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Lo faccio sempre prima di dormire, devo farlo, è più forte della mia volontà. Se non lo facessi ogni sera non credo che riuscirei ad addormentarmi. Quando sono solo in camera e anche le rassicuranti voci dal televisore dei miei cessano di arrivare dalla loro stanza, prima di spegnere la luce, devo guardare negli angoli nascosti. In tutti gli angoli nascosti e non solo… anche nell’armadio, dietro le tende e soprattutto sotto il letto. Devo assicurarmi che durante la mia assenza qualcuno non si sia intrufolato nella mia camera aspettando nell’ombra che io spegnessi la luce per entrare in azione e farmi cose tremende. A volte mi sento stupido ma… è un rito del quale non riesco a fare a meno.

Una sera, dopo aver controllato l’armadio, le tende e gli angoli nascosti, mi accingevo ad alzare le coperte del letto per sbirciarci sotto… ma… un attimo... un’ombra era appena sgusciata rapidissima da dietro il comodino a dietro la testiera del letto... come l’ombra di una mano.

Un brivido mi salì veloce lungo la schiena, fino alla testa. Il cuore martellava all’impazzata, anche nelle orecchie… era assordante. Dovevo guardare. Altrimenti quella notte non sarei riuscito a dormire.  

Mi avvicinai al letto…

Lentamente…

Mi abbassai…

Altrettanto lentamente sollevai le coperte…

Ero sicuro che da un momento all’altro una mano sarebbe uscita repentina dal quel buio e mi avrebbe afferrato il polso…

Ebbi il coraggio di guardare nel buio e… niente. Nulla.

“Il solito stupido” pensai. “Adesso ci mancavano solo le allucinazioni”. Mi misi a letto e spensi la luce.

Da quel momento, cominciai a fissare la luce rossa del led della tv spenta davanti a me, unico piccolo punto di riferimento nel buio più totale. Presto i miei occhi si sarebbero abituati a quel buio e avrei potuto intravedere qualcosa nella stanza e così fu infatti. Distinguevo solo ombre e sagome però.  

Fu in quel momento che lo sentii…

Era un respiro. Il respiro affannato di qualcuno accanto a me. Nel mio letto.

Il sangue mi si raggelò nelle vene, questa volta il cuore sembrò fermarsi, non riuscivo ad emettere alcun suono, tutto si fermava all’altezza della gola e ciò che ne veniva fuori era solo un sibilo che si sovrapponeva al respiro di chi mi era accanto. Un respiro graffiato, profondo, come di un uomo in punto di morte…  

Decisi di voltarmi e lo feci molto lentamente. Mentre mi voltavo cercavo di convincermi che non avrei visto niente, tutto era sicuramente frutto della mia immaginazione, come la mano sotto il letto di poco prima.  

Quello che vidi invece mi paralizzò.  

Accanto a me c’era un uomo anziano, con un ghigno raccapricciante.  


Steso a pancia in su e con il viso rivolto verso me.

Mi fissava e sorrideva. Ma non era un sorriso benevolo quello. Non il sorriso di un dolce nonnino che vuole raccontarti una favola accanto al fuoco. Bensì un sorriso maligno, che nascondeva intenti maligni.

A quel punto qualcosa uscì dalla mia gola, un urlo…

Chiusi gli occhi. Aspettavo solo che quell’anziano uomo mi toccasse con la sua mano certamente resa gelida dalla morte che si insinuava in lui e iniziasse a strangolarmi.

Nessuno mi avrebbe sentito nel buio mentre morivo. E sarei morto lì, nella mia cameretta, a un passo dai miei genitori, dalla salvezza… era davvero arrivata la mia ora…

…e così presto.

Ma non accadde nulla. Anzi non sentivo più quel respiro.

Lentamente, molto lentamente, cominciai ad allungare una gamba di lato...

Aprii gli occhi.

Ero sveglio.

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