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Amore, amore, amore.

Tu che plasmi l'uomo a tua insaputa, gioia e morte hai fatto scaturire nei nostri cuori e nella nostra razza.



Amore, amore, amore.

Tu che sei alla base della nostra esistenza, ci fai fare pazzie. Noi, debole razza, facciamo tutto nel tuo nome, ti abbiamo dedicato canti, conquiste e gloria. Ti cerchiamo quando ne abbiamo bisogno e poi ti gettiamo come se tu fossi carta straccia.



Amore, amore, amore.

Tu sei il cacciatore più alto nella catena alimentare e io sono stato la tua preda più succulenta. Mi hai intrappolato tra le tue fauci e da lì non riesco più a uscirne.



Mi hai costretto a ogni cosa, abbandonare le persone a me maggiormente care, mi hai fatto girare le spalle alle mie etiche che ho costruito così tanto laboriosamente nel tempo. Ma che ci devo fare? Son anche io umano per quanto lo voglia nascondere, per quanto cerchi di diversificarmi da quella razza inetta. Ne faccio sempre parte e quindi son poco resistente a te.

Tu immonda e dolce bestia che mi hai affiancato lei, il più dolce dei nettari in una forma fisica, la mia musa, la mia cara e stupenda femmina. La hai fatta per me, vero? Con i suoi capelli color del legno più pregiato e la sua carnagione marmorea, così... bella. Quando la vidi per la prima volta credevo che fosse una dea, stavo seriamente pensando di aver incontrato la reincarnazione della piacevole Lilith, la donna perfetta. Fu un colpo di fulmine per tutti e due, come di consueto mi avvicinai per primo, goffamente, mentre maledivo i miei sensi che mi avevano abbandonato per la prima volta.



Decidemmo di vederci ancora e ancora vivendo i più bei momenti della mia vita con te, stavamo così bene assieme. Adoravo abbracciarti le notti che venivi a dormire da me, baciare quei tuoi stupendi occhi castani, accarezzare le tue perfette forme e inebriarmi del tuo odore. Poi, ecco che arrivò questa sera in cui tu ti sei decisa di donarti a me anche con il corpo oltre che con lo spirito. Ti vedo anche ora, lì, mentre ti denudi decidendo di aprirti a me in ogni forma, mentre io freddamente rimango qui, seduto al computer intanto che segretamente ti bramo. Ti avvicini furtivamente, incuriosita per sapere cosa è che mi distrae dal vedere il tuo corpo nudo per la prima volta, poi, leggi, sgrani gli occhi, mi fissi come un daino impaurito davanti alla propria morte, ti scrolli di dosso la paura che ti ha paralizzata, ma io son più veloce e ti afferro per un braccio, con quello libero mi tiri un ceffone che mi fa voltare la faccia e cerchi di divincolarti disperatamente mentre giro verso di te il mio sguardo felice e ti sorrido maniacalmente...



«Allora, mia dolce metà, hai letto? Sono sicuro che la parte prima del mio discorso diretto sarà la tua preferita.»



Amore, amore, amore.

Ora mi son liberato di te, schifoso animale terreno. Ma, ti meriti almeno questo, ho finito tutto nella teatralità che tanto adoro. Ho organizzato tutto nei minimi particolari mentre, immagina, scrivo questa confessione per me stesso. Mentre ti racconto tutto, sono ancora imbrattato del suo amorevole e purificante sangue, della sua vita, dei suoi ricordi. Sento ancora il suo odore che mi impregna le narici... È quasi come se non fosse mai sparito dopo che gli squarcia la sua adorabile gola.

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