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Il vento, soffiando, gioca con le foglie marroncine cadute dagli alberi e le trascina, le spinge, le fa sibilare, mentre il sole tramontando colora di arancio il terso cielo sopra di me facendo già trasparire talune delle poche stelle che illumineranno la notte cittadina assieme a una luna già più rinvigorita durante il giorno. 

Il vento ora sibilla più piano mentre l'arancio del cielo diventa rossiccio. Ormai non è che una strisciolina arcuata distante e appena intravedibile tra i palazzi antistanti al parco il sole. Gli ultimi che giocavano a pallavolo, ragazzi maschi alti e muscolosi, escono dal campetto, portandosi via una palla dura e ormai quasi sgonfia.

La mamma si porta via, sgridandoli, i suoi bambini ritardatari, che hanno giocato a palla in un altro campetto; l'ultimo vecchietto cammina, artritico, verso casa; l'ultimo ciclista, dodicenne, torna anch'egli a casa prendendo da terra la sua bicicletta; torna a casa anche l'ultima signora con il cane, dimentica di raccogliere i bisogni del suo animale; vistosi senza clienti, anche il proprietario del piccolo bar del parco e la sua assistente (bella ragazza) vanno via, chiudendo la struttura a chiave con un po' di denaro ciascuno.

L'ultima macchina è passata una ventina di minuti fa. Il cielo si è un po' schiarito, la luna è visibile, il sole scomparso, il vento è più intenso e più freddo le luci in questa zona sono spente: la cittadina è tranquilla, nessuno vuole fare tardi. Sono solo.

Mi stringo bene nel mio cappotto: fa freddo. Il vento crea delle piccole onde sulla superficie del laghetto sulla quale giacciono, imperturbabili, alcune ochette e due cigni, nutriti dalle anziane signore che vengono a rilassarsi al parco. Le ochette forse si sveglieranno a causa dei nostri rumori ma non fa nulla: possono guardare perché non possono testimoniare a nessuno ciò che vedono.

Sono solo. Lei è in ritardo. Ma verrà. Viene sempre, veniamo sempre. Lei ama la solitudine e il buio. Io amo quell'ultimo bacio. Pochi approverebbero ciò che sta per succedere tra noi, cittadina tranquilla, meglio che non ci veda nessuno.

Fuori fa freddo ma è caldo il mio cuore perché sento del suo imminente arrivo. La desidero, già me la vedo mentre faccio quello che amo nel turbine di foglie. Tranne il vento e qualche sporadico gufo, nessun rumore. Ma sento le campane del mio cuore muoversi più freneticamente di qualsiasi cattedrale: vieni ti prego! Non farmi più aspettare!

Mentre l'attendo me la immagino venire: il suo passo silenzioso, il suo respiro lento, i suoi abiti non troppo pesanti e le braccia mezze scoperte che sfidano il vento e il freddo, le sue guance, la sua fronte morbida, le sue labbra rosse e carnose, il suo cuore che gioisce, i suoi occhi: amanti e pervasi da uno strano sentimento: paura forse? E perché del resto? Non si deve temere la... eccola!

Mille volte più perfetta di come me la immagino nonostante l'abbia già vista tantissime volte. Non è un sogno. Il mio cuore sta per esplodere ma mi sforzo di non urlare. Si avvicina come un essere divino e non sembra neppure attaccata né dal freddo né dal vento né dalle foglie che mi attaccano le gambe. Lei non mi nota, nel buio eppure sono sicuro che mi avverte anche se non vuole darlo a vedere.

Si sta per sedere su una panchina. La vedo nel buio. Ho una vista buona. Voglio farla sedere, voglio che mi aspetti e poi celarmi tra gli alberi e vedere l'effetto che avrà quando mi vede: per controllare se se lo aspettava o no. Si siede e incrocia le gambe sinuose e perfette e resta lì in un'attesa contemplativa.

Io mi avvicino, mi metto negli alberi dietro la panchina. Sono pronto: concentrazione, non voglio che qualcosa tra noi vada storto vero. In un attimo sono dietro di lei ma riparato dagli alberi contro il vento. Ci vorrà un attimo.


Daily Hut Newspaper 4 Novembre 2009 P.7 di John Devil
Ieri viene trovata morta al parco di Hutberng nel Maine una ragazza, Rosalita Duckendorf, giovane di ventitré anni. Trafitta da un colpo alla gola con un coltello verso le undici e mezza di sera, orario in cui era solita recarsi al parco. Dettaglio più inquietate: molto sangue era sparso per terra o era stato risucchiato da qualcosa. Nessun segno di ulteriori violenze. L'assassino l'ha baciata sulla fronte prima di andarsene. La polizia sospetta che sia un pazzo serial killer che uccide le sue vittime confondendo la morte con un atto amoroso o di pietà. È caccia all'uomo in tutto lo stato. Qualsiasi segnalazione, fa sapere il commissario Aaron Berborn, di comportamenti sospetti inviata a una qualunque sede di polizia sarà bene accetta. Con il proseguire delle indagini vi faremo sapere ulteriori dettagli e vi daremo ulteriori aggiornamenti.

da RR-RK


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