FANDOM


Siamo finiti su quest'isola, dopo che il mercantile è affondato. È stato un attimo. Pioggia. Vento. Onde. Tutto insieme, tutto nello stesso momento. Marinai e capitano morti, annegati nel profondo blu o divorati dagli squali, o morti schiacciati dalle grandi vele e dai robusti alberi della nave. Alcuni rimasti ancorati ai pezzi del relitto e morti senza poter liberarsi e prendere una boccata d'ossigeno. Grazie a Dio ci siamo salvati io, te e il nostro compagno, vivi e vegeti sulla morbida e candida sabbia di un isola sconosciuta. Non so se altri sono salvi, chissà... ma comincio ad avere fame. Mi lamento. Mi sento scoraggiato. Tu senti il mio trambusto e mi accarezzi dicendo che troveremo qualcosa da mangiare. Ma io continuo a lamentarmi: dov'è il cibo? Ho fame... ho fame, fai qualcosa! Continuo a chiederti di darmi del cibo, ma tu mi ignori. Anche il tuo amico ha fame, tutti abbiamo fame. Ti guardi attorno, cercando qualche pezzo della tua nave, ma non troviamo nulla. Sulle rocce, sulla riva. Niente. Inghiottiti da tante onde, dall'oceano, nave e equipaggio. Almeno lui ha soddisfatto la sua fame. Io mi sento sempre più debole.

"Dove possiamo trovare del cibo, Jake? Ho fame! Sono ore che nuotiamo senza aver mangiato nulla! Ho fame!"

Continui a non ascoltarmi. Vai per i fatti tuoi. Il sole ti sta rosolando la testa. E non bevi da troppo tempo, hai ingurgitato solo acqua salata e stai ancora tossendo.

Il tuo amico è sdraiato sulla sabbia, ricoperto di rena e alghe, respirando affannosamente. Gli afferri un braccio e lo tiri su. Nonostante la stanchezza, le nostre gambe sono robuste e, se ci hanno fatto proseguire in mare, lo faranno anche adesso sulla terraferma. Ci mettiamo a cercare un rifugio. Spezziamo dei rami a mani nude, strappiamo foglie di palma per farci un rifugio e tagli con delle pietre aguzze delle lance, mentre il tuo amico accende un fuoco. Dopo ciò, decidiamo di perlustrare la zona per cercare degli animali da cacciare, oppure raccogliere qualche cocco o dattero. Tu decidi di occuparti della frutta e rimani al villaggio, mentre il tuo amico della carne, io invece sono troppo debole e non posso muovermi, così rimango con Jake. Scopriamo purtroppo che le palme hanno poco da offrire, e di quel poco la maggior parte sono frutti immaturi. Jake riesce raccogliere un po' di datteri pronti e li mette da parte per il suo amico. Ne strappa un grappolo per noi due e lo mangiamo. Sento il sapore dolce e umido dei datteri scivolare sulla lingua, per poi riempire di freschezza la gola.

Ma non è sufficiente. I datteri erano miseri e nonostante gli zuccheri presenti ci abbiano rinforzato, cominciamo a perdere energie, e l'altro nostro compagno non è ancora tornato.

Lui torna al tramonto, con poco e niente: ci dice che aveva perlustrato l'isolotto ed era molto ristretto come territorio. Comunque, ci ha portato un'iguana. È di taglia media ed era sufficiente per tutti. Ma la fame torna la notte, tormentandoci fino alla nuova alba.

La mattina dopo proviamo a racimolare altro cibo, ma i frutti non sono ancora maturi, le piante scarseggiavano e la poca presenza di esse automaticamente rende scarsa la presenza di animali. Nemmeno una fonte di acqua dolce, ci nutriamo solo con l'acqua dei datteri.

Passano giorni, notti, e siamo sempre più distrutti. La fame, la fame ci sta portando alla follia. I disperati tentativi di pesca sono vani, troviamo solo qualche alga, qualche piccolo pesce e qualche riccio di mare, ma non sono sufficienti a riempirci. I ricci addirittura hanno un sapore tutt'altro che gradevole. Le acque dove siamo naufragati sono impure e contenengono sostanze nocive dove proliferno le alghe.

Dopo sei giorni, su quell'isola sperduta e dimenticata è ancora un miracolo se siamo vivi: magri, sporchi, con vestiti sempre più strappati e che coprono sempre di meno le nostre fragili membra. Comincio a piagnucolare, a supplicare un intervento da parte dei miei due compari, ma loro sono muti e mi ignorano, intenti com'erano a cercare da mangiare.

