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Albert
Luogo omicidi: Stati Uniti – Boston (Massachussetts)

Periodo omicidi: 1962 – 1964

Vittime: 13, donne; per la maggior parte (otto su tredici) donne di mezza età e anziane (dai 55 agli 85 anni), le restanti sono ragazze giovani.

Il caso di Albert De Salvo rappresenta il classico esempio di serial killer cresciuto con un'infanzia e un'adolescenza altamente traumatiche, ma ciò non significa che il suo comportamento sia direttamente ascrivibile ai traumi subiti durante il periodo evolutivo.

Albert è il terzo di tre figli. Il padre, Frank De Salvo, picchia regolarmente la moglie e i figli, e il piccolo Albert impara ben presto ad avere paura della violenza del padre e a odiarlo con tutte le sue forze. Frank De Salvo viene imprigionato due volte per maltrattamenti, prima che la moglie decida di divorziare nel 1944. Da ragazzo, Albert colleziona una serie di arresti per furto con scasso: il padre, alcolizzato cronico, gli aveva insegnato a rubare già a cinque anni, perché la famiglia era disperatamente povera. Il padre si assentava per periodi variabili senza dare spiegazioni e, quando tornava, spesso era ubriaco e si portava dietro delle prostitute, poi cominciava a picchiare la moglie di fronte ai figli. Il ricordo più scioccante rimasto impresso nella sua mente risale a quando aveva sette anni: un giorno, vide il padre rompere i denti alla madre e poi spezzarle le dita delle mani una alla volta. In un'altra occasione, il padre vendette Albert e le sorelle per nove dollari ad alcuni contadini del Maine come schiavi. Interrogato da adulto, De Salvo ha sempre sostenuto di non ricordarsi nulla del periodo in cui fece lo “schiavo” ed è molto probabile che abbia rimosso il ricordo perché fu costretto a subire abusi di ogni genere. A causa dell'estrema povertà, la casa non era mai ben riscaldata e Albert aveva sempre freddo e non mangiava a sufficienza. A 12 anni, dopo aver compiuto ripetuti furti, viene mandato in riformatorio, dove impara ogni tipo di perversione sessuale e di comportamento criminale. Nel 1948, Albert De Salvo si arruola nell'esercito e viene mandato in Germania con le forze di occupazione. A Francoforte, incontra e sposa Irmgard, una ragazza del posto. Piccolo di statura, ma dal fisico robusto, mentre è in servizio sul suolo tedesco De Salvo vince il campionato europeo di pugilato dei pesi medi per conto dell'esercito americano. Successivamente, torna negli Stati Uniti e, nel 1955, viene congedato dopo essere stato incriminato per il suo primo reato di natura sessuale: molestie a una bambina di nove anni. Ha due figli e trova lavoro come operaio non specializzato. Il comportamento criminale di De Salvo segue un'evoluzione ben precisa che lo conduce, come ultimo approdo, all'omicidio seriale. Inizia da ragazzo compiendo una serie di furti con scasso, attività che riprenderà nel 1958 dopo la nascita del primo figlio e a seguito di problemi coniugali che investono la sfera sessuale. Il livello successivo è costituito da molestie e aggressioni a sfondo sessuale che, in una fase ulteriore, diventeranno vere e proprie violenze. All'inizio, va in giro fingendo di essere un agente alla ricerca di nuove modelle, bussa alle porte di appartamenti scelti a caso finché non trova una donna sola che lo fa entrare; a questo punto, incomincia a “prendere le misure”, un pretesto per poter toccare le parti intime femminili. Alcune vittime lo denunciano alla polizia, ma la maggior parte di esse non fa assolutamente nulla, soprattutto per paura che lui ritorni. La polizia, notando la mancanza di una vera e propria aggressione sessuale, decide di non dare seguito alle indagini. Nel marzo 1960, viene arrestato per rapina e confessa spontaneamente il suo coinvolgimento nelle molestie sessuali. Accusato di aggressione, condotta indecente e tentato furto con scasso, De Salvo è condannato a due anni di reclusione, ma dopo undici mesi di carcere ottiene la libertà sulla parola. La moglie tedesca, Irmgard, gli rimane accanto nonostante tutte le vicissitudini, ma il loro rapporto si raffredda e lei si rifiuta di avere rapporti sessuali tutte le volte che vuole lui, così De Salvo diventa sempre più frustrato e inizia a manifestare un comportamento più aggressivo: nel giro di due anni, stupra almeno trecento donne (anche se, in prigione, ha sempre sostenuto che le sue “conquiste” sono state più di tremila) in Massachussetts, Connecticut, New Hampshire e Rhode Island. Il modus operandi è sempre lo stesso: indossa una tuta verde e s'introduce negli appartamenti di donne sole fingendosi un operaio. Nel giugno 1962, ha inizio la serie di omicidi che renderà famoso Albert De Salvo come “lo Strangolatore di Boston”. Il modus operandi è un'evoluzione di quello dello stupratore: entra nelle case spacciandosi per un operaio o un idraulico mandato dall'amministratore del palazzo per “riparare un guasto”; una volta entrato, il più delle volte aggredisce sessualmente la vittima di turno e la strangola, poi dispone il cadavere sul pavimento, nudo e a gambe divaricate. Con la progressione degli omicidi, lo schema di azione diventa più articolato e il livello di aggressività verso le vittime aumenta: dal terzo omicidio, sono presenti segni di morsi sul corpo della vittima; dal quarto, inizia l'inserimento di oggetti estranei nella vagina delle vittime; la decima viene pugnalata ripetutamente; l'ultima viene percossa selvaggiamente prima di essere strangolata. Spesso, lega al collo o alla caviglia delle donne uccise un paio di calze di nylon, eseguendo un nodo particolare che rappresenta il suo modo di personalizzare gli omicidi (la cosiddetta “firma”). Quando venne arrestato, De Salvo addusse un movente di tipo sessuale per spiegare le sue azioni, sostenendo che la colpa principale degli omicidi era della moglie che rifiutava le sue ripetute attenzioni sessuali (disse che lui aveva bisogno di avere sette-otto rapporti sessuali al giorno), e questo scatenava in lui una rabbia incontrollabile che si sentiva costretto a scaricare sulle vittime. In un secondo momento, fornisce un'altra spiegazione della genesi della rabbia: i traumi e le sofferenze subiti nella sua tormentata infanzia e adolescenza. Il comportamento omicidiario di De Salvo sembra essere la naturale evoluzione di un modello comportamentale i cui stadi precedenti sono state le molestie e, successivamente, l'aggressione con stupro, a riprova del fatto che l'omicidio seriale rappresenta soltanto la tappa finale di un percorso criminale iniziato in precedenza. Albert De Salvo viene pugnalato a morte in carcere da un altro detenuto nel novembre 1973.


Tratto da: "I serial Killer" di Vincenzo Maria Mastronardi e Ruben De Luca

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