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Era un giorno come un altro, tutto andava avanti come al solito. Stavo fermo al solito muretto di Manchester a fare i miei monologhi interiori da dodicenne malato. Stessi luoghi, stesse persone, stesse frasi fatte. Tutto così dannatamente banale ed inutile che non riuscivo più a scorgere nulla di positivo dalla vita. Un tempo, forte anche della mia fervida immaginazione, trovavo tutto meraviglioso, credevo che la vita fosse un valore, anzi, IL valore; coglievo l’essenza delle cose. Ma ora vedo tutto come cupo, freddo, diabolico ed inospitale. Vedo tutti questi oggetti grigi, vuoti, come se fossero morti da tempo immemore e per questo do la colpa alla mia immaginazione, credo davvero che tutti quanti siamo morti, siamo vittime di noi stessi e dei nostri sogni e delle nostre aspettative che poi, crescendo, ci sembrano così dannatamente infantili e stupide. Sono passato dall'essere un beone, un ragazzo ragionevole, all'essere uno sciocco e poi una bestia.

Ora nulla di tutto questo, sono già morto.

Un fiore non racconta nulla perché non è nulla, non perché non può dialogare. Ogni cosa nasce morta, nulla ha un vero significato e la vita umana non fa differenza.



Ad un certo punto mi sveglio. Ora ho 12 anni, sono nella mia camera ma sento delle urla provenire da lontano. Un uomo ed una donna, sembra stiano litigando. Sono i miei genitori, urla che irrompono la serenità.

"Vi prego smettetela, ho paura. Guardatemi, sono vostro figlio e sto tremando".

Stridii inumani e senza senso rivolti verso di me, non sono più i miei genitori, sono dei mostri deformi, mi attaccano, mi spingono contro il muro, mi stringono alla gola e tentano di farmi stare zitto. Per sempre. Flash.



Sono in una stradina, mi guardo intorno. Vedo un bambino, coperto solo da un telo. Trema, ha paura, si guarda intorno con aria davvero terrificata. Un coniglio in mezzo alla strada tenta di azzannarlo, lui non si oppone. Gli squarcia la gola, il braccio, la gamba. Continua a stare fermo, a subire quella tortura inumana. Flash.


Di nuovo al muretto di Manchester, con i miei quasi amici, vedo una donna decapitata. Sono l'unico a vederla. Solitamente sono l'unico che vede queste cose, chissà perché. Credo sia l'unico a non chiudere gli occhi ai problemi. Vaghiamo per questa strada buia e vuota. Ad un certo punto tutto diventa nero, per riapparire in un secondo momento tutto completamente diverso, demoniaco. Tutti si trasformano ancora una volta in quei mostri deformi a me tanto cari, nuovamente pronti a crocifiggermi per il loro diletto. Io continuo a non fare nulla.



Le mie membra mi abbandonano, quindi di nuovo ritorno ad un'altra dimensione. Questa volta sembra che sia seduto davanti al mare, accanto a me una ragazza. Sembra che il mio cuore batta forte, ma io sento l'impulso di scappare. O di farle del male immotivatamente, sembra io abbia scelto la seconda. Quindi sono io che questa volta mi trasformo in qualcosa di inumano, ma come sempre io che mi trafiggo da solo, ferendo di getto anche tutti coloro che mi stanno attorno. Sangue dappertutto. Flash.



"Percorrere i campi dei senza volto

Trasportare il fardello della conoscenza

Salpare per mari di insopportabile negatività

Devo percorrere questi campi

Devo portare questi fardelli

Devo salpare per questi mari".



In mezzo alla città, vago senza meta; la strada sembrava non avere fine. Mi sentivo come colpito da un male freddo e meccanico; iniziavo ad essere guidato non più dalla mia volontà ma da un impulso che accresceva sempre di più, impulso che mi diceva di trovare le risposte nella autonegazione di me stesso. Una nebbia suicida, irreale come un sogno straziante. Vecchie pungenti ferite mentali, ancora aperte e fottutamente sanguinanti.



Ad un certo punto vidi di nuovo quel bambino su quella via, sembrava non avesse più alcuna forza per reagire al freddo che lo pungeva. Continuava a non opporsi, a seguire i suoi impulsi.

Malato disteso in mezzo alla strada, accasciatosi dopo aver vagato in cerca di conforto nella scura nebbia di questa città.

In questa città rimango a terra con l'intenzione di morire.

In questa città dove la sofferenza sarà placata.

In questa città di diabolico cemento grigio.



La macabra morte della compassione.

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