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Nero. Tutto è completamente nero.


Nessuna luce, tutto ciò che vedo dalla finestra è una infinita distesa di nero.

Solo. La casa colonica è priva di vita, niente persone né animali: sono la compagnia di me stesso. 


Ciò però che mi opprime più di ogni altra cosa è il silenzio, niente si muove, niente respira, niente cammina.


Fuori la distesa nera sembra infinita, più volte ho provato ad allontanarmi dalla casa addentrandomi nell'oscurità ma l'immensità del nulla è sempre stata troppo forte.


Dieci passi? Forse venti? Poi l'ignoto ti abbraccia ed inizi a soffocare, non hai nessun punto fisso dentro di te, non sai nulla su cosa hai di fronte, né su cosa calpesterai con il prossimo passo.


Mi sono svegliato qui dentro senza sapere come esserci finito.  La testa mi pulsava e avevo conati di vomito continui che sono durati per giorni.


Nella casa non ho trovato niente di anomalo, nulla che mi potesse aiutare a capire dove mi trovavo.


Due piani con una cantina contenente tonnellate di cibo in scatola ed acqua, il cibo necessario per vivere una vita qui dentro.

Ma voglio vivere?


Sono l'unico essere vivente. Le giornate passano una dopo l'altra.

Il tempo non scorre nella mia testa, rimane stagnante, palude e fogna.

Imputridisce dentro di me ogni volta che provo a contare i giorni e ne riesco quasi a sentire il tanfo.


Alfred, l'unico orologio a muro presente in casa, non ne sa niente nemmeno lui.

È fermo alle 11:59.


Sempre. Ogni. Singolo. Momento. Ogni tanto prendo coraggio e glie ne parlo, non è possibile continuare così. Solo una cosa deve fare nella sua stupida vita ma niente, a lui piacciono le 11:59.


Lo minaccio, gli urlo di spaccarlo per terra se non cambia atteggiamento ed una volta l'ho perfino lanciato contro il muro ma niente.


Tutto sommato però non è nemmeno colpa sua, non ha nemmeno il vano posteriore per le batterie. Stupido Alfred.


Vuoi sapere qual è il momento più bello della giornata?


Appena ti svegli, dopo un sonno profondo, la tua mente si trova ancora lontana dal corpo e gli ci vuole qualche istante per riunirsi ad esso. 


In quel breve attimo ti trovi in un non luogo, in un non istante, il vuoto è ancora dentro di te non facendoti pensare a nulla. Non sei nulla.


Mi incammino verso la cucina, un passo dopo l'altro..

Qualcosa è cambiato.

Do il buongiorno ad Alfred ma lui non sembra il solito.


Un rapido sguardo non riesce a percepire il minuscolo cambiamento nella cucina.

Qualcosa è cambiato.


Mi verso i fagioli nel piatto e prendo un pezzo di pane dalla busta sottovuoto.

Alfred mi sta fissando. Chiede aiuto. 

Qualcosa è cambiato.


Mi alzo e mi avvicino all'orologio, non ho una visione nitida.

Mi avvicino ancora.

Alfred è cambiato.


L'ora è cambiata.

Segna le 12:08.

Nove minuti, più o meno il tempo che passo a letto sveglio prima di decidermi ad alzarmi.

Mi sono svegliato e l'orologio ha iniziato a funzionare.

Cosa stai cercando di dirmi, Alfred?


Uno spostamento nell'aria dietro le mie spalle, non riesco a capire come sia possibile.

Non c'è mai stato vento di alcun tipo qui, le finestre sono sempre state spalancate.


Non è vento quanto più un movimento, la percezione di qualcosa che si sta avvicinando.

Alfred voleva avvertirmi, ha provato a farmelo capire non appena mi sono svegliato ma ormai è troppo tardi.

Mi giro. 


Non c'è nessuno, la cucina è vuota come è sempre stata.


Il battito del mio cuore rallenta, il confortante senso di solitudine sta per tornare quando sento bussare alla porta.


Qualcuno sta bussando alla porta.

Qualcuno.

Non sono solo.


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