La fame ci sta portando alla follia, al primitivo, all'istinto. Non importa cosa abbiamo di fronte, scarafaggi, vermi, piccoli serpenti, tutto mangiamo, nemmeno il tempo di andare al rifugio a cuocerli. Li mangiamo perfino vivi, strappando la testa a morsi a qualsiasi cosa si muove.Non riusciamo nemmeno a camminare in piedi, gattoniamo per quanta poca energia abbiamo in corpo.

"Jake, io voglio di più, voglio di più, voglio molto più..." Pregai insistentemente.

TUTTI VOLEVAMO DI PIÙ. TUTTI LO VOLEVAMO.

Una notte, esausto, con l'aspetto di selvaggio, con le costole, il bacino, le ossa facciali e le stesse orbite del nostri occhi che traspaiono, prendo una decisione, un'unica decisione. Comincio a borbottare nel pieno della notte, a mugolare, a tormentare Jake.

"Jake, Jake, ti prego, TROVA DEI CIBO. ORA."

Lui non rispose.

"Jake, io ho fame, non ce la faccio più. ASCOLTAMI. SO COSA POSSIAMO MANGIARE... LO SO LO SO... MA È L'UNICO MODO ASCOLTAMI... DOBBIAMO MANGIARE O MORIREMO..."

Nella tua testa aleggiano strani pensieri. La stringi tra le tue mani, coprendoti le orecchie:

"INSETTI, SERPENTI, RICCI, QUEI POCHI DATTERI CHE NON MATURANO MAI... SE ASPETTIAMO ANCORA MORIREMO! GUARDA CHE DOMANI NON SO SE AVREMO LA FORZA DI ALZARCI DAL LETTO COME ADESSO. ADESSO. ALZATI."

I tuoi magri muscoli facciali si contraggono:

"Lo so, lo so, mangeremo tanto, TANTO e poi forse non più, moriremo, ma in questo modo avremo forza a sufficienza per un altro po'... Allora cosa vogliamo fare? Morire lentamente? I frutti scarseggiano, non ci sono animali di grossa taglia, prima che i cocchi e datteri maturano non ce la faremo in tempo, saremo troppo deboli per procurarceli... ASCOLTAMI!"

Continuo a tormentarti, a mugolare, a pulsarti nella testa di quanto tu ormai sei privo di energie, debole, freddo, tremante, di quanto il tuo istinto per una volta deve prevalere sul cervello...

Alla fine la fame ti attanaglia anche la mente e riempie di tuoi neuroni di istinti animali. Con la poca forza che hai, prendi la lancia intagliata che avevi al tuo fianco e, dato che non riesci ad alzarti, e cominci a strisciare, contorcendo il volto in smorfie, sui gomiti, lentamente, stringendo l'appuntito legno fra le dita.



Il ragazzo giaceva sulla rena, con il volto coperto dai lunghi e fradici capelli incolti. Aveva gli occhi chiusi, non aveva avuto nemmeno la forza di aprirli, nonostante avesse udito degli scricchiolii provenire dalle sue spalle. Il petto era stato brutalmente aperto in due lembi di magra pelle e muscoli sanguinanti, con le ossa della cassa toracica spezzate, che lasciavano nudi gli organi interni. La testa di Jake era affondata in essa, mentre con il legnetto e con i denti si aiutava a staccare ogni singolo pezzo di pelle o carne dal corpo dell'amico. Prese un osso,lo addentò per ripulirlo ben bene, per poi usare anch'esso per scavare nel ragazzo. Il suo flaccido intestino colava tra le costole fracassate. Mangiò anche quello, i reni, il cuore, il fegato, pancreas, ogni organo viscido e umido presente nel suo corpo, con molta calma, nessuno lo avrebbe infastidito, anche con le mosche e la puzza di decomposto avrebbe finito il suo pasto, finché non avrebbe spolpato del tutto la sua preda. Sentì con gusto il caldo sangue imbrattargli il viso, mentre lo affondava nella preda, come un leone con la carcassa di un antilope. Sentì un sapore ferroso e umidiccio della morbida carne che masticava, sempre lentamente.



Quella notte, Jake e il suo stomaco furono sazi.

  • Cannibalism during Russian famine 1921
Vota questo racconto:

Voto complessivo:

È necessario registrarsi e collegarsi dal browser per poter votare e visualizzare i risultati.