio non doveva essere lontano. Ero venuto qui con l'intenzione di staccare la spina per un weekend e fare pace con i miei demoni, ma questa storia mi aveva profondamente turbato.

In lontananza riuscivo a scorgere il rifugio, un faro di salvezza dato che il sole stava iniziando a tramontare, continuavo a voltarmi per controllare che nessuno mi stesse seguendo: avevo fatto perdere le mie tracce nella pineta. Finalmente giunsi al rifugio, il sole era pressoché tramontato per fare spazio alla sera. Entrai.

Lui era seduto ad aspettarmi: il sangue mi si gelò nelle vene. C'era poca luce all'interno, ma riuscivo a vedere abbastanza bene. Non credevo ai miei occhi: ero io. Ero io, distorto, cupo, buio.

Rimasi in silenzio. Una sensazione claustrofobica mi pervase, respiravo a fatica. Caddi a terra in lacrime, senza distogliere gli occhi da lui, o meglio da me.

"Perché scappi da me Alan? Non puoi scappare da te stesso" sussurrò.

Rimasi in silenzio. Una sensazione claustrofobica mi pervase, respiravo a fatica. Caddi a terra in lacrime

Incubo-escher droste effect



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